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Aida Guardai/Stefania Colizzi: due artiste a confronto.

Musica&arte.

Domenica 15 dicembre 2019 sulle scale di San Giuseppe a Pozzuoli termina l’estemporanea di pittura “A quattro mani” delle artiste Aida Guardai e Stefania Colizzi.

I dipinti realizzati saranno donati dalle artiste domenica 15 dicembre alle ore 10:30 nella Chiesa del SS Nome di Gesù detta di San Giuseppe, viale Capomazza, Pozzuoli (Na), dove sarà animata una Messa per gli artisti dal Trio da Camera Flegreo:
Soprano Enrica Di Martino, Violino Gianfranco Riccio, Pianoforte Adriana Petillo.

Ma chi sono queste due artiste.

Aida Guardai, nata a Pozzuoli, figlia d’arte, ha iniziato la sua attività artistica negli anni ottanta e la sua ricerca artistica ha inizio con la figura del corpo umano, con richiami concettuali al mito.
Ha vissuto per molti anni negli Stati Uniti e Giappone studiando Storia dell’Arte e Tecniche Pittoriche. A Tokio, subisce il fascino della cultura nipponica, ed è proprio qui che partecipa ad un concorso di pittura con il ritratto Momoko, che viene scelto ed esposto presso il Ueno Royal Museum of Art. Attualmente vive e lavora nei Campi Flegrei, tenendo mostre in Italia e all’estero.

Stefania Colizzi, esperta di tecniche pittoriche medievali, amante del restauro di libri antichi e di tele, da sempre ha seguito con approfondimenti e studi personali tutto ciò che concerne la ricerca e l’utilizzo di forme e materiali.
La sua esperienza artistica, è frutto di un’esigenza di ricerca del “vero e reale” nella sua espressione visiva che spazia dal figurato surreale all’astratto simbolico. Non a caso, in molte opere hao volutamente esasperato l’utilizzo dei simbolismi per “saturare” l’acquisizione dell’immagine e, spingere l’attenzione sul colore più che sulla stesura dell’opera che assurge un compito “guida” alla percezione del contenuto.
La contaminazione dei simboli e dei colori, eccessivi e, d’impatto, invita alla riflessione, unitamente al titolo dell’opera che, il più delle volte è una simpatica provocazione che, suggerisce la traccia tematica dell’elaborazione e la lettura dell’opera stessa.

Ho incontrato le artiste ed ho chiacchierato un poco con loro.

Intervista.

Ciao Aida, ciao Stefania, grazie per la vostra disponibilità. Per i nostri lettori che vogliono conoscervi come donne e come artiste, parlatemi un poco di voi.

Aida: sono nata a Pozzuoli ma poi sono andata a vivere  negli Stati Uniti con mio marito. avevo 18 anni quando ho lasciato l’Italia, ho vissuto in tanti paesi e questo mi ha portata ad avere un punto di vista molto ampio su tutte le cose. non ho mai abbandonato la passione per l’arte che cresceva in me già da piccola, circondata dagli odori e i colori che mio padre aveva nel suo studio. ne ero affascinata perché mi portavano in un mondo fantastico, colorato e mistico.

Stefania:  Ciao Anna, ti ringrazio per questa opportunità non è sempre facile parlare di sé, molto più facile  dipingere. Allora, sono napoletana e sin da piccola, i miei ricordi mi riportano ad un’infanzia fatta di colori e linee che tratteggiavo sui muri con i gessetti, con il caffè o con il te su fogli di carta o, peggio (mi viene da ridere) quando mi servivano il brodo e sulla superficie si formava quel leggero velo di grasso, io con la punta delle dita lo sagomavo fino quasi a scorgerne delle figure. Persino se osservavo il cielo e le nuvole, non potevo che vedere immagini e sagome che danzavano nell’aria in quel moto affascinante del vento che le sospingeva ed incastrava tra loro. Posso solo pensare che nella mia mente già da allora avevo questo surreale modo di considerare la vita e le cose in un ordine Divino che potevo solo comprendere ricreandone l’immagine su tela e con i miei colori.

Domanda: Mi parli dei tuoi ultimi lavori e dei lavori in corso di realizzazione?

