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Le Terme Imperiali di Puteoli

Partendo da via Nicola Terracciano, nei pressi dell’ufficio postale di Pozzuoli, un viottolo porta alla proprietà privata dove si trovano i resti di un grandioso complesso termale imperiale del II sec. d.C., utilizzato e restaurato fino al IV secolo.

Conosciute erroneamente come “Tempio di Nettuno”, in realtà i magnifici resti riguardano un grandioso complesso termale, il più grande e monumentale dell’antica Puteoli.

Oggi è visibile la parte alta del complesso, disposto su più livelli, ed in particolare sono perfettamente visibili gli ambienti del frigidarium.

Le terme puteolane, cd Tempio di Nettuno, risultano essere tra i monumenti meno studiati della città, le strutture, molto ben conservate, sono sempre rimaste in vista, infatti la facciata settentrionale  compare  già in  un  disegno  del  Van  Cleve , della  metà del XVI secolo.

Solo alla fine degli anni ’70 è stato eseguito il rilievo scientifico di parte del monumento pubblicato poi nel 1981.

I resti delle terme sono disposti su più livelli lungo un pendio piuttosto ripido della collina, hanno il fronte rivolto al porto, in modo che il viaggiatore che veniva dal mare era quasi accecato dalla bellezza dello snodarsi dei marmi.

I bolli adrianei rinvenuti in loco datano l’impianto alla prima metà del II sec. d.C., e l’uso continuato delle terme è dimostrato dai diversi restauri effettuati in epoche successive fino al IV sec. d.C.

La pianta delle terme di tipo imperiale mostra la consueta successione calidarium-tepidarium-frigidarium-natatio.

Attualmente questi ambienti sono per la maggior parte interrati mentre i resti visibili riguardano  i livelli superiori e la parte posteriore dell’edificio, relativa all’area del frigidarium.

Le pareti visibili misurano 60m di lunghezza e 16m di altezza ca. e appartengono alla parete di fondo del monumento.

La grande sala, chiusa al centro da una grande abside, con ai lati numerose nicchie sicuramente accoglieva statue e vasi, oltre a fregi e archi di passaggio.
Nell’area del frigidarium sono visibili i resti di una serie di ambienti disposti sui due lati dell’abside, con volte alternate a botte e a crociera e con preziose decorazioni musive.

Dall’attuale livello di calpestio emergono solo alcune parti di arcate e volte di ambienti sottostanti mentre, purtroppo, buona parte degli ambienti termali non sono visibili perché ricoperti da strutture moderne.

Bibliografia:

P. Caputo, M. Pugliese, La via delle terme. Proposte di itinerari nell’area flegrea dall’antichità ad oggi, Napoli, Pironti, 1997;

F. Demma, IL “TEMPIO DI NETTUNO”, in Archeologia Classica, «L’ERMA» di BRETSCHNEIDER, Roma, 2006.

 

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Anna Abbate
Archeologa, consulente informatica e web design freelance. Nata a Napoli, si occupa dal 1971 di Information Tecnology dopo essersi formata alla IBM come Analista Programmatore. Dopo una vita vissuta nel futuro ha conseguito la Laurea Magistrale in Archeologia presso l’Università degli Studi “Suor Orsola Benincasa”. Divide il suo tempo tra la passione per l’informatica e la ricerca storica. Con alcuni amici archeologi ed antropologi ha fondato nel 2011 il “Gruppo Archeologico Kyme”, associazione di promozione sociale, della quale attualmente è presidente, organizzando giornate di valorizzazione e promozione del patrimonio storico-archeologico e delle tradizioni dedicate soprattutto alle scuole. Si occupa, in particolare di Napoli e del territorio flegreo. Ha pubblicato i libri "Da Apicio... a Scapece (Valtrend Editore, 2017), "Biancomangiare... il Medioevo in tavola" (Valtrend Editore, 2018).

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