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Palmira Scalise Fazio, la poetessa calabrese che amava i Campi Flegrei. Il ricordo del figlio Roberto | Gli articoli di Vincenzo Giarritiello

Per anni mi sono onorato dell’amicizia del professor Roberto Fazio (nato a Carlopoli in provincia Catanzaro il 1933 e deceduto a Pozzuoli nel 2007). Fu il mio insegnante di educazione fisica al biennio alla fine degli anni settanta. Anni dopo ci ritrovammo a una festa di amici a casa sua: era il papà della fidanzata, poi divenuta moglie, di un mio carissimo amico. Da allora tra di noi nacque una bella amicizia che si consolidò nel tempo, nonostante ci separasse una notevole differenza di età. Era un piacere andarlo a trovare nella sua splendida villa al Parco Ortodonico per trascorrere qualche ora insieme, conversando di poesia e letteratura, o semplicemente per chiacchierare del più e del meno, sorseggiando un bicchierino di whisky o di tequila. 

Quando arrivavo, dopo avermi accolto alla porta con l’immancabile sorriso, mi faceva strada nell’enorme ed elegante studio dalle pareti tappezzate di diplomi pergamenati celebranti il valore poetico della madre, la poetessa Palmira Fazio Scalise (nata a Castagna, Catanzaro nel 1894 e deceduta a Quarto nel 1984). In un angolo, una foto autografata di D’Annunzio con dedica alla madre con cui il vate tenne un breve carteggio quando lei era giovane incoraggiandola nel continuare a scrivere versi.  

Dopo esserci accomodati alla scrivania, iniziavamo a parlare. Quasi sempre era lui che esordiva chiedendomi come avessi trascorso la giornata e come stessero mia moglie e i ragazzi. 

Una sera mi disse che aveva iniziato ad archiviare nel Pc tutto il materiale relativo all’attività artistica della madre; che era sua intenzione scannerizzare le foto, i documenti dell’epoca, gli articoli di giornali di cui era in possesso e tutte le opere che aveva pubblicato in modo che di lei restasse memoria, non solo tra coloro che avevano avuto il piacere di conoscerla ma in tutti, soprattutto nei giovani verso i quali sia lei che lui nutrivano un profondo rispetto. 

Il professore ci teneva molto ché a Pozzuoli e ai suoi abitanti restasse un ricordo di quella donna la quale al capoluogo flegreo aveva dedicato il poema Pozzuoli Canta: vagabondaggio virgiliano, e che da giovane tanto si era spesa perché alla figura femminile fosse finalmente riconosciuto il ruolo che meritava, conquistandosi l’appellativo di femminista ante litteram. Questo fu il leitmotiv che nel 1918, in piena prima guerra mondiale, indusse Palmira a scrivere la sua prima opera IL DOVERE DI UNA DONNA NELL’ORA PRESENTE. A riguardo Nuccia Fratto Parrello nel suo saggio PALMIRA FAZIO SCALISE “POETESSA SILANA” e altre voci di Calabria, Ursini Edizioni, scrive: Si tratta di un lungo e veemente messaggio a tutte le italiane soprattutto insegnanti, perché facciano la loro parte in un momento così grave per la Nazione.

Il riferimento alle insegnanti non è affatto casuale: la Scalise Fazio insegnò alle scuole elementari per ben quarantatré anni. Tuttavia Roberto, il suo unico figlio al quale dedicò Pozzuoli Canta – A Roberto/fiore del mio caldo sangue/offro il fiore del mio spirito – mi raccontò che, quando ancora vivevano in Calabria, la sera, dopo cena, terminato di sistemare la cucina, la madre accoglieva nel salotto di casa i contadini per insegnargli a leggere e scrivere gratuitamente. Al figlio piccoletto che le chiedeva perché lo facesse, rispondeva: “è dovere di chi ha dare a chi desidera crescere ma non ha i mezzi per farlo: la conoscenza è fonte di libertà!

Queste parole segnarono il cammino professionale di Roberto che amava operare in contesti sociali difficili in quanto riteneva che fosse lì, in quegli ambienti a rischio, che un educatore dovesse svolgere il proprio servizio al fine di deviare dalla cattiva strada il maggior numero possibile di ragazzi.