Aida: Non mi limito ad usare una sola tecnica ma mi piace variare dal carboncino agli inchiostri, olio, acquerelli tempere. Attualmente lavoro anche con le tecniche digitali, mi affascinano ed è un altro infinito universo per potersi esprimere.

Stefania:  Da quasi un anno, ho approfondito lo studio sui surrealisti e dadaisti ed ho cercato di abbinare il mio simbolismo surreale ad una rappresentazione di carattere prevalentemente allegorico a cui sto aggiungendo una punta di sana provocazione (che solletica la mia creatività). Le opere avranno rigorosamente la stessa dimensione (parto da un progetto a cui sto lavorando) e la tavolozza dei colori partirà dalle stesse tonalità più o meno marcate. Ho iniziato 4 lavori ai quali sto lavorando in contemporanea essendo la tematica la stessa e sviluppata per vari settori.

Domanda: Come definiresti il tuo stile, c’è qualche artista al quale ti ispiri o ti sei ispirata?

Aida: Espressionastra (ride). Una fusione tra l’espressionismo e l’astratto, diciamo che mi piacerebbe raggiungere la dolcezza dei volti dei grandi maestri come Botticelli e l’armonia delle forme e dei colori dei più grandi IMPRESSIONSTI-ESPRESSIONISTI troppi per elencarli mi limito a citarne qualcuno, Monet – Gauguin.

Stefania: Bella domanda Anna (sorriso) mi stuzzichi! Certo non si può non notare il mio tocco e la mia personalità nelle mie opere, ma anche una fusione con vari artisti che amo: Dalì, Picasso, Frida Khalo, i dadaisti e surrealisti europei e non. Reputo il dipingere ed il mio stile “un andare al di là dei formalismi estetici e concettuali” in linea con il mio modo di vivere e pensare, a volte eccentrico, altre intellettuale frutto della mia formazione ma, credimi, a volte sono più semplice di quanto non si possa immaginare…malgrado il mio stare con un piede in terra ed uno  in cielo (ahahahaha) mi definisco una Dadaista dall’animo surreale e simbolico.

Domanda: Com’è nata la tua passione per la pittura?

Aida: Credo sia nata con me, poiché ricordo che ho sempre disegnato, prediligevo disegnare con la china, copiavo i caratteri dei fumetti tipo Monello, Intrepido, ecc. Poi mio padre essendo pittore-scultore all’età di 9-10 anni m’introdusse nel mondo della tecnica a olio e da allora in me la passione per questo mondo fantastico non ha smesso di crescere.

Stefania: Penso sia nata nel mio DNA anche se ci siamo “ufficialmente” incontrate che avevo 5 anni e ricordo come fosse allora la domanda di mio padre……che vuoi fare da grande? Ed io, con voce decisa “La Pitturessa”! Senza rendermene conto avevo già preso posizione ed avuto coscienza di ciò! Disegnavo su tutto, persino con i fiammiferi spenti , le caramelle, le foglie strofinate sulla carta, insomma “tutto”! e mi incantava il colore. A 12 anni, facevo ritratti ad olio su commissione e li vendevo per comperare altri tubetti ad olio e l’essiccante. Poi, ho approfondito le varie tecniche: China, Acrilico, Cera, Gesso, Carboncini, Mista, Aerografia, Serigrafia, Scultura, ed anche ora, non esito ad acquistare libri, documentarmi e studiare altre tecniche. La pittura non deve mai essere un punto di arrivo, ma un punto dal quale partire per diffondere un messaggio da condividere con gli altri, i pittori sono dei messaggeri che hanno il compito di dispensare verità ed evocare emozioni.

Domanda: Perché secondo te oggi l’arte, la pittura, la scultura, sono importanti e vanno promossi e seguiti dalle persone?

Aida: Oggi più di ieri è indispensabile l’Arte in ogni sua forma, è ciò che nobilita la nostra anima, ci fa riflettere, chiedere, anche gioire. E’ la cosa più bella che esiste a questo mondo fatto sempre più di cose materiali. Ma non si può sopravvivere solo con la materia abbiamo anche lo bisogno dello Spirito.

