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Non sempre è una vera scelta

Il costante aumento di materie prime manipolate, edulcorate, trasformate, raffinate allontana sempre più dalla conoscenza e dall’informazione giusta e veritiera sul cibo che si mangia.

Non c’è nessuna possibilità nella grande distribuzione di sapere per certo da dove proviene quel determinato alimento. Questo crea una grande confusione nel consumatore, che nella scelta del cibo è completamente disorientato.

Oggi, l’industria gioca molto sull’aspetto della disinformazione produce prodotti con packaging, involucri, con “effetto sirena”, tali da farli sembrare buoni, naturali e genuini di colore tale da condizionarne emotivamente la scelta.

La scelta deve avvenire in tempi brevi, non sempre si ha il tempo per decidere razionalmente quale è il prodotto più conveniente in termini di salute, inoltre la disinformazione non aiuta.

Le strategie di marketing, un tempo si basavano sulla persuasione di acquisto di prodotti “convenienti”, oggi si assiste ad un allineamento agli stereotipi, la pubblicità mira quasi esclusivamente al piacere, all’aspetto emozionale con effetto ipnotico. Il più delle volte non vi è riferimento sul reale contenuto e sulla qualità della materia prima se non in maniera strumentale, nel senso che non sempre quello che viene pubblicizzato corrisponde a verità, l’importante è indurre in chi compra una visione positiva del prodotto.

Un esempio è su “non contiene zuccheri” e invece molto spesso si tratta di un prodotto dolce che contiene sicuramente altri tipi di dolcificanti ancor più dannosi dello zucchero bianco.

Gli alimenti fortificati con l’aggiunta di vitamine, la cui concentrazione è decisa dalle aziende di produzione, sono accolti molto positivamente pur non conoscendo l’effetto sull’organismo, spesso è un’assunzione inutile se non deleteria, tali vitamine si trovano invece naturalmente in molti alimenti come frutta e verdura.

Queste strategie di marketing quasi sempre nascondono una qualità veramente scadente ma in grado di condizionare enormemente la scelta  del consumatore.

Le scelte alimentari conseguenti a questo fenomeno hanno un effetto enorme sulla salute umana e sulla qualità della vita.

Non sempre si ha consapevolezza di quanto le scelte alimentari possano influire sulle condizioni di salute. La ricerca scientifica e studi epidemiologici responsabilizza verso una maggiore consapevolezza e pare dirci che è dalle scelte personali che dipende la nostra salute. 

Perché tutto è cambiato

Non ce ne siamo neanche accorti ma da un certo momento in poi qualcosa è cambiato in maniera inesorabile e quasi irreversibile o forse no. Il modo di percepire e di rapportarsi al cibo si è modificato enormemente nell’ultimo secolo, tutto è iniziato con l’avanzare di processi produttivi disumanizzati dell’industria del cibo.

I cambiamenti delle abitudini alimentari sono dovuti in parte alla grave alterazione, che si è verificata nel corso degli ultimi 50 anni, del rapporto uomo-natura, ci si è allontanati dal senso naturale dell’alimentarsi. Tutto è iniziato negli anni 50 con la rivoluzione verde che ha totalmente stravolto le modalità di coltivazione e introdotto l’indiscriminata manipolazione degli alimenti.

L’industria esercita così, un controllo sempre maggiore sulle scelte dei consumatori modificando non solo le abitudini alimentari ma anche la stessa struttura chimica di alcuni alimenti.

L’alterazione del rapporto con la natura si ripercuote sull’alterazione dell’alimentazione dell’uomo moderno. Basta dare un’occhiata al passato per constatare gli enormi cambiamenti verificatisi in campo alimentare.

Mentre nel 1800 in Europa si consumavano annualmente circa 300 chili di pane a testa, nel 1965 il consumo era sceso a 95 chili mentre nello stesso lasso di tempo il consumo di carne era salito da 13 chili pro capite a ben 75 chili.

 L’alimentazione a base di cereali integrali si è, nel tempo, orientata verso un maggior consumo di grassi saturi e di proteine animali. 

Verso la fine dell’800 ed i primi del ‘900 sono praticamente spariti da buona parte dell’Europa i mulini ad acqua e mulini a pietra, ed è cominciata l’azione inesorabile della raffinazione: mentre in passato si consumava il 90% del cereale integrale e circa il 10% di farina raffinata, col tempo, la situazione si è del tutto capovolta.

L’uomo non ha mai mangiato come mangia oggi: con la raffinazione, si perdono le fibre, le vitamine e altre sostanze nutrienti, ma questo consentì grandi vantaggi commerciali perché allontanando la crusca e il germe i prodotti si conservano a lungo senza irrancidire, sono più soffici, non c’è bisogno di masticarli, sono più dolci e si cuociono più velocemente.

E’ intorno agli anni trenta che i primi epidemiologi della nutrizione scoprirono che molte malattie erano causate dalla perdita di vitamine e nutrienti essenziali nella raffinazione , incentivando così il business della fortificazione degli alimenti sostituendo la naturale ricchezza nutritiva con una manciata di minerali e vitamine come se fossero una pillola magica.

Inoltre, meno di due secoli fa, non esisteva, sul mercato, altro zucchero che quello di canna, di colore marrone, importato dai tropici, ma poi l’Europa iniziò ad estrarre zucchero dalla barbabietola, con un processo dove venivano distrutte tutte le sostanze minerali e le vitamine rendendolo, infine, un prodotto morto anche se di sapore gradevole, composto da calorie cosiddette vuote.

Un discorso simile può essere fatto anche per la raffinazione del sale marino, per la spremitura industriale “a caldo” degli oli e per altri alimenti che sono stati ampiamente distrutti o impoveriti delle loro qualità organolettiche e nutrizionali.

Patrizia Isita
Patrizia Isita
Patrizia Isita, Biologa Nutrizionista ha frequentato la scuola di specializzazione di Chimica e Tecnologia Alimentare, ha studiato per anni Discipline Integrate per il trattamento delle Malattie della Nutrizione. Esperta di Alimentazione Preventiva e Adiuvante in Oncologia. Segue un approccio di alimentazione sana e naturale e sostenibile, collaborato per anni con Università di Napoli “Federico II”. Esperta in Armonizzazione Posturale, Terapista e Istruttrice Shiatsu, questi studi paralleli hanno consentito un approccio a stili di vita sani e consapevoli che portano ad un benessere psico-fisico. Presidente dell’associazione “L’Orto Consapevole”, no-profit, che svolge attività di informazioni sul territorio sui danni causati da una cattiva alimentazione e divulgazione della cultura alimentare ed educazione nutrizionale, sfatando molti luoghi comuni che allontanano da uno stile di vita sano ed equilibrato. Segue i pazienti in un percorso continuo di Educazione Alimentare affiancato sempre ad una dieta corretta. Convinta che una nutrizione adeguata e sostenibile valorizza le produzioni e le tradizioni enogastronomiche locali e può essere di aiuto nella cura e nella prevenzione delle malattie degenerative per mantenere un buono stato di salute.

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