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Quando Bagnoli era un piccolo borgo residenziale e di villeggiatura termale

Questo toponimo, che usato al singolare si trova anche in altre regioni, deriva dal nome della terma Balneolum (in volgare lo Bagnuolo) qui esistente. Questa terma era però molto piccola e angusta; aveva origine dalle radici del monte Olibano. La più antica testimonianza di Bagnoli risale al XIII secolo, nel poemetto latino “De balneis terrae laboris” di Pietro d’Eboli, il quale scrisse che il nome della terma si estese a tutta la località.

Nel 1836 nel corso di lavori di dissodamento nella proprietà di Carmelo Patamia a Bagnoli venne riscoperta, insieme a molte altre l’antica sorgente termale di Balneolo.

La sorgente si trovava ai piedi del monte Olibano, a Bagnoli, lungo la strada che porta a Pozzuoli, nel 1540 fu sommersa dalla cenere dell’eruzione di Monte Nuovo.

Il Vicerà Don Pedro di Aragona incaricò nel 1666 il medico Sebastiano Bartolo, professore primario di anatomia e filosofia al Ginnasio di Napoli, di ritrovare tutte le sorgenti disperse.

Il Bartolo individuò tre aree geografiche, lungo il percorso che da Napoli conduceva a Miseno e nel 1668, per ordine del viceré, furono collocati lungo questo percorso tre epitaffi in latino per informare i viaggiatori diretti a Pozzuoli delle virtù terapeutiche delle sorgenti esistenti.

Il primo epitaffio, visibile ancora oggi, fu posto nel Parco archeologico Virgiliano alle spalle della chiesa di Santa Maria a Piedigrotta, a Napoli.
La parte superiore contiene l’elenco dei primi dodici bagni compresi tra Agnano e la costa di Bagnoli-Pozzuoli, la parte inferiore contiene il famoso distico dettato da Virgilio morente:

Mantua me genuit, Calabri rapuere, tenet nunc Parthenope; cecini pasqua, rura, duces (Mantova mi generò, la Calabria mi rapì, mi tiene ora Partenope; cantai i pascoli, i campi, i condottieri)”.

Il secondo epitaffio fu posto nei pressi del tempio di Serapide e individuava la zona compresa tra Pozzuoli e il golfo di Baia e, attualmente è posto sotto Porta Napoli a Pozzuoli.

Il terzo epitaffio è andato perduto ma si sa che individuava la zona che va da Baia a Capomiseno, infatti, lungo questo percorso si trova Punta Epitaffio così chiamata proprio perché ospitava la terza lapide.

Dalla metà del ‘800, ad opera del marchese Candido Giusso, proprietario terriero facoltoso, fu costruito un intero quartiere residenziale ‘moderno’ accanto al casale antico, e così Bagnoli si trasformò in un piccolo borgo residenziale e di villeggiatura termale con la litoranea con belle spiagge, le sorgenti termali e una campagna luminosa.

Infine, la realizzazione del primo tratto della linea cumana aveva collegato Bagnoli al centro di Napoli consentendo ai villeggianti di spostarsi facilmente.

Così, tra la seconda metà dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento il termalismo flegreo visse l’ultima epoca d’oro tra antiche terme ritrovate e nuove sorgenti con la nascita di nuovi stabilimenti, eleganti e confortevoli realizzati nel nuovo stile Liberty.

Tra le terme ricordiamo: le Terme di Agnano, le Terme Masullo, le Terme Tricarico, le Terme Cotroneo, le Terme Rocco e le Terme Manganella (sorte lì dove si trovava il Bagno di Giuncara descritto da Simone Bartolo) a Bagnoli.
Tra le stazioni Dazio e La Pietra della Ferrovia Cumana sorsero le Terme La Pietra, lo Stabilimento termo-minerale del Balneolo, le Terme Minerali Di Leo, le Antiche Terme Calatura, le Terme Vitolo.
A Pozzuoli si ricordano le Terme Terracciano, le Terme Puteolane, le Terme La Salute e le Terme Pisano Verdino.

