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Ammore ‘e passione | La rinascita della poesia Napoletana

Ogni arte, a suo modo, ha saputo decantare la bellezza dell’amore e dell’erotismo. Passando dal nudo all’enfasi di un bacio. La poesia Napoletana, armoniosa e artisticamente poliedrica, ha saputo elaborare versi d’amore di una vibrante magnificenza, e versi erotici, sebbene talvolta usando espressioni molto esplicite.

Per questa ragione, la poesia erotica napoletana, non ha avuto un successo particolarmente elevato, per il grande uso di termini chiaramente spinti e fin troppo lascivi. Un grande spazio invece i poeti hanno riservato ai versi romantici, ove la ritmica della lingua napoletana ha saputo trovare agio per esprimersi in tutta la sua grandiosità.

Desidero riportare in questo articolo, alcuni miei componimenti inediti, dedicati all’amore passionale, e a una poesia erotica non molto spinta, ma che tocca appena il velo della focosità tutta napoletana.

‘E vase

I’ te vaso, tu me vase,

chi ce po’ fermà?

i’ me mengo e tu me dice trase,

lengua toia e lengua mia, che rarità!  

La sinuosità del bacio intrecciato nelle lingue, un’attesa, una richiesta, l’accettazione e il ricambio, in una poesia breve a rime alternate, che indirizzano immediatamente nel momento di un bacio.

‘Mpietto

‘Mpietto a te me cuccasse,

‘ncopp’’o seno ‘e curallo fino,

addò ‘o core mi’ ce lassasse,

pe’ te sentì sempe a me vicino.

Pietto ‘e rosa ca nun me faie arraggiunà,

me tiene ‘ncapa cchiù forte ‘e nu penziero,

ca manco si’ voglio riesco a scurdà,

e si’ po’ succede? Io no, nun ce crero. 

Il petto di una donna, così disarmante talvolta da restare impresso nella mente di un uomo, e in questi versi l’uomo non può fare a meno di tenere a mente questa meraviglia di natura, e quasi prova a dimenticarla, poiché tanto forte da non riuscire più a ragionare, ma alla fine prevale la paura di non poter più osservare sebbene nella propria immaginazione, tanta bellezza, e si aggroviglia nelle incertezze, lottando contro il dubbio, e non crede, non crede di poterlo dimenticare quel petto di gioia. Non deve tuttavia sembrare scorretto decantare la natura di una donna, la poesia e la poesia napoletana, ha il potere di armonizzare con delicatezza anche il lato più intimo, per usare un simbolo: può far apparire in un verso, l’inferno come il paradiso, ma solo per il gusto intrinseco di una innocente passione.

Vocca ca sapite vasà

Vocca ca sapite vasà,

purtateme luce ‘e stelle,

addò ‘a luce nun riesce ârrivà,

vuie ca site sango e i’ ca so’ pelle,

ianca e liscia ‘e nustalgia,

pe’ sti’ vase ca me stanno luntano,

e pe’ st’ammore ca nun trov’ ‘a via,

pe’ ve dà stu sciore ca mo’ tengo mano. 

La bocca è la porta attraverso il quale subentra la passione. Questa poesia a rime alternate, segue un racconto che non si smorza, lui desidera quella bocca che non riesce ad avere per una distanza che può sembrare un addio, o una separazione momentanea, ma comunque la desidera, quella bocca che porta luce dove luce non c’è, ossia, che porta il piacere lì dove il piacere non è vissuto da un dato tempo. E quest’amore che non riesce a tornare, per prelevare il fiore che attende di essere offerto da una mano così fervente, qui il fiore è simbolo della natura maschile.

Si’ fusse

Si’ fusse na fella ‘e torta,

te magnasse cu priezza,

chiano chiano senza fretta,

cu passione e cu dolcezza.

E si’ fusse na fella ‘e mellone,

nun ‘o ssaccio che facesse,

friddo friddo te vulesse,

‘ncoppa ‘a seggia d’’o balcone.

Ah si’ fusse ‘a mia 

quanti ccose te facesse! 

cu nu vierse ‘e na poesia,

dint’ ’o core te tenesse.

Chiudo questo articolo, con una simpatica poesia che ha come tema la freschezza di un amore simboleggiato dalla dolcezza di un frutto e di una torta. L’amore è anche gioco, il gioco della sensualità, e la passione che è figlia del buon sangue, trova negli uomini della nostra terra, dei degni giocatori. La poesia napoletana è passionale perché Napoli è nata dal fuoco e dal sangue, qui sappiamo bene amare, qui il sangue è poesia.

Un ringraziamento ai gentili lettori, e al prossimo articolo. 

Ivan Tudisco
Ivan Tudisco
Ivan Tudisco, nato a Napoli l’8 luglio 1980. Dopo aver conseguito il diploma di perito informatico, e aver frequentato la facoltà di Filosofia, ha svolto diversi ruoli in ambito professionale, spostandosi nelle varie regioni Italiane. Da oltre dieci anni fa parte di una Onlus, la San Mattia, un’associazione attiva nel volontariato e nell’ambito Cattolico giovanile. Da due anni si occupa di assistenza sanitaria. La sua passione letteraria inizia nel 2007 con la prima pubblicazione di una raccolta di versi in Italiano, edita da una casa editrice siciliana. Seguiranno pubblicazioni varie di poesie su diverse antologie nazionali di poeti emergenti, e su riviste quali: Poeti e poesia. Seguirà la pubblicazione di una raccolta di poesie in lingua napoletana, la prima, pubblicata a sue spese nel 2014, e una raccolta di poesie in Italiano, pubblicata da una editrice romana nel 2016. Dalla poesia è passato alla narrativa, e ha all’attivo due racconti brevi, pubblicati, il primo: Gli ultimi, da una casa editrice romagnola nel 2017. Nel 2018 in una raccolta di racconti ispirati su Napoli, edita da una editrice Romana, venne pubblicato il secondo: Accadde a Napoli. Sempre nello stesso anno, ha pubblicato un racconto natalizio: Il sogno di Natale, tuttora acquistabile sui vari circuiti online, quali Feltrinelli, Amazon e Mondadori. Nel dicembre del 2019, è stata pubblicata una sua favola: Il cervo e il fiume, all’interno di una raccolta nazionale edita da una editrice pugliese: Apollo edizioni.

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