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L’anno zero della Pubblica Istruzione | Riflessioni di fine anno di Ciro Biondi

L’anno che si sta per chiudere è stato quello della lunga, e vana, attesa del mondo della scuola. La Pubblica Istruzione è tra gli argomenti più dibattuti in Italia perché interessa milioni di famiglie e lavoratori; al sistema scolastico sono collegati svariati interessi economici e sociali. Eppure, in tv come sui grandi giornali, molti degli esperti che ne parlano non sono mai entrati in un edificio scolastico: il più delle volte chi parla della scuola è un osservatore esterno. Questo da un lato può essere considerato un bene, perché consente una valutazione oggettiva dei risultati di un settore molto delicato. Ma dall’altro lato, senza un’attenta attenzione delle “voci di dentro”, si corre il pericolo di edificare un’idea dell’istituzione scolastica che non ha nessuna aderenza con la realtà.

Intanto i problemi “antichi” della scuola italiana non sembrano essere nell’agenda politica. Quiete prima di radicali cambiamenti? O l’ennesimo tempo sprecato in attesa di una riforma vera che non ci sarà? Un silenzio assordante quello dell’attuale Governo, soprattutto in confronto all’iperattivismo di Lucia Azzolina quando guidava il ministero di viale Trastevere.

Mancano strumenti per studenti e insegnanti. E mancano insegnanti. In una parola mancano risorse per la scuola e soprattutto la volontà di investire nelle nuove generazioni e nel futuro del Paese. Tra i motivi che hanno portato i sindacati della scuola a scioperare lo scorso 10 dicembre c’è stata la mancanza di risposte in merito alla stabilizzazione dei docenti.

Migliaia di docenti sono attesa di due concorsi indetti nell’estate del 2020 quando il Governo Conte indisse lo “Straordinario”, l’”Ordinario” e l’”Abilitante”. Il primo è stato l’unico che si tenuto: le prove si sono svolte nel pieno della pandemia e il 1°settembre scorso sono entrati in servizio 32mila docenti. Del cosiddetto “Ordinario”, più volte rimandato, non si sa nulla. I candidati si stanno chiedendo da mesi: ci sarà la preselettiva? Come si terranno le altre prove?

Infine c’è il concorso “perduto”, l’”Abilitante”, di cui ormai da tempo si sono perse le tracce. Si tratta di un concorso fondamentale e senza spese per lo Stato. Molti docenti sono da anni precari senza nessuna garanzia per il loro futuro. Persone che hanno deciso di impegnarsi nella scuola rinunciando a carriere e ricorrendo, spesso, a notevoli sacrifici lavorando a centinaia di chilometri di distanza da casa e dalle famiglie. Il concorso garantirebbe l’abilitazione che consentirebbe a molti con esperienza sul campo di ottenere con più tranquillità le eventuali supplenze lunghe. E garantirebbe maggiore formazione in entrata ai docenti che, seppure con titolo ed esperienza sul campo, potrebbero seguire un percorso di preparazione universitario. Infine, soprattutto per l’infanzia e la primaria, e ci sono le lunghissime liste di attesa di docenti vincitori dei concorsi precedenti. 

La mancanza di docenti di ruolo e la mancanza di docenti abilitati rende estremamente precario ogni inizio di anno. Alcune scuole, ancora a dicembre, non hanno ancora in organico gli insegnati di alcune materie. Ciò provoca enormi problemi al normale andamento scolastico di migliaia di alunni che si trovano, nella migliore delle ipotesi, con docenti diversi ogni anno e con la necessità, pertanto, di uno sforzo maggiore per raggiungere un rapporto ottimale tra discente e alunno.

Quali novità per la scuola negli ultimi anni? Sicuramente il carico burocratico che richiedono tempo e risorse sottratte alla preparazione delle lezioni e allo svolgimento dell’attività didattica. Un carico di carte (sì, spesso molti di questi documenti richiedono letteralmente l’uso chili di carta) che aggravava l’andamento didattico.

La fragilità del sistema scolastico si legge anche con la mancanza di strumenti adatti in ogni scuola per l’adeguato funzionamento delle attività didattiche quotidiane. Non tutte le aule sono dotate di lim o smart board. E non tutti gli istituiti, specie i professionali e i tecnici, sono forniti di attrezzature adeguate nei laboratori.

Una possibilità di svolta era attesa con i primi bandi destinati all’Istruzione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Al momento però si tratta di risorse destinate principalmente all’edilizia scolastica. Un buon segno, ma sempre troppo poco rispetto alle necessità dell’intero comparto.

Articolo pubblicato su Corrier#Magazine, numero 6, pagina 10 e 11 scarica qui il numero completo

Ciro Biondi
Giornalista, scrive prevalentemente di attualità, sociale, cultura, turismo e ambiente. E' responsabile dell'Ufficio Comunicazione della Caritas Diocesana di Pozzuoli. Ha collaborato con quotidiani e periodici. E’ specializzato in comunicazione sociale e istituzionale. Si è occupato di uffici stampa ed è presidente dell'associazione di promozione sociale Dialogos. Con le scuole e le associazioni promuove incontri su legalità, volontariato, solidarietà tra i popoli, dialogo tra le religioni e storia. E' laureato in Lettere con una tesi in Storia Medievale. E' docente di scuola statale secondaria di secondo grado. Ha ottenuto vari riconoscimenti per l'attività giornalistica. Per il suo impegno sociale, culturale e professionale nel 2013 il Capo dello Stato lo ha insignito dell'onorificenza di cavaliere della Repubblica.
http://www.cirobiondi.it

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