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La partita più importante Marc Cucurella la gioca fuori dal campo

La vittoria della Spagna agli ultimi campionati del mondo di calcio non ha soltanto un valore sportivo e politico – la Spagna è stata uno dei pochissimi Paesi occidentali a condannare con forza quanto sta accadendo a Gaza e a opporsi alla prepotenza economica, politica e militare di Trump –, ma racchiude anche un forte valore sociale grazie alle storie di integrazione delle famiglie di alcuni suoi calciatori, primo fra tutti Lamine Yamal. Tuttavia, quella che più di tutte ha scosso le coscienze dell’opinione pubblica è la storia di Marc Cucurella e di suo figlio Mateo, affetto da un disturbo dello spettro autistico.

A causa di questa situazione, quando una squadra si interessa di lui, prima di accettare il trasferimento Cucurella, insieme alla moglie Claudia, valuta se nel luogo in cui dovrebbe vivere esistano scuole e strutture in grado di garantire a Mateo l’assistenza di cui ha bisogno.

Pur svolgendo un’attività e conducendo una vita che in tanti gli invidiano, il dramma di Cucurella ci insegna che, nella vita, i soldi non sono tutto.

È vero, grazie alle enormi risorse economiche di cui dispone, il campione spagnolo può permettersi di compiere scelte precise per il bene di Mateo. Ma, per quanto cure e assistenza possano attenuare le difficoltà del figlio, Cucurella sa benissimo che, crescendo, le difficoltà di inserimento sociale potrebbero aumentare. E allora, nonostante abbia un padre campione del mondo, il ragazzino, poi il giovane e infine l’uomo Mateo si scontrerà con una realtà nella quale, troppo spesso, chi è diverso è costretto a partire dall’ultima fila.

Mentre in Italia c’è chi, come il generale Vannacci, vorrebbe che i ragazzi come Mateo frequentassero classi separate per non disturbare gli altri, Cucurella, attraverso il suo dramma familiare, ci insegna che bisogna battersi affinché anche chi è diverso possa avere una possibilità nella vita.

Mi si obietterà che è facile per Cucurella fare certe scelte, considerate le disponibilità economiche di cui dispone. A questa obiezione rispondo: sì, è vero, apparentemente per lui dovrebbe essere più semplice affrontare una situazione come quella del figlio rispetto a chi non ha le stesse possibilità economiche.

Ma è altrettanto vero che il dolore di Cucurella e di sua moglie Claudia non è diverso da quello di tanti altri genitori che vivono lo stesso dramma. I soldi aiutano, ma soltanto fino a un certo punto.

Il pensiero di Cucurella e di sua moglie su cosa sarà di Mateo quando loro non ci saranno più è lo stesso che tormenta migliaia di genitori con figli nelle stesse condizioni.

Sarebbe il caso che qualcuno spiegasse al generale Vannacci e ai suoi seguaci, che purtroppo sono tanti e aumentano sempre di più, che realtà come quella di Mateo fanno parte della vita, piaccia o no. Meritano quindi di essere affrontate e sostenute, non messe da parte come se fossero un peso di cui liberarsi.

Nel momento in cui introduciamo una distinzione tra bambini normodotati e bambini affetti da patologie neurologiche, spalanchiamo la porta a un passato che pensavamo di esserci lasciati definitivamente alle spalle. Il nazismo segregava le persone considerate “inadatte”, sottoponendole a persecuzioni e a disumani programmi di eliminazione in nome dell’ideologia della razza ariana.

Per non parlare dell’antica Sparta, dove, secondo la tradizione storica, i bambini che nascevano con gravi malformazioni venivano abbandonati perché ritenuti inutili allo Stato.

Se l’idea fosse quella di tornare, anche solo in parte, a una logica di esclusione dei più fragili, il caso Cucurella ha il merito di riportare al centro una realtà che tutti conosciamo, ma che troppo spesso preferiamo ignorare.

Certamente non è facile gestire una situazione come quella che vivono il campione spagnolo e sua moglie, soprattutto per chi non dispone delle risorse economiche necessarie a sostenere le tante spese che essa comporta.

Spesso apprendiamo di genitori anziani che, sopraffatti dalla disperazione, uccidono i propri figli affetti da gravi patologie neurologiche e poi si tolgono la vita. Pur comprendendo le ragioni di quel gesto estremo, troppo spesso preferiamo voltare lo sguardo dall’altra parte.

Uno Stato che proclama grandi principi di welfare ma poi investe poco o nulla nell’assistenza alle famiglie, mentre destina miliardi agli armamenti, è uno Stato ipocrita. È uno Stato che dimostra di non considerare davvero una priorità la tutela delle persone più fragili.

La vittoria della Spagna al Mondiale ha avuto anche il merito di accendere i riflettori su una realtà dalla quale troppo spesso tutti cerchiamo di fuggire.

La vigliaccheria alberga nell’essere umano. È molto più facile ignorare un problema che affrontarlo.

Vannacci e i suoi sostenitori vorrebbero creare classi separate per distinguere i ragazzi normodotati da quelli con problemi neurologici, sostenendo di favorire così il percorso dei primi a discapito degli altri.

Qualcuno dovrebbe spiegare al generale che Sparta e il nazismo appartengono alla parte più oscura della storia dell’umanità.

Cucurella, così come i tanti genitori che ogni giorno combattono la sua stessa battaglia, è campione del mondo anche come uomo. Chi, invece, preferisce relegare questi problemi ai margini della società dimostra soltanto di non aver compreso che il valore di una comunità si misura da come sa prendersi cura dei suoi membri più fragili.

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Vincenzo Giarritiello
Nato a Napoli, ma da oltre vent’anni residente a Pozzuoli, Vincenzo Giarritiello alterna all’attività di scrittore quella di giornalista per passione. Nel 1997 ha pubblicato “L’ultima notte e altri racconti” e nel 1999 “La scelta”. Nel 2017 ha ristampato “La scelta” e nel 2018 ha pubblicato il romanzo breve “Signature rerum” ambientato nei Campi Flegrei. Nel 2019 ha stampato “Le mie ragazze rom scrivono” e “Raggiolo uno scorsio di paradiso in terra”. Nel 2020 ha editato la raccolta di racconti “L’uomo che realizzava i sogni”. Ha pubblicato con le Edizioni Helicon il romanzo “Il ragazzo che danzò con il mare”. Ha collaborato con le riviste online “Giornalewolf.it” e “Comunicare Senza Frontiere”; con quelle cartacee “Memo”, “Il Bollettino Flegreo”, “Napoli Più”, “La Torre”. Fino al 2008 ha coordinato laboratori di scrittura creativa per ragazzi a Pozzuoli e all’Istituto Penitenziario Minorile di Nisida. Attualmente collabora con l’associazione culturale Lux in Fabula con cui ha ideato la manifestazione “Quattro chiacchiere con l’autore”. Nel 2005 ha attivato il blog “La Voce di Kayfa” e nel 2017 “La Voce di Kayfa 2.0”. Dal 2019 è attivo il suo sito www.vincenzogiarritiello.it
http://www.vincenzogiarritiello.it

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