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Abbattimenti tra area flegrea e Ischia, monta la protesta: sit-in sotto il Comune di Napoli

Cresce la tensione attorno al protocollo firmato dal procuratore Nicola Gratteri e dal sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, che riguarderebbe l’abbattimento di circa 800 immobili tra zona flegrea e Ischia. Una decisione che sta sollevando forte preoccupazione e indignazione tra numerose famiglie coinvolte, molte delle quali denunciano il rischio concreto di ritrovarsi senza un tetto dopo decenni di sacrifici, pagamenti e attese.

A farsi portavoce del malcontento è l’associazione popolare “Casa Mia”, che ha annunciato per giovedì16, alle ore 9.00, un sit-in di protesta sotto il Comune di Napoli. A guidare la mobilitazione sarà il presidente dell’associazione, Domenico Esposito, insieme a Franco Ciotola e ai cittadini e nuclei familiari che contestano duramente la linea degli abbattimenti, in particolare quando si tratta, sostengono, di case di necessità.

Secondo i manifestanti, il provvedimento colpisce persone fragili e famiglie che nel corso degli anni hanno costruito le proprie abitazioni con enormi sacrifici, spesso in assenza di alternative abitative reali. Nel mirino della protesta ci sono non solo le demolizioni annunciate, ma anche quello che viene percepito come un tradimento istituzionale.

Ci stanno rubando dignità e tetto, ci stanno letteralmente buttando per strada”, denunciano i cittadini coinvolti, che parlano di una vera e propria emergenza sociale. Nel loro racconto emergono storie di anziani, bambini, disabili, malati, persone che rischiano di perdere improvvisamente la casa senza avere la possibilità concreta di trovarne un’altra.

Al centro della rabbia anche il rapporto con le istituzioni locali. I residenti ricordano che, nel tempo, hanno continuato a sostenere costi e tributi: condoni, Imu, tassa sui rifiuti, utenze e altre imposte. “Dopo 30 o 40 anni in cui abbiamo pagato di tutto e di più, adesso il risultato è che ci abbattono le case”, è il sentimento diffuso tra i partecipanti alla protesta. Un’accusa dura, che punta il dito contro uno Stato e un’amministrazione percepiti come pronti a incassare per anni, ma incapaci di offrire soluzioni abitative o percorsi di regolarizzazione sostenibili.

Particolarmente forte è anche la delusione nei confronti del sindaco Manfredi. Alcuni cittadini ricordano infatti che il primo cittadino avrebbe promesso attenzione verso il loro dramma abitativo. Oggi, invece, sostengono di trovarsi davanti a una scelta opposta, vissuta come una condanna sociale più che come un atto amministrativo o giudiziario.

La protesta si muove dunque su un doppio binario: da una parte la contestazione politica e istituzionale, dall’altra la richiesta urgente di umanità. I manifestanti respingono con forza ogni forma di criminalizzazione: “Non siamo delinquenti”, ribadiscono, denunciando il rischio che l’abbandono e la disperazione possano trasformare un dramma abitativo in una vera frattura sociale.

Per l’associazione “Casa Mia”, la questione non può essere affrontata solo in termini di legalità formale, senza tenere conto delle conseguenze umane. “Questa è una mattanza umana compiuta solo per esercitare potere sui deboli”, è una delle accuse più forti lanciate dal fronte della protesta, che chiede l’immediata sospensione degli abbattimenti e l’apertura di un tavolo serio sulle case di necessità.

Il sit-in di giovedì si preannuncia dunque come un momento di forte mobilitazione civile. I partecipanti chiedono risposte concrete, alternative abitative e soprattutto il riconoscimento di una condizione che, dicono, non può essere trattata solo come un problema burocratico o repressivo. Sullo sfondo resta una domanda che pesa più di tutte: dove andranno a vivere queste famiglie, se le loro case verranno abbattute?

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Roberta Luppino
Criminologa e giornalista, mi occupo di cronaca e approfondimenti. Giornalista enogastronomica e sommelier, racconto territori, prodotti e storie di cibo e vino. Conduco "Cotto&Ascoltato" su Radio Mehari.

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