Seppure a Pozzuoli, che l’accolse quando nel 1948 si trasferì a Napoli per seguire il marito nominato primo segretario comunale a Quarto, la poetessa abbia dedicato un poema, la sua massima opera è IL MONASTERO DI CORAZZO dove narra la storia dell’omonimo monastero: dopo averla ascoltata da bambina raccontare dal padre nelle notti di inverno raccolta attorno al fuoco del camino insieme ai suoi fratelli, nel tempo nacque in lei la voglia di saperne di più sul monastero e su quanti lo avevano abitato. Affascinata da quei racconti pregni di colori e profumi caratteristici della Calabria, la poetessa dà il via alla storia in uno splendido tramonto silano immerso nella natura. 

Un’altra frase della madre che il professore mi ripeteva spesso quando, parlando dei laboratori di scrittura per ragazzi che all’epoca tenevo in una libreria di Pozzuoli, mi rimprovera perché, a suo dire, non mi facevo la dovuta pubblicità, era: il sole scalda solo chi si offre ai suoi raggi.

La produzione artistica della Scalise Fazio è imponente: IL DOVERE DELLA DONNA NELL’ORA PRESENTE, 1917; L’ANGELO DELLA CARITÀ (novella), 1919; LA FIGURA DI CRISTO NELLE SCUOLE, 1924; GARIBALDINO (commedia), 1941; GIORGIO SCANDERBERG (commedia), 1942; IL MONASTERO DI CORAZZO, 1962; TORNERÒ (elegia), 1962; UN ARALDO DI POESIA, 1964; POZZUOLI CANTA, 1964; LA GLORIA DEGLI ALBERI; LA POESIA DI D’ANNUNZIO; RACCOLTA DI LIRICHE; L’ULTIMA BRIGANTESSA, 1970.

In quest’ultima opera, scritta quando era ormai anziana, la poetessa raccontò le gesta di Rosangela Mazza, brigantessa che aveva conosciuto da bambina. Scrive la Fratto Parrello: Palmira torna a quel ricordo per raccontare una storia vera, nella quale si intrecciano mesti sentimenti che si ammantano del colore del passato.

Raccontandomi della madre e di quando compose Pozzuoli Canta, Roberto mi narrò con nostalgia quando la mattina l’accompagnava all’acropoli di Cuma e la lasciava lì da sola per poi ripassarla a prendere nel tardo pomeriggio. Fu in quei momenti passati in solitudine tra le antiche pietre che Palmira compose Pozzuoli Canta. Ricordando quelle giornate, Roberto sorrideva affermando: ho sempre pensato che mamma in quel luogo entrasse in trance; riuscisse a mettersi in contatto con la sibilla e a comporre guidata da Lei

A trentasei anni dalla scomparsa della poetessa e a tredici da quella di Roberto, i nipoti Palmira e Vittorio, entrambi figli del professore, sono attivamente impegnati di accordo con le istituzioni comunali di Pozzuoli affinché la memoria della loro illustre ava non cada nell’oblio. 

Il covid 19 ha imposto un drastico veto che speriamo venga riposto quanto prima.

Vincenzo Giarritiello
Vincenzo Giarritiello
Nato a Napoli, ma da oltre vent’anni residente a Pozzuoli, Vincenzo Giarritiello alterna all’attività di scrittore quella di giornalista per passione. Nel 1997 ha pubblicato “L’ultima notte e altri racconti” e nel 1999 “La scelta”. Nel 2017 ha ristampato “La scelta” e nel 2018 ha pubblicato il romanzo breve “Signature rerum” ambientato nei Campi Flegrei. Nel 2019 ha stampato “Le mie ragazze rom scrivono” e “Raggiolo uno scorsio di paradiso in terra”. Nel 2020 ha editato la raccolta di racconti “L’uomo che realizzava i sogni”. Ha pubblicato con le Edizioni Helicon il romanzo “Il ragazzo che danzò con il mare”. Ha collaborato con le riviste online “Giornalewolf.it” e “Comunicare Senza Frontiere”; con quelle cartacee “Memo”, “Il Bollettino Flegreo”, “Napoli Più”, “La Torre”. Fino al 2008 ha coordinato laboratori di scrittura creativa per ragazzi a Pozzuoli e all’Istituto Penitenziario Minorile di Nisida. Attualmente collabora con l’associazione culturale Lux in Fabula con cui ha ideato la manifestazione “Quattro chiacchiere con l’autore”. Nel 2005 ha attivato il blog “La Voce di Kayfa” e nel 2017 “La Voce di Kayfa 2.0”. Dal 2019 è attivo il suo sito www.vincenzogiarritiello.it
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