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Napoli. “Il Miracoloso”: la mostra dell’artista napoletana Isabella Ducrot

Articolo scritto con Ciro Di Fiore e Gea Palumbo.

Sabato 4 dicembre nella splendida chiesa seicentesca di San Giuseppe delle Scalze a Pontecorvo, verrà inaugurata “Il Miracoloso” la personale di Isabella Ducrot.

E’ in programma sabato 4 dicembre alle 11, il taglio del nastro della mostra «Il Miracoloso» che sarà inaugurata nella chiesa di San Giuseppe delle Scalze a Pontecorvo a Napoli.

Stazione Vanvitelli Metro 1

Durante la presentazione la chiesa ospiterà un concerto del compositore classico e arrangiatore Igor Caiazza. Il compositore, accompagnato da altri due musicisti, eseguirà una serie di brani classici ispirati a Isabella Ducrot. 

Una mostra dove la trama di tessuti, che reca con sé un’eredità che attraversa i secoli, diviene metafora della vita. E’ questa la potente e suggestiva prospettiva della mostra “Il Miracoloso” di Isabella Ducrot (Napoli, 1931; vive a Roma). Un viaggio affascinante che ingloba “percorsi spirituali e favolistiche cosmogonie: bagaglio dei molti viaggi che l’artista ha compiuto negli anni in oriente, dal Tibet all’ Afghanistan, e da cui ha riportato le rare stoffe” per la realizzazione delle opere d’arte che saranno esposte a Napoli.

ISABELLA DUCROT, L’ARTISTA DI MONTE DI DIO.

Isabella Ducrot, pittrice e scrittrice napoletana, è celebre per le sue mostre in tutto il mondo. A Napoli ha realizzato i mosaici nella stazione Vanvitelli della Metro 1. Nei suoi testi dalla Matassa primordiale (Nottetempo 2008) a Montedidio (Il notes magico (Padova 2012) a La stoffa a quadri (Quodlibet 2018) ad altri, ha espresso le sue ricerche e le sue passioni, ha spiegato qual è il legame filosofico e teorico tra il linguaggio e il tessuto; con i suoi quadri ha fatto parlare i suoi tessuti, le sue bende sacre.

Bende sacre

L’ARTISTA E I SUOI VAGGI IN ORIENTE

Per ripercorrere brevemente le origini di una carriera lunghissima, possiamo dire che Isabella ha iniziato il suo percorso artistico nel continente asiatico. L’artista, che ha viaggiato molto in Oriente a seguito della professione del marito e della sua stessa passione per conoscere il mondo, a un certo punto si è accorta di possedere una collezione di molti tessuti diversi da quelli che si trovano in Occidente. Da lì è nata l’idea di realizzare opere d’arte attraverso il riuso artistico di queste stoffe. Soltanto che l’estrema perizia con cui questi tessuti erano stati realizzati non le ha sempre dato modo di capire, in seguito, la materia con cui le stoffe erano costituite. Isabella esaminandole, si chiedeva allora se avesse tra le mani la lana, il cotone o la seta. Pezze, fazzoletti ricamati, vestiti, lenzuola, nonché blocchetti irrigiditi dalla pasta di riso tibetani: per Isabella tutto, sapientemente assemblato e rielaborato, può contribuire a creare un’opera d’arte.

LE MAPPINE

Preghiera

Nel corso della sua ricerca, l’artista ha realizzato anche delle piccole mappe, dette “mappine” che sono il risultato del riuso di pezzi di stoffe usati per secoli nei conventi femminili. Le monache di questi luoghi riutilizzavano le pezze di stoffa cucendo e ricucendole con microscopici punti. Isabella, srotolando i fili che nel corso dei secoli avevano cambiato il tessuto di questi strofinacci,  ne ha svelato tutta l’antica abilità artistica (Gea Palumbo, La Mappina, da umile oggetto nelle mani delle donne ad opera d’arte).

INTERVISTA RILASCIATA A ARTE MORBIDA:

Ma come è nata esattamente questa idea? C’è un momento ben preciso che Isabella rievoca in una famosa intervista rilasciata a “Arte Morbida”: “Molti anni fa in un Museo di Istanbul fui molto colpita dalla bellezza di un tappeto antico, aveva un fondo biancastro ricoperto di forme circolari rosse poste in successioni regolari. Fui stupita dal mio senso di piacere alla vista di un motivo decorativo di tanta insolita semplicità, quel disegno era davvero un motivo musicale, una gradevole nenia, una preghiera efficace. Ma, mi domandai, quel motivo a palle rosse avrebbe conservato da noi la sua giustificazione estetica come “tema protagonista” di un quadro prima che il Contemporaneo nel secolo scorso avesse spalancato i cancelli dell’astrazione? Mi fu chiaro in quell’occasione quanto la nostra tradizione abbia avuto nel passato grandi pregiudizi sul valore del “decorativo”, qualificandolo Arte Applicata, sarebbe a dire minore. Insomma il decorativo non narra niente. Quel giorno “il decorativo” diventò parte importante della mia ricerca”.