A sostegno dello sviluppo del termalismo flegreo furono costruite nuove strade e furono incrementati nuovi sistemi di trasporto.

Infatti, intorno al 1880 fu inaugurata la prima linea omnibus (carrozze su rotaie trainate da cavalli) che collegava Napoli (Fuorigrotta) con Pozzuoli passando davanti a tutte le terme poste lungo il percorso.

La linea estesa fino a Torregaveta fu in seguito sostituita dal tram.

Allo stesso tempo veniva realizzata la Ferrovia Cumana da Napoli a Torregaveta che, pur essendo già in funzione dal 1889, fu però inaugurata ufficialmente il 1º giugno del 1892.

Ma già dalla metà ‘800 si erano avvertite piccole avvisaglie di cambiamento, infatti, nel 1853 Ernesto Lefevre impianta sulla spiaggia di Coroglio la prima industria chimica napoletana, a poca distanza dalle vetrerie di Melchiorre Bournique e di Vincenzo Damiani.

All’inizio del ‘900 in questa area vediamo l’insediamento di industrie quali ILVA, Eternit, Cementir, Montecatini.

Da “Bagnoli anni cinquanta 1911 – 1961”, edito a cura dell’Italsider 1961

A bagnoli arriva l’Ilva

Nel 1904 il lucano Francesco Saverio Nitti fu eletto in Parlamento e fu nominato consulente del Presidente del Consiglio Giovanni Giolitti in merito alla Legge speciale sullo sviluppo di Napoli.

Nitti era convinto che Napoli dovesse acquisire un ruolo centrale in un programma di industrializzazione del Mezzogiorno.

L’ 8 luglio del 1904, veniva varato il pacchetto di provvedimenti, tra gli altri una serie di agevolazioni insediative e fiscali, la cosiddetta legge Nitti, che permise il decollo della zona industriale a est e la localizzazione di quel grosso polo siderurgico a Bagnoli che si sarebbe realizzato cinque anni più tardi, occupando subito 2000 operai: la cosiddetta Legge speciale.

Il gruppo ILVA, sfruttando gli incentivi predisposti dalla Legge speciale impianta uno stabilimento siderurgico a Bagnoli.

La fabbrica, inaugurata il 19 giugno 1910, che occupava la Baia di Bagnoli, già utilizzata per le prime forme di turismo balneare, durante la Prima guerra mondiale, per far fronte alle commesse belliche fu ampliata e giunse a impiegare 3.800 operai.

Su una superficie di 1.200.000 mq, l’Ilva di Bagnoli è uno stabilimento votato alla produzione di massa, con un alto livello tecnologico e una numerosa manodopera, infatti il personale passa da 2.500 a 3.800 unità provenienti da Napoli e da tutta la provincia.

Lo stabilimento di Bagnoli nel 1961. Da “Bagnoli anni cinquanta 1911 – 1961”, edito a cura dell’Italsider 1961

Ma questa è un’altra storia!

Anna Abbate
Anna Abbate
Archeologa, consulente informatica e web design freelance. Nata a Napoli, si occupa dal 1971 di Information Tecnology dopo essersi formata alla IBM come Analista Programmatore. Dopo una vita vissuta nel futuro ha conseguito la Laurea Magistrale in Archeologia presso l’Università degli Studi “Suor Orsola Benincasa”. Divide il suo tempo tra la passione per l’informatica e la ricerca storica. Con alcuni amici archeologi ed antropologi ha fondato nel 2011 il “Gruppo Archeologico Kyme”, associazione di promozione sociale, della quale attualmente è presidente, organizzando giornate di valorizzazione e promozione del patrimonio storico-archeologico e delle tradizioni dedicate soprattutto alle scuole. Si occupa, in particolare di Napoli e del territorio flegreo. Ha pubblicato i libri "Da Apicio... a Scapece (Valtrend Editore, 2017), "Biancomangiare... il Medioevo in tavola" (Valtrend Editore, 2018).

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