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Napoli abbandona le fiere. Al collasso il settore fieristico campano

Dopo mesi di colloqui, proposte, progetti ed ipotesi di rilancio avanzate dalle Fiere Associate, cala il silenzio più buio e preoccupante sul comparto fieristico campano, motore di straordinaria visibilità per le produzioni, i servizi e il turismo di Napoli e della Campania. Asset strategico per il rilancio post Covid, come riconosciuto in tutta Italia, tranne che a Napoli.

Fermi da quasi 2 anni (le ultime edizioni di moltissime fiere si sono svolte nel 2019), gli organizzatori hanno iniziato, già dallo scorso aprile 2020, a proporre soluzioni per superare la crisi.

Il Sindaco de Magistris fu il primo a rispondere che “avrebbe impegnato l’amministrazione” in considerazione della straordinaria importanza del comparto fieristico. Invece, dopo un altro confronto avuto a metà agosto, e numerosi solleciti da parte degli organizzatori, che hanno anche incontrato più volte l’ex Vice Sindaco Panini e l’Assessore Galiero, il Comune di Napoli scompare e non risponde più, non pone in essere alcuna azione per salvare le fiere, non impegna la propria partecipata Mostra d’Oltremare (principale quartiere fieristico regionale, di cui il Comune detiene il 70% del capitale assieme alla Città Metropolitana, e di cui nomina Presidente e Amministratore Delegato) e abbandona il mondo delle esposizioni, costrette così a cercare casa (e padiglioni) altrove. E mentre è chiaro l’abbandono delle fiere strutturate all’interno dei padiglioni della Mostra, nulla ancora è dato sapere circa la annunciata delibera di riduzione straordinaria dei canoni locativi di altri spazi, si veda lungomare, Castel dell’Ovo e altre location comunali similari.

La Mostra d’Oltremare, che vanta un bilancio 2019 chiuso con 3 milioni di utile netto, non ha ancora coordinato il calendario delle fiere, e non ha accolto nessuna delle richieste degli organizzatori, mostrandosi insensibile alle difficoltà del comparto, che comprende anche gli espositori e i visitatori. Da motore di sviluppo attivo che avrebbe dovuto agire in prima linea per tutelare le fiere e rilanciarle per il futuro, lottando al fianco degli organizzatori (i suoi principali clienti che ne sostengono il fatturato) ed anzi anticipandoli, la Mostra invece si pone in attesa degli sviluppi, non prestando attenzione a molte delle più importanti fiere ospitate, a pagamento, nei suoi spazi.

La Regione Campania, solo nella persona dell’Assessore Marchiello, ha acceso un barlume di speranza ad agosto scorso, poi svanito nel nulla. Eppure la Regione ha la competenza legislativa sulle fiere dal 2001 ma, al contempo, la Campania è l’unica regione in Italia a non avere alcuna Legge in materia fieristica. E, nell’attesa, si sta facendo superare da regioni limitrofe come Lazio e Puglia che minacciano di assumere così il ruolo di protagoniste delle fiere del centro-sud Italia, il cui primato fino al 2019 era di Napoli.  

Un impegno c’è stato, ma per ora solo dichiarato, da parte del Presidente della Camra dio Comercio di Napoli, Ciro Fiola, nella sua qualità di presidente di UnionCamere Campania. Ha sempre sostenuto di voler salvare il comparto fieristico, come peraltro nelle prerogative dell’ente camerale, ma unitamente agli enti locali. Buone intenzioni, quindi, cadute nel vuoto.

Con l’avvio delle vaccinazioni e l’avvicinarsi della primavera, si poteva e doveva iniziare la pianificazione per la ripresa delle fiere. Tantissimi eventi stanno programmando le proprie date in Italia ed all’estero, a partire dal prossimo maggio-giugno, supportati dalle Regioni, dalle Istituzioni locali e dagli enti camerali. Tutti pronti a usare le fiere e il loro straordinario volano di visibilità per le imprese territoriali, per l’indotto che le stesse producono, per i flussi economici e turistici che recano ai territori in cui si svolgono.

A Napoli ed in Campania, gli oltre 150 milioni di indotto economico che ricadeva sul territorio ogni anno fino al 2019, grazie alla realizzazione delle fiere ed al lavoro degli organizzatori fieristici, sembra non interessare più, almeno agli Enti Locali ed alla Mostra d’Oltremare.
Il comparto fieristico napoletano e campano può morire definitivamente, e con esso gli oltre 3.500 addetti.

“Prima di scomparire definitivamente” sostiene Luciano Paulillo, Presidente di Fiere Associate (che racchiude, tra gli altri, Aestetica, Fiera del Baratto e dell’Usato, Comicon, EnergyMed, TuttoPizza, VitignoItalia, Antiquari in Mostra, Siferr, TuttoHotel, VideoGameShow, 442 La fiera del calcio, Vebo) “sollecitiamo con quest’ultimo tragico grido di allarme le Istituzioni locali a dare risposte positive e concrete, e ad agire subito. Dai prossimi giorni mobiliteremo l’intero comparto, composto dagli imprenditori che investono privatamente nell’organizzazione delle fiere, dagli allestitori, dagli albergatori, dai fornitori tecnici, dai ristoratori, dalle società di hostess e steward, dalle agenzie pubblicitarie, dai tour operator e agenzie di viaggi, dalle imprese di affissionistica e così via. Non possiamo credere che Comune, Regione e Camera di Commercio vogliano farci fallire come dimostrato finora con tante promesse e nessun fatto, che vogliano far scappare le fiere da Napoli e dalla Campania e così far fallire anche le sedi fieristiche, a partire dalla Mostra d’Oltremare. Dovranno spiegare alle nostre famiglie, ma anche alle imprese espositrici, alle centinaia di migliaia di visitatori e operatori professionali che ogni anno fruivano delle nostre fiere, le motivazioni per cui stanno regalando un intero comparto alle regioni limitrofe, invece di tutelarlo e valorizzarlo a tutto e unico vantaggio di Napoli e della Campania”.

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Redazione
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