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Poesie 4.0: In libreria, il nuovo libro della poetessa campana Ida Testa

È disponibile il nuovo libro di poesie di Ida Testa dal titolo “Poesie 4.0”, che segue a “Poesie 3.0” e “Poesie 2.0”. Editato dalla Aletti nella prestigiosa collana “I Diamanti”, nata con il favore di Alessandro Quasimodo (figlio del poeta Premio Nobel Salvatore Quasimodo e della poetessa Maria Cumani), il libro è reperibile presso qualsiasi libreria, previa ordinazione, e si fregia della prefazione dello scrittore, regista e sceneggiatore Cosimo Damiano Damato. L’intellettuale pugliese Damato, poeta egli stesso, conosce a fondo la parola poetica ed ha collaborato inoltre con i più grandi interpreti del panorama italiano e internazionale, come il compianto pianista Luis Bacalov, e poi Antonella Ruggiero, Morgan, Sergio Cammariere e tanti altri, in spettacoli teatrali di commistione tra musica e poesia.

Damato si è addentrato nell’anima dell’opera di cui ha colto appieno l’essenza. Scrive nella prefazione: «Poesie scanzonate, canzoni leggere, affondi civili e politici, tutti appunti ricuciti in rime. Versi permeati dal sangue del Meridione. Napoli nelle vene, affabulazione, grand’angolo del quotidiano. Ida Testa si diverte a scrivere, forse per nascondere qualche occhio salato di lacrime e per far lavorare ancora i suoi muscoli. L’arte della leggerezza, il riso che si fa pensiero e indagine». Già in queste poche parole, estratte dalla corposa introduzione che ha stilato per il volume, Damato centra compiutamente la sagace poetica dell’autrice, originaria di Caserta, classe 1953, laureata in Pedagogia con la Tesi in Storia della Filosofia “Influsso della filosofia orientale su Arthur Sciopenhauer”, pubblicata su Rassegne Filosofiche nell’anno 1977, con relatore il professore Raffaello Franchini, allievo di Benedetto Croce. Il suo è il corposo curriculum di un’abile conoscitrice dell’animo umano e del vivere, che, di fronte alle ingiustizie del mondo, fa dell’ironia il luogo della propria resilienza. Scrive ancora Damato: «Metafore, sberleffi, giri e raggiri, parole scritte a penna su pagine a quadretti. Versi-testamento generazionali. C’è anche un sottile graffio civile e politico in Ida Testa, è qua che il talento poetico si rivela grazie al suo prendere a pedate e pernacchi, come ci ha insegnato un sapiente ed ispirato Eduardo De Filippo, tutto quell’esercito di mediocri populisti che nulla hanno di vivo se non la superficialità».

Damato individua parallelismi tra la poetessa e altri grandi intellettuali napoletani: «L’epilogo di Poesie 4.0 è una lezione di stile che sarebbe piaciuto al Prof. Bellavista di De Crescenzo. “Celeste” è lo schiaffo di Pulcinella ad un ex-presidente della Regione Lombardia. Probabilmente una poesia nata davanti al televisore, guardando Maurizio Crozza che di questo politico ne ha fatto una amara parodia in tempi non sospetti. È questo il coraggio dei poeti, saltimbanchi, la vera missione dei rivoluzionari dell’arte. […]Il mio amico Erri De Luca mi ha insegnato che quando i napoletani si incazzano parlano in napoletano. Ecco Ida Testa, pasoliniana e corsara, ci affida un finale incazzato e cazzuto, preziosa eredità per i nipoti».

Gli argomenti ricorrenti e fondamentali trattati nel libro Poesie 4.0, come per tutti i precedenti “Poesie 2.0”, “Poesie 3.0”, commenta l’autrice stessa, «sono testimonianze di vita quotidiana, della comunità a cui appartengo, delle mie amicizie, di fatti realmente accaduti, allegri o dolorosi, anche personali, come una cantastorie». Tutti motivi che le hanno fatto guadagnare, da amici e lettori, l’appellativo di “Trilussa Partenopea”, di cui, dice soddisfatta: «Sono molto lusingata».

Redazione
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