L’ARTISTA RACCONTA

L’artista racconta che quando era piccola, fondamentalmente, come tutte le bambine e le adolescenti, stava a casa e, tra l’altro, cuciva e ricamava. Ma durante la guerra, quando vennero a mancare i vestiti, anche nelle famiglie più benestanti si iniziò anche a riutilizzare i vestiti vecchi, strappati, si iniziò a cucire toppe, usare molto di più ago e filo, a rivoltare camicie e giacche, etc.  Isabella poi, quando crebbe, come dicevamo, viaggiò molto insieme al marito in Oriente, Cina, Tibet, India, etc. Qui prendeva nei mercati stoffe di tutti i tipi. I pellegrini usavano materie semplici, naturali, e le usavano come atti votivi. “Il tessuto è un incontro di opposti” dice Isabella. Ed è qui sta il suo fascino. “Io penso che noi siamo come un accumulo insensato di fatti e che io, che sono ormai alla fine della mia vita, non so se questi fatti abbiano un senso determinato. Io vorrei che ci fosse una storia, un racconto, ma questo non c’è, non è detto che ci sia. Nella mia vita forse ho cercato un filo, è un’ossessione, non possiamo che pensare al filo. Ma c’è questo filo? Io non lo so”

COME NASCE LA MOSTRA “IL MIRACOLOSO” :

Recentemente, Isabella ha raccontato come è nata questa mostra che sarà inaugurata a Napoli il 4 Dicembre:

«Grazie ad una proposta di Paola e Marco Altavilla lo scorso agosto sono partita per una veloce gita a Napoli,
si trattava di visitare la Chiesa San Giuseppe delle Scalze nei pressi del Museo Archeologico. Lo stato attuale
dell’edificio è ciò che è rimasto in seguito al terremoto di una cinquantina di anni fa, una splendida
testimonianza barocca. Ora questo monumento, persa la sua funzione di luogo sacro, rivive un nuovo
destino secolare e offre ospitalità a mostre d’arte, concerti, convegni.

Quando finalmente ho raggiunto l’interno della grande navata centrale della
Chiesa sono stata invasa da un sentimento di conforto fortissimo: ero tornata a beneficiare delle tipiche
Proporzioni Spaziali Napoletane! Impoverita, ma mai desolata, oramai priva di decorazioni, l’antica
architettura seicentesca ridotta all’essenziale mi si manifestava consolatoria, sembrava volermi riasserire
credenze mal comprese eppure sentite fin dall’infanzia. No! qui si spreca, non si ammaestra nulla, vogliamo
essere solenni, che gli androni, le rampe, le arcate siano ampie, le volte siano traversate dalle ventate che
arrivano dal mare. Qui nulla sia addomesticato, che manchi il buon senso.
Dopotutto sono nata a Montedidio.
Poter frequentare quel luogo e intervenire nel suo portamento favoloso mi sembrò un’occasione unica. Già
acconsentivo con emozione ad adeguarmi alla sua magniloquenza, a confermarne l’esagerazione, ad osare
ed avvicinarmi alla sua contenuta sfrenatezza. Mi domandavo se potevo azzardarmi a ricoprire le mura
denudate che avevano ospitato le immense pale d’altare di Mattia Preti e di Luca Giordano.
Quel caldo giorno d’agosto pensai di tutto, che ero tornata a Napoli per riempire gli spazi disadorni sopra
gli altari di San Giuseppe alle Scalze. Lontanissimi ricordi della mia educazione religiosa premevano nella
mia mente. Le avevo cancellate eppure ora mi si presentavano nitide ed attuali le “immaginette”, piccole
cartoline che illustravano in modi infantili la vita di Gesù conservate fra le pagine del mio Messale.

Durante la recente pandemia mi era accaduto di sospendere un mio abituale atteggiamento sospettoso verso
tutto ciò che si potrebbe definire “il miracoloso”; prima di quel fatidico 2020 avevo nutrito una sana
diffidenza al riguardo, praticavo il culto del “ragionevole”, una specie di devozione per il “verosimile”
. Mi
sembrava più serio. Ma durante il ritiro universale, quando lo “state tutti a casa” divenne l’imperativo di
tutti i governi del mondo, sviluppai una consapevolezza nuova, quella di condividere un destino comune.
Ero parte di un tutto. Il vocabolo “tutto” assumeva miseramente il compito di contenere miliardi di donne
uomini bambini, ricchi poveri, malati sani, buoni e cattivi, emigranti e stanziali, neonati e moribondi
coinvolti da una stessa minaccia. Quella parola si affaticava a contenere troppi significati, rivelando la
propria “inassolvenza” a descrivere una condizione senza precedenti.
Nei giorni del grande ritiro e dello smarrimento globale, mentre la terra diventava sempre più piccola e
fragile, mi domandavo se sia il linguaggio della fantascienza a poter fornire mezzi espressivi fedeli alla
verità di nostro essere ancora singolari e allo stesso tempo al miracolo di non esserlo più. O forse tutto è stato
già detto da un poeta napoletano con i versi di una sua canzone: “Suonno gentile, suspiro mio carnale”.
Per onorare San Giuseppe alle Scalze ho fatto ricorso a tre episodi narrati nel Nuovo Testamento,
L’Annunciazione, I’Adorazione dei Re Magi, La Discesa dello Spirito Santo. Il tema che li accomuna è il
“possibile miracoloso” che oggi ci riguarda
».

La mostra è stata organizzata dalla Galleria d’Arte T293

Anna Russolillo
Napoletana, architetto specializzata in restauro dei monumenti alla Federico II di Napoli. Giornalista, collabora con il quotidiano “Il Roma”. Subacquea con all’attivo numerosi master in archeologia subacquea. E’ fondatore e presidente dell' associazione Villaggio Letterario. Da sempre coinvolta per studio, per lavoro e per passione nel mondo del turismo, dell'arte e dell’archeologia, ama ideare, organizzare, coordinare e realizzare progetti ed eventi culturali, sociali, scientifici e turistici. La Campania e la Sicilia sono le sue due patrie. Questi i suoi siti: www.annarussolillo.it - www.villaggioletterario.it - www.marefest.it - www.trofeomaiorca.it - www.librofest.it - www.roccocoofest.it - www.nolimitswinediving.it
http://www.annarussolillo.it

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