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Il seme | Gli articoli di Vincenzo Giarritiello

Elio abitava al secondo piano di un prefabbricato cubico di un vasto complesso edilizio edificato a metà degli anni ottanta per accogliere gli sfollati del terremoto. Visto da lontano l’agglomerato urbano infondeva una tristezza infinita. Era un ghetto che all’approssimarsi delle elezioni si trasformava in ambita riserva di caccia per i politici locali che vi si recavano in pompa magna col loro seguito di ruffiani e guardaspalle, sfoggiando dentature ingiallite e mal curate, pance prominenti, sigari puzzolenti tra le labbra. Lasciandosi dietro un’intensa scia di profumo da quattro soldi con cui ammortizzavano il proprio disgusto per quel degrado urbano frutto dei loro maneggi di potere.

Sfacciatamente, con un finto sorriso stampato sulle labbra, si recavano casa per casa, fingendosi interessati alle problematiche della povera gente, barattando un “semplice ” voto in cambio del pagamento di un’utenza o di una spesa.

Sebbene gli abitanti del quartiere fossero consapevoli vittime di quella commedia che si replicava puntualmente a ogni tornata elettorale, accoglievano sempre calorosamente il teatrante di turno e, offrendogli una tazza di caffe o un bicchiere di vino con i taralli, gli esternavano le proprie preoccupazioni e speranze per una vita migliore.

Alto come una porta, largo quanto un armadio, Elio era da tutti considerato un tipo strano.

Dall’alba al tramonto, ma qualcuno insinuava finanche quando dormiva, il suo viso, rotondo come un pallone, irradiava un caldo e sincero sorriso alieno a quel triste mondo.

Tipico delle persone sole, Elio aveva sempre una buona parola per tutti. Quando per strada incrociava qualcuno nervoso o triste, il che avveniva spesso, lo abbracciava con affetto, sussurrandogli come un padre al figlio: “Non lasciare che la rabbia spalanchi alla sofferenza le porte del tuo cuore. Proteggi la tua anima con la fiamma del sorriso!”

Una mattina s’imbatté in una bambina singhiozzante, seduta sulla panchina nei pressi del centro commerciale. Sospirando, si chinò a raccogliere la margherita sbocciata nel cemento e le si sedette accanto.

“Tieni” mormorò offrendole il fiore.

Piangendo, la bimba si volse ad osservarlo.

“Perché piangi?” chiese Elio.

La bambina tirò su col naso. Tranquillizzata dalla bonarietà dell’uomo, prese il fiore, domò il pianto e iniziò a raccontare.

“Il sindaco ha licenziato mio padre”.

“Perché?”.

“Dice che è colpa sua se le aiuole del quartiere non danno fiori”.

“Nessuno riuscirebbe a far fiorire la vita tra tanto cemento” obbiettò, fissando il mare di palazzine e palazzi che li circondavano.

“E’ quello che papà ha risposto. Ma il sindaco non ha voluto sentir ragioni e lo ha licenziato in tronco”.

La bambina lasciò cadere la margherita e ricominciò a piangere con il viso tra le mani.

Elio la guardò amorevolmente e disse:

“Questa sera, tuo padre sarà in casa?”.

“Da quando ha perso il lavoro, rientra a mezzanotte, sempre ubriaco. La mamma piange dalla mattina alla sera. In casa è un inferno!”.

“Non preoccuparti. Vedrai che tutto si risolverà!” rispose, accarezzandola sulla guancia.

Si alzò e si allontanò.

Da poco era passata la mezzanotte quando a casa della bambina suonò il citofono.

 “Chi è?” urlò al citofono l’ubriaco Nessuno rispose. Poco dopo, suonarono alla porta.

“Chi…” sibilò l’uomo tra i denti. Infuriato spalancò l’ingresso, l’enorme figura di Elio si stagliò sull’uscio addomesticandone l’ira.

“Buona sera” fece il gigante sorridendo. “Ho qualcosa per te”

“Per me?” disse l’uomo.

Elio distese il braccio e mostrò la mano aperta su cui pulsava un enorme cuore.

A quella vista, l’uomo indietreggiò inorridendo. Altrettanto fece la moglie che nel frattempo l’aveva raggiunto.

Con la schiena appoggiata al muro, la bambina alternava lo sguardo tra Elio e i genitori.

“Che cos’è?” domandò l’uomo.

“Un seme” rispose Elio, strizzando l’occhio alla bimba.

“A quale pianta appartiene?”

