
Una favola sospesa tra sogno e realtà, tra storia antica e cronaca contemporanea, prende vita in uno spettacolo originale e visionario che affonda le sue radici nell’anima più profonda dei Campi Flegrei.
Tutto comincia con il suono dello “stracuoncio”, quel richiamo che i mastri bottari usavano un tempo per annunciare la vendemmia. Da lì si entra in una grotta termale dove vive la famiglia Strattù — gente strana, sulfurea nel carattere oltre che nel nome.
I tre fratelli protagonisti sono personaggi che sembrano usciti da un carnevale d’altri tempi: Domizia Vene ‘e Fuoco (Clotilde Del Vaglio), Clementina “Micciarielle” (Tonia Carannante) e Totore detto Pacchiarano (Marialuisa Illiano). Con loro c’è anche Hagrippina (Livia Guardascione), creatura misteriosa che abita un odeon marino immaginario.
Ma nell’ombra si muovono figure meno rassicuranti. Don Pompeo (Antonio Barca), padrone della discoteca Venere, insieme ai suoi complici Menasputo (Giuseppe Lernetti) e Dragonaro (Angela Volpe), organizza un banchetto degno delle cene eccessive di Trimalcione — con tanto di Antonio, Ottavio, Cleopatra (Nausica Scotti) e Senocrita (Monica Della Ragione).
Fin qui sembra una commedia grottesca. Poi qualcosa cambia.
Lo spettacolo smette di scherzare e guarda in faccia la realtà: gli sgomberi, l’abusivismo, il bradisismo, le tradizioni che si perdono. La famiglia Strattù viene sradicata e spedita a Monterusciello. Il loro mondo scompare. Lo stracuoncio lascia il posto al rumore del presente. Le storie tramandate a voce si dissolvono.
L’unico che resta è Pacchiarano, maschera poetica e surreale, che richiama il mito della caverna di Platone per chiederci: da quali catene dovremmo liberarci oggi? I social, i nazionalismi, le guerre, la dipendenza dalla tecnologia?
La regia di Mario Tomaselli tiene insieme il comico e il civile, la festa e l’inquietudine, in quello che viene definito un vero e proprio “concerto teatrale”. Il finale lascia una domanda sospesa: e se tutto quello che abbiamo visto fosse soltanto una danza dell’Intelligenza Artificiale?
Scritta da Franco Napolitano e diretta da Mario Tomaselli, la commedia andrà in scena il 20 e 21 giugno presso il Laboratorio delle Arti di Monte di Procida, con il patrocinio del Comune di Monte di Procida.
Uno spettacolo che mescola radici e futuro, memoria collettiva e innovazione, invitando il pubblico a fermarsi e riflettere su ciò che stiamo diventando e su ciò che rischiamo di dimenticare.