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Allegorie e simboli nella Livorno e nella Napoli esoterica

Il 30 ottobre del 2020 nei locali del Caffè letterario di Livorno, ‘Le Cicale operose’ di Maristella Diotaiuti e Federico Tortora, luogo di incontri artistici e letterari, avvenne una felice conversazione sul tema ‘Livorno e Napoli esoterica’. Riproduciamo per ‘Qui campi flegrei’ l’articolo intero diviso in più parti per renderne  più godibile la lettura, riprendendo con questo articolo la felice collaborazione con ‘Qui campi flegrei’   nella rubrica ‘Storia della Campania antica e moderna’ e ringraziando ancora ‘Le cicale operose’ per la loro gentile ospitalità.  

Vincenzo Crosio, storico della conoscenza

Nel 1438 per Firenze, per la Toscana, per l’Italia e per l’Europa accadde qualcosa di enorme sul piano culturale e politico. Giorgio Gemisto Plètone, al seguito dell’Imperatore di Bisanzio Giovanni VIII, partecipò al Concilio di Basilea, Ferrara e Firenze per promuovere la riunificazione della Chiesa d’Oriente e quella d’Occidente, come consigliere-filosofo dell’Imperatore stesso. Un suo probabile ritratto è conservato nella Cappella dei Magi di Palazzo Medici Riccardi a Firenze ed è un ritratto attribuito a Benozzo Gozzoli nel corteo di Lorenzo de Medici di Benozzo Gozzoli stesso. Nella memoria che ne fa Marsilio Ficino pare che Cosimo dei Medici il giovane rimase molto colpito dal pensiero neoplatonico di Gemisto Pletone che tenne in Firenze discorsi su Platone, sugli Oracoli caldei, l’altra parte dell’insegnamenti esoterici che comprendevano il Corpus Hermeticum e gli Oracoli Sibillini, già noti all’Occidente come corpo di Insegnamento della Gnosi, che tendenzialmente unificava quella che era nota come ‘Prisca Theologia’, cioè filosofia platonica, pitagorica, ermetica, sapienziale egizia, zoroastriana, del primo Cristianesimo (Apocalisse di Giovanni, i vari Vangeli Apocrifi, testi evangelici della Chiesa Maronita e Siriaca), dell’Alchimismo profetico ebraico e alessandrino, l’esoterismo biblico introdotto per opera di Filone di Alessandria, nella esegesi biblica. Anche Mosè fu associato in questa rassegna alchemico sapienziale, come il primo profeta e taumaturgo dell’antichità. E’ particolarmente interessante che nel Duomo di Siena ci sia questa doppia identificazione di Moshè con Ermete Trimegisto, con l’intarsio del pavimento a lui stesso dedicato, che si diceva essere l’autore del Corpus Hermeticum, portato in Italia da Leonardo da Pistoia e consegnato poi a Cosimo, che lo fece tradurre dal greco in latino da Marsilio Ficino per ordine di Cosimo stesso. Era da tempo nata l’Accademia Fiorentina, che voleva essere la rifondazione della Accademia platonica d’Atene in Firenze cui parteciparono, cui aderivano tra gli altri Nicolò Cusano, Marsilio, Ficino e Pico della Mirandola. In questa ‘Prisca Theologia’ non era estranea nemmeno la lettura allegorica anticotestamentaria e della recente Qabbalah di ispirazione provenzale e spagnola, ad opera di un umanista ebreo Jeuda Leone Ebreo, autore de i Dialoghi d’Amore ispirati al Convivio di Platone, che finì per influenzare proprio Marsilio Ficino, Niccolò Cusano e Pico della Mirandola, che di fatto vennero classificati come fondatori della Cabbala cristiana. Insomma tutto sembrò prendere corpo come risposta all’Aristotelismo scolastico e tomistico, cui la Chiesa di fatto teologicamente aveva aderito. Il Rinascimento umanistico ed artistico virava verso ciò che fu l’eretismo delle corti principesche, della lettura antico testamentaria degli episodi del Genesi e dei principali libri del Pantateuco. Ne sa qualcosa Michelangelo Buonarroti, che nella Cappella Sistina, ne farà il suo Manifesto programmatico, ai limiti tra teologia eretica e apocalittica, zeppa di Sibille, Minosse legato alla proto sapienza cretese e in qualche modo eroe fondatore della religione ctonia anticogreca, arcangeli prototestamentari e scene di adamitiche verità.

 Di questa allegoria ermetica e sapienziale è come dire celebrazione viva l’opera di Botticelli nella sua Primavera, ove Venere e Mercurio hanno questa doppia collocazione, neoclassica e ermetica, come incontro tra Sapienza ed Eros. Questa è la sophìa, la Gnosi, la sapienza antica-compresa la Qabbalah profetica che la chiama Chokmah, compresa l’alchimia- che unisce i due principi maschile e femminile perché poi ne nasca un terzo, che poi ne unisce un quarto e un quinto che è appunto la Quinta-essenza, l’Amore universale. Come linguaggio della rinascita e della sapienza antica, neo pagana, del resto già presente nella tradizione medievale e ripresa con sottigliezza estrema in quel raffinatissimo affresco di Leonardo da Vinci dell’Annunciazione ora alla Galleria degli Uffici dove il libro della Sapienza è ancora coperto dal velo, nascosta, non disvelata, in un’apoteosi di simboli neopagani ed ermetici nel supporto della Maria. Come in un’altra Annunciazione di Andrea della Robbia in Arezzo, in cui è ancora più chiara in questo ’tavolino’ ermetico, gli elementi della trasmutazione spirituale cui tende e la Gnosi, e la Sapienza della Qabbalah, e la forgia alchemica, la pietra filosofale. Cioè il vaso, i cinque gigli ed il libro aperto sul grembo di Maria.

Vincenzo Crosio
Vincenzo Crosio è nato a Napoli nel ‘50. È scrittore, poeta, saggista. È stato rettore del Seminario teologico politico di Salsomaggiore Istituto Sobozan, Fudenji. insegnante relatore all'Istituto Filosofico di Napoli, specializzato nella Interpretazione dei testi antichi tra Oriente ed Occidente. È stato editorial board di Scienze e ricerche, su cui ha pubblicato saggi di epistemologia semantica, antropologia e filosofia, tra cui importantissimi contributi sulla civiltà della Campania antica e dei Campi Flegrei.

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