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“Pietre al sole”, la storia di una puteolana narrata da Siglinda Gentile Lopez

Il destino di ogni libro è quello d’essere letto, prima o poi.

Potreste lasciarlo languire sullo scaffale per giorni, mesi, anni. State certi che, all’improvviso, verrà il momento che con lo sguardo inizierete ad accarezzarne la copertina.

Inizialmente manco ve ne accorgerete. Ma poi, la vostra attenzione sarà attratta sempre di più. E quando accadrà che non saprete resistere all’impulso di prenderlo tra le mani, leggendolo, vi accorgerete che quello era il momento giusto.

Con i libri capita sempre così.

Verso la fine del 2002 fui invitato alla premiazione del Premio Sebastiani, a Minturno.

Il vincitore fu il giornalista/scrittore Marcello Veneziani con il romanzo “Vita natural durante”, l’autobiografia apocrifa di Plotino. Al terzo posto si classificò “Pietre al sole” di Siglinda Gentile Lopez, una scrittrice di Pozzuoli.

Al termine della serata mi presentai alla signora per complimentarmi, facendole presente che anch’io abitavo a Pozzuoli e coltivavo la passione per la scrittura. Lei mi omaggiò di una copia con dedica del suo romanzo, segnandomi il numero di telefono sull’antiporta perché la chiamassi e l’andassi a trovare.

Quando ci rivedemmo nella sua casa di Arcofelice, le portai una copia della mia raccolta di racconti L’Ultima Notte, gesto che apprezzò molto. 

Conversando, ebbi la sensazione di trovarmi al cospetto di una donna d’altri tempi: una nobildonna!

Per anni Pietre al sole è rimasto intonso sullo scaffale. Negli ultimi tempi, passando e ripassando davanti alla libreria, ho iniziato a guardarlo con sempre maggiore insistenza fino a che non l’ho preso e ho incominciato a leggerlo.

Il libro narra le vicende della popolana Carmela. La vicenda si dipana dalla seconda guerra mondiale – durante un bombardamento Carmela perde il marito e due figli – fino all’evacuazione del Rione Terra avvenuta agli inizi di marzo 1970.

Scritto con un linguaggio posato senza mai cercare l’enfasi letteraria, limitandosi a narrare gli eventi in maniera dettagliata con leggero garbo poetico dalla prima all’ultima pagina, l’autrice ci fa entrare nella vita di Carmela e in quella dei suoi figli. Ma soprattutto ci fa conoscere i pensieri e i sentimenti di una donna del popolo che combatte e vince contro le avversità della vita, seppure a caro prezzo.

Le pietre al sole che danno il titolo al romanzo sono le case assolate del lungomare di Pozzuoli che Carmela, nata e cresciuta in un basso di Via Napoli, inizia a comprare man mano che si arricchisce vendendo prima le castagne e poi praticando il contrabbando di sigarette.  

Donna dalla florida bellezza e dai forti principi morali, Carmela, a differenze di tante altre donne che, per sopravvivere alla miseria della guerra e del dopoguerra, si diedero al meretricio prima con i tedeschi e poi con gli americani, resta fedele ai propri affetti. Preoccupandosi della crescita e dell’educazione dei propri figli, unica sua vera ragione di vita!

Dopo la morte di suo marito Rafele, solo un uomo riuscirà a farle sciogliere il sangue nelle vene e a farle riscoprire il piacere di essere donna. Ma anche lui l’abbandonerà tragicamente, facendola desistere da ulteriori innamoramenti, maturando in lei la convinzione di non essere fatta per l’amore.

Pietre al sole è un sottile affresco di un’epoca e di Pozzuoli, tratteggiati in maniera precisa e incisiva, consentendo al lettore di seguire gli sviluppi e i cambiamenti della società, immergendosi nell’atmosfera dell’epoca con il sostegno di punti di riferimento reali: “Vicienzo a ‘mmare”; le “Terme puteolane”; la collina di Cigliano; Baia, Miseno, Cuma; il Tempio di Serapide; il Circolo Puteoli, situato nel centro della città, anima politica a culturale della Pozzuoli di un tempo; il teatro Sacchini, edificato nella Villa Comunale laddove oggi c’è il commissariato; il Rione Terra.  

Un’epoca in cui i signori con la esse maiuscola, per via della guerra e del gioco, cadevano uno dopo l’altro in miseria, mentre molti miserabili, proprio grazie alla guerra, piantavano i semi del loro successo.

In questi giorni in cui si celebrano i settant’anni di carriera cinematografica di Sophia Loren, da molti ritenuta frutto di un’epoca dove a Pozzuoli vigeva una società matriarcale che avrebbe inciso in maniera determinante sul carattere della giovane Lella Scicolone, consentendole di assurgere dalla fame alla fama hollywoodiana, le vicende di Carmela sembrano ripercorrere in maniera parallela, seppur distinte, quella della diva.

Per un attimo l’autrice fa anche accenno alla giovane Sophia per dimostrare che il carattere testardo e deciso di Carmela riflette anche il suo.

Leggendo il libro della Lopez è come se sfogliassimo un album di ricordi, identificando in ogni singolo personaggio qualcuno che conosciamo o conoscevamo, che magari è appartenuto o tuttora appartiene alla nostra famiglia.

Il mondo è ricco di donne come Carmela. Solo una donna poteva descriverla in maniera tanto accorta finanche nei sentimenti più intimi e appassionati come ha saputo fare Siglinda Gentile Lopez.

Edito nel 2001 da Edizioni Magna Graecia, il romanzo purtroppo non è più in commercio.

Ho cercato di contattare prima l’autrice e poi l’editore: al numero segnato sul libro risponde una famiglia diversa. Per quanto riguarda l’editore, mi ha risposto rammaricandosi perché le Edizioni Magna Graecia non esistono più. Dell’autrice non ha saputo darmi alcuna indicazione.

Vincenzo Giarritiello
Vincenzo Giarritiello
Nato a Napoli, ma da oltre vent’anni residente a Pozzuoli, Vincenzo Giarritiello alterna all’attività di scrittore quella di giornalista per passione. Nel 1997 ha pubblicato “L’ultima notte e altri racconti” e nel 1999 “La scelta”. Nel 2017 ha ristampato “La scelta” e nel 2018 ha pubblicato il romanzo breve “Signature rerum” ambientato nei Campi Flegrei. Nel 2019 ha stampato “Le mie ragazze rom scrivono” e “Raggiolo uno scorsio di paradiso in terra”. Nel 2020 ha editato la raccolta di racconti “L’uomo che realizzava i sogni”. Ha pubblicato con le Edizioni Helicon il romanzo “Il ragazzo che danzò con il mare”. Ha collaborato con le riviste online “Giornalewolf.it” e “Comunicare Senza Frontiere”; con quelle cartacee “Memo”, “Il Bollettino Flegreo”, “Napoli Più”, “La Torre”. Fino al 2008 ha coordinato laboratori di scrittura creativa per ragazzi a Pozzuoli e all’Istituto Penitenziario Minorile di Nisida. Attualmente collabora con l’associazione culturale Lux in Fabula con cui ha ideato la manifestazione “Quattro chiacchiere con l’autore”. Nel 2005 ha attivato il blog “La Voce di Kayfa” e nel 2017 “La Voce di Kayfa 2.0”. Dal 2019 è attivo il suo sito www.vincenzogiarritiello.it
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