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Protesta sotto il Comune di Napoli contro gli abbattimenti: tensione al sit-in delle famiglie delle case di necessità

Momenti di tensione e forte protesta questa mattina davanti al Comune di Napoli, dove si è svolto il sit-in promosso dalle associazioni impegnate nella difesa delle case di necessità minacciate dagli abbattimenti tra area flegrea e Ischia. In piazza, insieme ai cittadini coinvolti, anche i rappresentanti dei comitati che da tempo contestano il protocollo sottoscritto dal sindaco Gaetano Manfredi e dal procuratore Nicola Gratteri, ritenuto dai manifestanti privo di una logica sociale e di una reale scala di priorità.

La manifestazione, annunciata nei giorni scorsi, ha riportato al centro del dibattito pubblico il tema delle demolizioni e delle conseguenze che esse potrebbero avere su centinaia di famiglie. A far esplodere la rabbia è soprattutto la sensazione di essere i primi destinatari di una linea dura che, secondo i cittadini, finirebbe per colpire ancora una volta i più deboli.

Nel corso della protesta, i manifestanti hanno chiesto con forza una “graduazione logica” negli abbattimenti, sostenendo che eventuali interventi dovrebbero seguire un ordine di priorità ben diverso da quello percepito oggi. Secondo quanto ribadito in piazza, prima dovrebbero essere colpiti gli ecomostri, poi gli immobili costruiti in zone di pericolo assoluto o in aree a rischio idrogeologico, quindi le case riconducibili alla camorra. Solo successivamente, e comunque con tutte le dovute garanzie sociali, si dovrebbe affrontare il nodo delle abitazioni della povera gente costruite per necessità.

È proprio questo il cuore della contestazione: i cittadini non negano la complessità del problema urbanistico e giudiziario, ma denunciano l’assenza di un criterio che distingua tra speculazione edilizia, abusivismo criminale e costruzioni nate da un bisogno abitativo reale. Una differenza che, secondo le associazioni presenti, non può essere ignorata da chi governa il territorio.

Tra le richieste emerse questa mattina c’è anche quella di aprire un confronto concreto per individuare, dove non esistano vincoli ostativi, un possibile meccanismo di correzione o revisione dei vecchi condoni, così da tentare una soluzione amministrativa e normativa per le abitazioni che non insistono su aree sottoposte a particolari divieti. Una proposta che i manifestanti considerano di buon senso e che, a loro avviso, potrebbe evitare nuovi drammi sociali.

Il presidio si è svolto in un clima acceso, segnato da momenti di forte esasperazione. Le famiglie presenti hanno ribadito di sentirsi abbandonate dalle istituzioni e di non accettare di essere trattate come il primo bersaglio di una politica repressiva che non terrebbe conto né delle condizioni economiche dei residenti né della mancanza di alternative abitative. Sullo sfondo resta la paura concreta di finire senza casa, in un contesto in cui trovare un’abitazione accessibile è sempre più difficile.

La protesta di oggi rappresenta dunque un nuovo capitolo di una vertenza che si fa ogni giorno più tesa. I comitati chiedono non solo lo stop agli abbattimenti delle case di necessità, ma anche l’apertura immediata di un tavolo istituzionale capace di distinguere tra illegalità speculativa e bisogno sociale, introducendo criteri di priorità considerati più equi e aderenti alla realtà del territorio.

Per i manifestanti, la battaglia non riguarda soltanto il destino degli immobili, ma quello delle persone che vi abitano: famiglie, anziani, disabili, bambini, cittadini che chiedono di non essere travolti da decisioni vissute come cieche e indiscriminate. E dopo la mobilitazione di questa mattina, il messaggio lanciato al Comune e alla Procura appare chiaro: la protesta contro gli abbattimenti non si fermerà.

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Roberta Luppino
Criminologa e giornalista, mi occupo di cronaca e approfondimenti. Giornalista enogastronomica e sommelier, racconto territori, prodotti e storie di cibo e vino. Conduco "Cotto&Ascoltato" su Radio Mehari.

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