Stefania: Perché ritengo siano l’unico mezzo per combattere questa totale assenza di principi e condivisioni. Viviamo in un’epoca che  si fa promotrice di concetti consumistici e da poco spazio all’essere umano in quanto intelletto, emozioni e semplice creatività. Nel secolo scorso, molte correnti artistiche, sono nate davanti ad un bicchiere di vino, in compagnia di amici e con un’idea da condividere che, diventava corrente culturale e poi, fungeva da orientamento per i vari gruppi e nel contesto sociale dell’epoca. L’Arte trainava idee, incentivava gli artisti grazie anche all’aiuto dei mecenati ed aveva un certo impatto sociale. Adesso, non esiste nulla di tutto ciò perché forse il concetto di artista è troppo inflazionato ed alla portata di tutti.

Domanda: Cosa significa essere Donna nel mondo dell’Arte?

Aida: Questa è una domanda molto difficile, come si sa le donne non erano per niente incoraggiate e perfino vietate dalle accademie in passato, non erano mai viste come serie pittrici, e, purtroppo, anche se non come qualche secolo fa, ancora oggi riscontro atteggiamenti discriminatori, prediligendo maggiormente artisti uomini.

Stefania:  Ti posso solo dire che, malgrado il ruolo della Donna nell’Arte nei secoli passati, fosse marginale e difficile, adesso, per assurdo lo è ancora di più. Adesso, devi lottare con i luoghi comuni e le varie considerazioni che si fanno. Esistono molte artiste contemporanee conosciute in vari settori, ma per poche artiste di fama presenti altrettanti se non di più figure  maschili  dominanti nello stesso settore. A questo, aggiungi anche la possibilità di compromessi ai quali un uomo, non viene sottoposto, la Donna, a volte, si. quasi come a dover dimostrare sempre di avere credenziali e capacità “dimostrate”. Penso, che siamo ancora lontane dall’aver raggiunto una parità creativa nel settore dell’Arte e, di questo me ne dispiaccio ritenendo la cultura un fattore non discriminante.

Domanda: Cosa consiglieresti a giovavi donne  che volessero cimentarsi nella tua professione? Quali i tre consigli più importanti che ti senti di dare?

Aida: E’ importante studiare i grandi maestri del passato per poi arrivare ad un proprio stile ed essere sempre vere nell’Arte, cioè esprimere quello che l’anima detta. Perseveranza e mai sentirsi “arrivati”, la ricerca ed il percorso artistico evidenziano il vero artista.

Stefania:  Consiglierei di non lasciarsi abbattere dal qualunquismo del settore, se, ami la pittura o qualsivoglia forma d’Arte che ritieni essere la tua modalità espressiva, osa e senza ritegno perché l’Arte a volte deve essere graffiante, cruda e vera “sempre”; Studia sempre altre tecniche, riferisciti anche ai grandi Maestri del passato e della corrente artistica che ti ispira di più, studiane il pensiero, i colori, le forme, i materiali, diventa un tutt’uno con loro. Infine, l’ultimo consiglio che mi sento di dare che  è il primo è quello di vivere come se la pittura fosse il tuo modo di mangiare, pensare e sentire il tutto, perché solo così potrai distinguerti da quelli che dipingono per hobby. Tu sei ciò che dipingi su tela, l’immagine che trasmetti di te e che deve essere coerente con il tuo essere. Non si finisce mai di imparare, non si è mai arrivati. Ricordalo sempre.

Grazie Aida e Stefania. Continueremo a seguire la vostra carriera artistica con attenzione.

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Anna Abbate
Archeologa, consulente informatica e web design freelance. Nata a Napoli, si occupa dal 1971 di Information Tecnology dopo essersi formata alla IBM come Analista Programmatore. Dopo una vita vissuta nel futuro ha conseguito la Laurea Magistrale in Archeologia presso l’Università degli Studi “Suor Orsola Benincasa”. Divide il suo tempo tra la passione per l’informatica e la ricerca storica. Con alcuni amici archeologi ed antropologi ha fondato nel 2011 il “Gruppo Archeologico Kyme”, associazione di promozione sociale, della quale attualmente è presidente, organizzando giornate di valorizzazione e promozione del patrimonio storico-archeologico e delle tradizioni dedicate soprattutto alle scuole. Si occupa, in particolare di Napoli e del territorio flegreo. Ha pubblicato i libri "Da Apicio... a Scapece (Valtrend Editore, 2017), "Biancomangiare... il Medioevo in tavola" (Valtrend Editore, 2018).

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