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Martina Esposito: “la fotografia come linguaggio d’arte” | Gli articoli di Vincenzo Giarritiello

Con l’inaugurazione della mostra fotografica Soglie di Martina Esposito, sabato 3 ottobre all’ArtaGarage di Pozzuoli – Parco Bognar, 21 – ha preso il via la IV edizione di FOTOARTinGARAGE coordinata da Gianni Biccari, che durerà fino a fine giugno 2021. Per far conoscere al pubblico gli artisti che si alterneranno alla rassegna, ci siamo ripromessi di intervistarli uno per uno durante il vernissage della loro mostra.

Con la speranza di mantenere fede a questo impegno, iniziamo con Martina Esposito.

Martina sei fotografa di professione o fai altro nella vita?

Sono fotografa di professione e tre anni fa ho iniziato un percorso accademico che sto per concludere: la mia ambizione è lavorare con la fotografia come linguaggio d’arte anziché con la fotografia commerciale.

Quindi al momento ti occupi di foto pubblicitarie?

Pubblicità, eventi e cose del genere. Del cerimoniale mi occupo molto poco.

Con Soglie che tipo di fotografie presenti?

Soglie è un progetto completamente diverso da qualsiasi altro che finora abbia fatto, essendomi occupata fino agli inizi di quest’anno di reportage sociali: uno su quattro donne transessuali, raccontate con la mitologia greca; uno sul campo rom di Scampia. Nel momento in cui ci è stata imposta la quarantena, non potendo uscire di casa e muovermi verso gli altri, ho scoperto una dimensione più intima che credo sia la svolta nel mio percorso artistico in quanto il lavoro che è venuto fuori lo reputo molto maturo.

Perché la definisci “una dimensione più intima”, che foto sono?

Praticamente ho reso il mio appartamento una camera oscura e ho proiettato il mondo che c’era fuori sulle pareti di casa.

Quindi il Covid paradossalmente ha alimentato la tua creatività…

Sì: questo lavoro senza il lockdown non avrebbe avuto la forza che ha.

Questa è la tua prima personale?

 No, la prima l’ho fatta nel 2018 al Castel dell’Ovo con il reportage sulle donne trans.

Ci parli di questo lavoro sulle donne trans?

Praticamente ho vissuto con queste donne per sei/sette mesi, seguendole nella loro quotidianità. Mi è piaciuto raccontarle con la mitologia greca perché, secondo me, la mitologia greca è la cosa più aulica che esista: mi piaceva accostarle a una realtà così alta visto che, nonostante siamo nel 2020, persone come loro sono ancora schernite e vivono comunque per stereotipi.

Come ti sei approcciata alla fotografia?

Mi ci sono approcciata cinque anni fa, banalmente: io amo la musica e mi piace la fotografia di concerti. Ho iniziato ad andare ai concerti non solo per ascoltare la musica, ma anche per fotografare. A quel punto mi sono evoluta perché ho capito che attraverso la fotografia avrei potuto dire molto di più.

Dunque non è una passione che coltivi da bambina…

No, io coltivo tante passioni… Ricordo che mio padre, amante della fotografia, da bambina mi faceva utilizzare la sua analogica. Ma l’imprinting così profondo l’ho avuto negli ultimi cinque anni.

Che studi hai fatto?

Ho fatto tre anni di ingegneria senza concludere perché non era la mia strada. A luglio del 2021 mi laureerò in Fotografia Cinema a Televisione alla accademia delle Belle Arti di Napoli.

Dopo Soglie hai altri progetti?

Quest’anno sono stata in residenza artistica a Ravenna ed è nato quello che possiamo definire un sequel di Soglie. La mia idea è quella di raccogliere Soglie e quello che verrà dopo in una specie di zine: il secondo capitolo si intitolerà Riverberi dove proporrò foto frutto della concentrazione sui disegni della luce prodotti in un appartamento, dato che con il lockdown la casa l’abbiamo vissuta con una libertà diversa da quella cui eravamo abituati fino agli inizi di marzo.

In bocca al lupo.

Crepi!

Vincenzo Giarritiello
Vincenzo Giarritiello
Nato a Napoli, ma da oltre vent’anni residente a Pozzuoli, Vincenzo Giarritiello alterna all’attività di scrittore quella di giornalista per passione. Nel 1997 ha pubblicato “L’ultima notte e altri racconti” e nel 1999 “La scelta”. Nel 2017 ha ristampato “La scelta” e nel 2018 ha pubblicato il romanzo breve “Signature rerum” ambientato nei Campi Flegrei. Nel 2019 ha stampato “Le mie ragazze rom scrivono” e “Raggiolo uno scorsio di paradiso in terra”. Nel 2020 ha editato la raccolta di racconti “L’uomo che realizzava i sogni”. Ha pubblicato con le Edizioni Helicon il romanzo “Il ragazzo che danzò con il mare”. Ha collaborato con le riviste online “Giornalewolf.it” e “Comunicare Senza Frontiere”; con quelle cartacee “Memo”, “Il Bollettino Flegreo”, “Napoli Più”, “La Torre”. Fino al 2008 ha coordinato laboratori di scrittura creativa per ragazzi a Pozzuoli e all’Istituto Penitenziario Minorile di Nisida. Attualmente collabora con l’associazione culturale Lux in Fabula con cui ha ideato la manifestazione “Quattro chiacchiere con l’autore”. Nel 2005 ha attivato il blog “La Voce di Kayfa” e nel 2017 “La Voce di Kayfa 2.0”. Dal 2019 è attivo il suo sito www.vincenzogiarritiello.it
http://www.vincenzogiarritiello.it

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