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Il livello del mare nell’area flegrea e nella Piana Campana

È noto che i Campi Flegrei sono all’interno della Piana Campana la cui formazione è attribuita ai movimenti tettonici che hanno portato alla formazione degli appennini ed alla loro evoluzione. Essa è delimitata dai Monti Lattari verso sud, e dai monti nei pressi di Mondragone verso nord, mentre verso est essa è delimitata dagli appennini stessi. L’area della Piana Campana avrebbe subito una subsidenza (ribassamento) a causa allo spostamento verso est della catena appenninica e ciò è rilevabile con la presenza di faglie dirette che sono origine di terremoti tettonici anche di notevole energia (magnitudo). Al centro della piana si è innestata una vasta area vulcanica definita

distretto vulcanico partenopeo.

Esso viene distinto in tre zone:

  • Il complesso del Somma Vesuvio
  • I Campi Flegrei
  • Ischia

ad ognuno si attribuisce una propria camera magmatica e quindi una distinta attività vulcanica.

Il bradisismo

I Campi Flegrei sono definiti una caldera ed essa stessa un campo vulcanico. Essi sono famosi per il fenomeno del bradisismo, non unico al mondo ma certamente significativo in una zona densamente popolata.  Esso consiste in un movimento verticale del suolo sia verso l’alto (bradisismo negativo) che verso il basso (bradisismo positivo). Tale dinamica attualmente avviene in una zona costiera il cui centro è nei pressi del Rione terra a Pozzuoli, e degrada radialmente fino ad essere nullo nella zona di mergellina, verso Capo Miseno e nella zona di Quarto. 

Su questo fenomeno sono stati effettuati molteplici studi per cercare di ricostruire il suo andamento negli ultimi 2000 anni (e oltre):

se osserviamo le colonne del cosiddetto Tempio di Serapide notiamo dei fori di litodomi a testimonianza che esso sia stato per un certo tempo sommerso. Naturalmente questa struttura è stata costruita sulla terra ferma ed ha quindi risentito di notevoli movimenti verticali dell’area.

Si può certamente affermare che rispetto a 2000 anni fa il suolo di Pozzuoli è più in basso, quindi il mare ha parzialmente sommerso la fascia costiera. A testimonianza di quanto detto nelle acque antistanti l’attuale porto di Pozzuoli si rinvengono, a pochi metri di profondità, alcune strutture dell’antico porto romano. Lo stesso porto di Pozzuoli negli ultimi decenni è stato oggetto di lavori a causa dell’innalzamento del suolo, per permettere l’attracco delle imbarcazioni da e per Procida e Ischia.

Attraverso i suddetti fori di Litodomi si può affermare che il mare abbia invaso questo territorio e si presume possa aver raggiunto la base del cosiddetto “Terrazzo della Starza”. Il Parascandola ha cercato di ricostruire l’andamento del bradisismo a Pozzuoli negli ultimi 2000 anni ed ha concluso che esso avrebbe subito una subsidenza fino a circa l’Undicesimo secolo per poi invertire il movimento fino all’eruzione del 1538 (Montenuovo). Successivamente il suolo ha ripreso a scendere almeno fino agli anni 50.  A partire dal 1985 fino al 2005 circa, il bradisismo è stato discendente (bradisismo positivo) e ciò ha fatto seguito alle crisi del 70 e dell’82-84, due fasi di intenso sollevamento con un massimo di oltre 3 metri. Dal 2005 il suolo ha ripreso a salire anche se a velocità ridotta rispetto alle succitate crisi fino ad arrivare quasi (nel momento in cui scrivo Marzo 2022) al livello di fine 1984.

Resti archeologici sommersi

Anche nelle acque antistanti il porto di Baia, si evidenziano importanti resti di età romana a profondità non dissimili da quelli del porto di Pozzuoli. Ciò testimonia una linea di costa più avanzata rispetto a quella attuale. Eppure l’influenza del bradisismo è decisamente inferiore rispetto al centro puteolano.

Nella zona di Miseno sono riconoscibili altri resti di età romana parzialmente sommersi (Teatro Romano, Sacello degli Augustali etc..)  in quest’area l’influenza del bradisismo è pressoché nulla. Attraverso la curva delle deformazioni dovute alle crisi di bradisismo degli ultimi decenni è possibile ricostruire l’incidenza del fenomeno lateralmente rispetto al centro di Pozzuoli. Se inoltre ci spostiamo all’esterno della caldera flegrea, dunque fuori dall’area di influenza del bradisismo, sono presenti altre evidenze archeologiche sottomarine: Nelle acque nei pressi di Procida e Vivara insistono strutture antropiche a qualche metro di profondità. In particolare alcune di esse sono identificate a 18 metri e datate all’età del Bronzo (circa 2600 anni a.C.)

