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Plinio e la cultura classica non si toccano!

Mentre l’archeologo e scrittore Alessandro Luciano sta coordinando l’organizzazione dell’entusiasmante rassegna sul “Le Memorie del Comandante. Plinio da Como alla Campania”, che si terrà a Bacoli e a Castellammare di Stabia dal 22 al 24 ottobre, esce la notizia del giusto affondo del presidente dell’Accademia Pliniana Massimiliano Mondelli contro una Università degli Stati Uniti d’America che vuole “cancellare” la cultura classica dalle scuole e dalla società.

Pensate che il presidente dell’Accademia Pliniana sta facendo un appello per salvare la nostra Cultura classica.

E per questo motivo abbiamo pensato di unirci a lui e lo facciamo dalla città dove Plinio il Vecchio esalò gli ultimi sospiri.

Plinio il Vecchio il 24 agosto del 79 d.C. si trovava a Napoli quando si verificò una delle più grandi catastrofi della storia, l’eruzione del Vesuvio. Quel giorno il comandante della flotta romana di stanza a Capo Miseno, andò in soccorso agli abitanti di Stabia e da lì Plinio non fu più in grado di lasciare il porto e morì per le esalazioni del vulcano. Plinio il giovane nella lettera a Tacito dice “Già altrove era giorno, lì era notte: una notte più fitta e più nera di tutte le notti. Tuttavia la rischiaravano molte bocche di fuoco e varie luci.” Dopo 25 ore di eruzione e duemila morti, Ercolano, Pompei e gran parte di Stabia cessarono di esistere.

Storie come queste, per il neo “movimento” USA sarebbero da cancellare insieme a tutti gli studi classici e umanistici. Assurdo. Napoli è assolutamente solidale per la difesa della cultura classica e dell’eredità lasciata dal mondo greco e latino.

Questo “movimento”, partito dalla prestigiosa Università di Stanford e diffuso in particolare sulla costa Ovest degli Stati Uniti, è contro la necessità degli studi classici nelle scuole e nella società contemporanea.

L’ accusa principale è che questi studi veicolerebbero una visione parziale dei fatti umani, imponendo in maniera subliminale e surrettizia un «suprematismo bianco d’ ispirazione neocoloniale». Nei giorni scorsi anche Le Figaro ha pubblicato un appello firmato da studiosi francesi e italiani: “cancellare l’antichità dalla nostra cultura significa rinnegare l’umanesimo”.  Siamo d’accordo con il presidente dell’Accademia Pliniana che ne va del nostro futuro: «Se decidessimo di eliminare lo studio dei classici, ci condanneremmo all’ estinzione. Non c’ entra nulla il razzismo o lo schiavismo, anzi è il contrario, perché conoscendoli si riesce a evitarli. Coltivare la cultura dell’antichità significa difendere noi stessi e, inoltre, è un’ottima palestra per comprendere al meglio gli altri». E continua dicendo che «L’ alternativa è un mondo molto più arido, senza spirito critico. Peraltro, la contrapposizione fra sapere umanistico e scientifico è sbagliata. Basti vedere i personaggi della nostra città: Plinio, Volta o Giovio non comprenderebbero la distinzione».

Anna Russolillo
Napoletana, architetto specializzata in restauro dei monumenti alla Federico II di Napoli. Giornalista, collabora con il quotidiano “Il Roma”. Subacquea con all’attivo numerosi master in archeologia subacquea. E’ fondatore e presidente dell' associazione Villaggio Letterario. Da sempre coinvolta per studio, per lavoro e per passione nel mondo del turismo, dell'arte e dell’archeologia, ama ideare, organizzare, coordinare e realizzare progetti ed eventi culturali, sociali, scientifici e turistici. La Campania e la Sicilia sono le sue due patrie. Questi i suoi siti: www.annarussolillo.it - www.villaggioletterario.it - www.marefest.it - www.trofeomaiorca.it - www.librofest.it - www.roccocoofest.it - www.nolimitswinediving.it
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