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Il 28 ottobre 1949 a Napoli si inaugura lo Shaker Club: un pezzo importante di storia della musica

Renato Carosone e Gegè Di Giacomo. Foto tratta dal web

Nel 1946, Renato Carosone, fece ritorno in patria dopo una serie di esperienze musicali in Africa.

Dopo tre anni trascorsi in piccole orchestre da ballo tra Napoli e Roma, il talentuoso musicista si trovò al punto di svolta della sua carriera. L’occasione si presentò quando fu invitato da angelo Rosolino a formare un trio per un nuovo locale a Napoli, lo Shaker Club, in previsione della sua inaugurazione fissata per il 28 ottobre 1949.

Così all’alba di un giorno di fine agosto, Carosone reclutò il chitarrista olandese Peter Van Wood, un innovatore che aveva introdotto la pedaliera alla chitarra con i relativi effetti elettronici, aprendo la strada a nuovi orizzonti sonori. Questa scelta si rivelò cruciale per lo sviluppo del futuro stile del Trio Carosone.

Il terzo elemento che si unì al gruppo fu Gegé Di Giacomo, il nipote di Salvatore Di Giacomo, che si rivelerà essere molto più di un semplice batterista.

Si racconta che Gegé si presentò al provino all’Hotel Miramare di Napoli senza una batteria e dimostrò il suo talento suonando con le bacchette su qualsiasi oggetto si trovasse a portata di mano, come tavolini e bicchieri parzialmente riempiti, ricavando tonalità uniche. Questa straordinaria performance convinse Carosone di aver trovato il partner perfetto, un collaboratore insostituibile.

Il 28 ottobre 1949 capitò di venerdì e fu una serata speciale, tanto attesa nell’ambiente napoletano e non.

Il Club nel quartiere Santa Lucia

Lo Shaker Club in Via Nazario Sauro aveva tutto il fascino di un luogo proibito, un’oasi di musica e divertimento che finalmente sarebbe stato aperto al pubblico.

Quella notte era carica di aspettative in tutti quelli che ebbero la fortuna di esserci mentre si radunavano fuori dalle porte del club.

Dentro lo Shaker, l’atmosfera era elettrica. Tutto era pronto per l’inizio.

La star della serata era Renato Carosone e il suo famoso trio che si preparavano eccitatissimi per ciò che sarebbe accaduto da lì a poco.

Quando iniziarono a suonare, il pubblico presente  esplose con gioia al ritmo della band. Le note delle prime canzoni eseguite dal trio  riempirono l’aria, e la folla si alzò in piedi, iniziando a ballare con entusiasmo. Le coppie giravano sullo spazio stretto, i piedi sfioravano il pavimento lucido e le risate risuonavano nell’aria festosa.

Le ore passarono in un lampo, e mentre la notte continuava, la musica di Carosone e il suo trio rimasero incancellabili nella memoria di tutti coloro che ebbero la fortuna di esserci. Era una serata magica, un’esperienza indimenticabile in cui Napoli aveva dimostrato ancora una volta di essere la città della musica, del divertimento e della passione.

Lo Shaker Club divenne rapidamente il locale più in voga della città di Napoli in quel periodo. Non solo attirava gli abitanti locali, ma anche persone provenienti da Roma e Bari, desiderose di trascorrere una serata al SHAKER. Il club inaugurava la sua stagione ogni anno il primo sabato di ottobre e rimaneva aperto fino a maggio, quando chiudeva per la pausa estiva. I suoi frequentatori si trasferivano così in massa per ballare in altri luoghi, come alla Grotta Romana, alla Riva Fiorita a Posillipo e persino fino ai Damiani sulla Domiziana.

I grandi nomi della musica italiana

Sul palcoscenico del night si esibirono i più grandi nomi della musica, pronti a fare “salti mortali” per essere scritturati dal patron Angelo Rosolino. Iniziarono le loro carriere al SHAKER Club artisti del calibro di Fred Bongusto, Piero Giorgetti, Gianni Meccia, Umberto Bindi e Edoardo Vianello, che alloggiavano regolarmente all’Hotel Miramare nei piani superiori ove era ubicato lo Shaker.

Il Miramare era un   hotel a quattro stelle, gestito come anche lo Shaker Club dalla famiglia Rosolino, aperto nei primissimi anni Cinquanta. Si trovava sul lungomare ma era a pochi passi da Piazza del Plebiscito e quindi dal centro cittadino. La sua fama però derivava principalmente come abbiamo detto, dai suoi scantinati, che ospitavano il mitico SHAKER, inaugurato qualche anno prima da Carosone e company nei locali dell’attuale ristorante La Cantinella.

Anche artisti del calibro di Peppino di Capri e Gino Paoli si esibirono in quel Night club, incantando il pubblico con canzoni come “Nun è peccato”, o “Il cielo in una stanza”.

I vip internazionali

Lo SHAKER ospitò tra i tanti frequentatori anche gente del jet set, tra cui Aristotele Onassis e Maria Callas, Faruq d’Egitto con Irma Capece Minutolo, Gianni Agnelli con la moglie Marella, Ira Fustenberg, e numerosi volti noti del mondo dello spettacolo, da Eduardo De Filippo a Sophia Loren, da Marcello Mastroianni a Sylva Koscina e Vittorio de Sica.

Questo night era un luogo dove la musica, l’eleganza e il romanticismo danzavano insieme in un’armonia senza tempo. Le luci soffuse e la musica avvolgente facevano da sfondo a storie d’amore e incontri segreti che rimarranno per sempre incisi nella memoria di chi lo frequentava.

La chiusura definitiva

Purtroppo però, nel 1980, un incendio devastante si scatenò all’interno del locale, lasciando dietro di sé solo ceneri e ricordi bruciati. In seguito a questo incidente, lo SHAKER chiuse i battenti, e la città perse una parte del suo cuore notturno. I tempi stavano cambiando, e il mondo della notte stava evolvendo. La clientela giovane iniziava a cercare altri posti per divertirsi, e gli incontri non dovevano più rimanere nascosti nelle alcove di locali misteriosi. Ma nonostante tutto, l’eredità romantica del leggendario SHAKER Club continua a vivere nei ricordi di coloro che hanno avuto il privilegio di sperimentare quelle notti di ritmo e eleganza senza tempo. Le storie d’amore nate tra le sue pareti e gli incontri furtivi che si svolgevano nella penombra rimangono vividi nella mente di chi ha condiviso quei momenti speciali.

Possiamo tranquillamente concludere affermando che quell’incendio del 1980 può aver distrutto il locale, ma non ha mai potuto spegnere la passione e il romanticismo che ancora arde nei cuori di coloro che hanno conosciuto l’incanto di quelle notti vissute tra quelle magiche mura.

Gianni Urso

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Redazione
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