Nella zona di Liternum (Mondragone) insistono altri resti archeologici sotto il livello del mare.

Per questo sito attraverso degli studi dell’ENEA  (Trocciola e Pennetta 2007) si evince che ad una distanza di circa 650 m dalla costa attuale, a 7 m di profondità insiste un banco ignimbritico databile circa 39.000 anni in un periodo in cui l’area era emersa, in una depressione di 3 m insistono delle strutture portuali romane sulla cui immersione, dagli stessi autori, è stata avanzata l’ipotesi tettonica quindi correlata alla distensione in atto a causa del progredire verso est degli appennini.

Movimenti tettonici e vulcanici

Ecco che si può evidenziare come almeno negli ultimi 2000 anni sia avvenuto un esteso fenomeno di subsidenza in grado di modificare il territorio. Ciò può essere imputabile al bradisismo? Di sicuro esso ha avuto un impatto locale e molto limitato come già espresso precedentemente mentre può essere verosimile una incidenza tettonica areale di tipo distensivo. C’è inoltre da sottolineare come l’intensa attività vulcanica anche dopo l’eruzione del Tufo Giallo Napoletano abbia potuto contribuire in modo significativo e complesso alla dinamica costiera, provocando fenomeni parossistici locali in grado di modificare l’assetto ed in modo difficilmente ricostruibile. A tal riguardo si può far riferimento all’area dell’antica Aenaria rinvenuta sotto il livello del mare nei pressi di Ischia Ponte ed esistita secondo fonti storiche dal IV sec a.C fino a circa il 130 – 150 d.C Cosa ha provocato improvvisamente la distruzione dell’antica città?  E’ plausibile attribuirne la causa ad un fenomeno parossistico locale che tuttavia non è stato ancora individuato.

Oscillazioni climatiche

Nel quaternario, l’era geologica ancora in atto, si sono avute delle evidenti oscillazioni climatiche in grado di modificare il livello del mare anche di diversi metri a livello globale. In particolare nei periodi freddi (glaciazioni) le acque vengono inglobate dai ghiacci pertanto il livello marino diminuisce, nei periodi caldi i ghiacci stessi rilasciano le acque ed il livello del mare tende ad essere più elevato. Tutto ciò è rilevabile esternamente ai Campi Flegrei dove si può escludere l’incidenza di altri fenomeni come quelli vulcanici.

L’ultima glaciazione avrebbe avuto il suo culmine circa 18.000  anni fa, quindi poco prima dell’ importante eruzione del Tufo Giallo Napoletano. In questo periodo il mare era inferiore di circa un centinaio di metri  con una linea di costa più avanzata rispetto a ciò che è rilevabile attualmente. Con la conclusione di questa fase fredda le acque hanno invaso molti territori costieri contribuendo decisamente ad un cambiamento della morfologia dei luoghi. Non è facile ricostruire le fasi intervenute ma è abbastanza chiaro che ci siano delle particolarità da luogo a luogo.

Conclusioni

A conclusione potremmo schematizzare che il livello del mare flegreo abbia risentito di:

  • fenomeni tettonici a livello regionale,
  • fenomeni climatici a livello globale,
  • fenomeni vulcanici a livello locale.

Tutto ciò rappresenta un campo di ricerca interessante dal punto di vista personale.

Pierluigi Musto
Pierluigi Musto nasce a Napoli il 27 luglio1962, dopo il diploma di maturità al liceo scientifico si laurea in Scienze Geologiche e si abilita alla professione di Geologo. Si abilita all’insegnamento in Matematica alle scuole medie e in Geografia per gli istituti tecnici. Dal 2007 è docente in ruolo in matematica e scienze nella provincia di Napoli. E’ autore del sito www.campiflegrei.eu Da numerosi anni si interessa della promozione del territorio flegreo collaborando tra l’altro nell’organizzazione dell’evento ricorrente “Malazè”. Collabora con numerose associazioni locali nella didattica e divulgazione della geologia dei Campi Flegrei.
http://www.campiflegrei.eu

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