“Una molto rara” rispose con rimpianto.

“Quale?”.

“Quella dell’amore”.

“Mai sentita” replicò il giardiniere.

“Non a caso è rara” fece Elio, fissando il seme nella mano. <<Prendilo>>.

“Cosa ne devo fare?”

“Per prima cosa, questa notte lo interri dove ti pare e lo innaffi con tanta acqua. Quindi, domani ti rechi dal sindaco e gli proponi di riassumerti se entro una settimana la collina fiorirà”.

“Ehi, amico, hai voglia di prendermi in giro? Questa terra è talmente satura di cemento che già è un miracolo se, di tanto in tanto, vi sboccia un fiore” fece esasperato.

“Papà, fa come dice lui” supplicò la bambina aggrappandosi alle sue gambe.

Malgrado le perplessità, l’uomo eseguì le indicazioni di Elio.

L’indomani, dopo aver ascoltato l’ex giardiniere, il sindaco, sicuro dell’impossibilità delle condizioni da lui poste per la riassunzione, accettò la proposta senza battere ciglio.

Nel giro di una settimana tutto il quartiere germogliò di alberi, piante e fiori profumati. Gli uccelli, che avevano sempre rifuggito quel deserto, volavano sui prefabbricati in allegri stormi cinguettanti.

Avvertito di quanto stava accadendo, il sindaco si recò per sincerarsene di persona. Ad accoglierlo trovò una folla festante e plaudente che agitava fiori tra le mani.

“Come è possibile?” domandò incredulo, volgendosi a guardare il paesaggio verdeggiante intorno a sé.

Le fredde facciate dei condomini erano interamente tappezzate di fiori. Visitatori giungevano da ogni dove attratti dall’incantevole scenario che si ammirava dalla provinciale.

Tutti erano felici. Nessuno si avvide della sottile striscia di linfa che, dispiegandosi per le vie come un serpente silenzioso, entrava in una palazzina, risalendone le scale fino al secondo piano. Solo la bambina la notò e la seguì. La striscia s’infilava sotto una porta. La bambina accostò la mano alla maniglia; aprì l’uscio ed entrò.

Nell’appartamento si diffondeva un intenso profumo di fiori. Seguendo la scia di linfa sul pavimento, entrò nella stanza. Disteso sul letto c’era Elio. Dal suo petto squarciato germogliava una pianta dai fiori multicolori e profumatissimi.

Il volto sorridente del gigante la fissò.

“Tutto bene?” le domandò con un filo di voce.

“Grazie” sussurrò lei accarezzandolo sulla fronte. Si recò in cucina; prese un bicchiere, lo riempì d’acqua e, stringendolo nella mano, rientrò nella stanza.

Si accostò al letto: svuotò il bicchiere laddove una volta c’era il cuore d’Elio e ora germinava la vita.

Elio non fu mai più solo.

Vincenzo Giarritiello
Vincenzo Giarritiello
Nato a Napoli, ma da oltre vent’anni residente a Pozzuoli, Vincenzo Giarritiello alterna all’attività di scrittore quella di giornalista per passione. Nel 1997 ha pubblicato “L’ultima notte e altri racconti” e nel 1999 “La scelta”. Nel 2017 ha ristampato “La scelta” e nel 2018 ha pubblicato il romanzo breve “Signature rerum” ambientato nei Campi Flegrei. Nel 2019 ha stampato “Le mie ragazze rom scrivono” e “Raggiolo uno scorsio di paradiso in terra”. Nel 2020 ha editato la raccolta di racconti “L’uomo che realizzava i sogni”. Ha pubblicato con le Edizioni Helicon il romanzo “Il ragazzo che danzò con il mare”. Ha collaborato con le riviste online “Giornalewolf.it” e “Comunicare Senza Frontiere”; con quelle cartacee “Memo”, “Il Bollettino Flegreo”, “Napoli Più”, “La Torre”. Fino al 2008 ha coordinato laboratori di scrittura creativa per ragazzi a Pozzuoli e all’Istituto Penitenziario Minorile di Nisida. Attualmente collabora con l’associazione culturale Lux in Fabula con cui ha ideato la manifestazione “Quattro chiacchiere con l’autore”. Nel 2005 ha attivato il blog “La Voce di Kayfa” e nel 2017 “La Voce di Kayfa 2.0”. Dal 2019 è attivo il suo sito www.vincenzogiarritiello.it
http://www.vincenzogiarritiello.it

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