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Ischia Film Festival, sguardo sul cinema di denuncia con “Location negata”

Violazione dei diritti umani, parità di genere, emarginazione, sono solo alcuni dei temi a forte valenza sociale presenti nella sezione “Location negata” della 19esima edizione dell’Ischia Film Festival che si terrà in presenza di pubblico e talent nel Castello Aragonese dal 26 giugno al 3 luglio 2021.

Sedici opere in concorso, molte delle quali presentate in anteprima internazionale o italiana, e accomunate da uno spirito di denuncia di ingiustizie e diseguaglianze disseminate in ogni angolo del pianeta, costituiscono il fulcro della selezione

La testimonianza delle donne indiane sfregiate con l’acido in “Shero”, di Claudio Casale. La metafora post-Brexit di “On Island West”, di Carolyn Saunders, ambientato in un’Inghilterra distopica e razzista che incita all’odio contro gli stranieri. Il rimpianto e la nostalgia della grandezza passata dell’Unione Sovietica in “Admiral Tchumakov”, di Laurier Fourniau e Arnaud Alberola. La gentrificazione del centro di Londra, con l’abbattimento di vasti complessi di edilizia popolare in “Aylesbury Estate”, di Carlotta Berti.

Ricostruisce la storia dell’uomo che detiene il record della permanenza più lunga nel braccio della morte, in attesa di esecuzione, “Hakamada – The longest-held man in deathrow”, di Louis Dai. Sempre di detenzione si occupa “Magnifiche Sorti e Progressive”, di Claudio Di Mambro, Luca Mandrile e Umberto Migliaccio, una filosofica riflessione del fondatore delle Brigate Rosse Renato Curcio, tra le rovine del carcere abbandonato di Santo Stefano, sulla possibile assimilazione tra la prigione e la Rete, nuova frontiera del controllo digitale e sociale.

Sceglie la strada dell’animazione “Mila”, di Cinzia Angelini, regista italiana trapiantata in America che rievoca la tragedia della Seconda Guerra Mondiale attraverso la vicenda di un bambino scampato ai bombardamenti. Ancora devastazioni e bambini in “Movida”, il documentario del regista bellunese Alessandro Padovani che si sofferma sugli effetti distruttivi dell’uragano Vaia sulla sua terra di origine. “What we don’t know about Maryam”, di Morad Mostafa, “The Visit”, di Azadeh Moussavi, e “Shakwa”, di Farah Shaer, denunciano il clima di oppressione e sottomissione delle donne in paesi come Egitto, Iran e Libano. Mentre l’argentino “The Vatican”, di Gonzalo Almeida, e lo statunitense “Sapelo”, di Nick Brandestini, raccontano un microcosmo di marginalità e povertà che accomuna la parte meridionale e settentrionale del continente americano.

La lotta per l’indipendenza del popolo Saharawi è lo sfondo di “Dajla: cinema and oblivion”, di Arturo Dueñas. La compressione dei diritti civili in Turchia ispira “The criminals”, di Serhat Karaaslan. “Days of Ignorance Documentary”, di Abolfazl Tajik, descrive la parabola dell’ultimo artigiano che lavora il feltro in una remota regione iraniana.

“I film che accendono i riflettori sulle contraddizioni del nostro mondo, dimostrano il potenziale del cinema di sensibilizzare le coscienze degli spettatori. Se la maggior parte delle opere selezionate all’Ischia Film Festival raccontano la bellezza di paesaggi e territori, attraverso la sezione “Location negata” non intendiamo sottrarci al dibattito su tematiche scomode ma necessarie per smuovere l’opinione pubblica internazionale”, ha spiegato Michelangelo Messina, direttore artistico del festival.

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Redazione
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