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Il magico, il rituale e la logica combinatoria in Giovanni Battista Della Porta. I Parte

Riprendiamo con questo articolo “Il magico, il rituale e la logica combinatoria in Giovanni Battista Della Porta” a trattare un argomento, il simbolismo religioso a Napoli tra sensismo e magia, che caratterizza ancora adesso, per larghi tratti, le credenze e la religione popolare dei Napoletani.

Dunque il magico, il rituale e la semantica dell’occulto appare inaspettatamente in Occidente nelle corti signorili d’Europa intorno e durante e dopo il Rinascimento e nei modi meno prevedibili. Riguarda tutto lo scibile, tutti gli stili, tutte le forme in qualche modo gli uomini di quel tempo si esprimano. Persino la matematica è vista da Leone Battista Alberti e da Pico della Mirandola come cifra speculare di un altro mondo: il visibile denota l’invisibile e viceversa come il numero finito denota il numero infinito. E questo è per i mistici cristiani, ma ebrei e musulmani il senso da dare al linguaggio cosmico, come quello naturale e fisico, come quello geometrico e matematico: persino il nome di Dio non è in realtà il vero nome di Dio. La realtà dei nomina nasconde la realtà dell’innominabile. Le virtù angeliche transitano come biosfere cognitive tra l’universo creante e l’universo creato sotto forme di idee geometriche, platoniche e pitagoriche. E’ nella fattispecie un ritorno del paganesimo neoplatonico inscritto in una visione messianica del mondo: la speranza del nuovo mondo è nel ritorno di un antico privilegio dell’uomo divino: la sapienza teologica, la  prisca theologia di sibillina memoria, orfica, se vogliamo tantrica, di una umanità che si esprime con formule paradigmatiche occulte e sapienziali. Questa tradizione che coinvolge Mosè, Ermete Trimegisto, la Cabbalà cosmogonica e dei numeri che giocano a fare il mondo secondo le dieci sefiroth (Emanazioni divine), l’alchimia dei colori e dei tessuti, ma della luce come, delle forme delle piante, Pitagora e Platone, e un ricordo leggendario e popolare dell’epopea di Cristo attraverso i vangeli gnostici, serve da arco che scaglia le frecce contro il Monismo scolastico e tardo aristotelico di San Tommaso d’Aquino, il massimo regolamentatore di tutte le questioni teologiche con la sua Summa teologica.

Ad uno ad uno cadono i baluardi  della filosofia aristotelica che aveva fatto da fondamento alla costruzione medievale di un recinto ideologico: il castello e la corte papale. Le favole di Re Artù e mago Merlino, Tristano e Isotta, con esorcismi papali, Angelica e i Mori, e la grande avventura di Dante Alighieri che geometrizza l’Inferno , il Purgatorio e il Paradiso secondo una spirale volumetrica a conchiglia che innalza asceticamente l’uomo dall’ inferno bestiale al paradiso, nirvana della mente , che graziosamente, come un irraggiamento divino (gratia sive radius scrive in una lettera a Cangrande della Scala), contempla il Dio della Luce. Ma anche le grandi scuole di pensiero di Alberto Magno,  Guglielmo di Occam,di Tommaso d’Aquino.

Il mondo appare letteralmente capovolto, come se l’antico , che diventerà moderno, prendesse la sua rivincita sul presente presentandosi come l’Evento : la prospettiva geometrica di Brunelleschi e di Piero della Francesca è una prospettiva simbolica. La prima descrizione geometrica della visione, dell’occhio che guarda il mondo è simbolica. Coinvolge l’ interno , il piano visivo su cui si fissa un’immagine e ciò che appare oltre il veduto, possibilmente in uno spazio a tre dimensioni.

E’ di un matematico platonico e pitagorico, Leon Battista Alberti la descrizione di questa esperienza

come occhio che guarda come da una finestra.(vedi rappresentazione n1). Ma è anche lui che crede che questa meraviglia, ciò che appare come evento meraviglioso sia il simile, anche matematicamente, l’omologo dell’universo intero. Questo è il senso di “ magico”. Ciò che appare come una magia della natura. Dunque il mago è un sapiente, filosofo, matematico architetto, chimico alchemico,interprete e persino sacerdote (custode del sacro) secondo una tradizione antica, caldea, aruspicina, che faceva di Talete un sapiente alla stregua di Mosè o di Orfeo , incantatore delle fiere, che conoscono l’umano e il divino , la geometria come gli eventi cosmici o  infernali.Come Pitagora , i cui allievi sono matematici, sacerdoti, monaci e cultori di religione orfica e misterica. Virgilio è ritenuto nelle cronache medievali, un mago, uno cioè che conosce il misterico e il rituale che fa accedere gli uomini al divino, il ramo d’oro. Ma anche colui il quale aggiunge alla sapienza antica, sostanzialmente profetica e divinatoria, un’ars mathematica. Una capacità di sintesi  e di combinazione matematica, cioè pitagorica e orfica.

Per questo è scelto da Dante come guida e dai Napoletani a Santo protettore insieme con Gennaro fino a tutto il Medioevo avanzato. Almeno fino al momento in cui entrano in scena i nuovi maghi – sapienti come il napoletano G.B. Della Porta,come Cornelio Agrippa, come Gerolamo Cardano,Gilbert Moore o Fludd sospettati tutti più o meno di stregoneria.

Vincenzo Crosio
Vincenzo Crosio
Vincenzo Crosio è nato a Napoli nel ‘50. È scrittore, poeta, saggista. È stato rettore del Seminario teologico politico di Salsomaggiore Istituto Sobozan, Fudenji. insegnante relatore all'Istituto Filosofico di Napoli, specializzato nella Interpretazione dei testi antichi tra Oriente ed Occidente. È stato editorial board di Scienze e ricerche, su cui ha pubblicato saggi di epistemologia semantica, antropologia e filosofia, tra cui importantissimi contributi sulla civiltà della Campania antica e dei Campi Flegrei.

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