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“Libro, questo sconosciuto!”

Entrare in metropolitana, o in un autobus, e trovare delle persone intente a una sana lettura, è un’impresa alquanto ardua oggigiorno.

Secondo un rapporto Istat del 2018, soltanto il 40,6% della popolazione in Italia, legge almeno un libro all’ anno.

Se qualcuno vorrebbe trovare una magra consolazione in tutto questo, sappia telo: non c’è.

Nel paese dell’arte e dei grandi poeti, scarseggia il numero di coloro che amano il buon vecchio “monumento cartaceo”, preferendo magari dedicarsi a uno dei tanti giochi online, che la rete offre anche gratuitamente, oppure trascorrere sui social network una buona mezz’ora verificando gli ultimi post aggiunti, o cercando di inventarsene uno per accaparrarsi il maggior numero di like. 

Il sud Italia rappresenta la parte del paese meno zelante, isole escluse, solo il 26,7% della popolazione legge almeno un libro all’anno.

Nell’autonoma Sicilia la percentuale è del 24,9%, mentre in Sardegna 44,7%.

A primeggiare, come si evince, sono le regioni del nord: nel Nord-ovest il 49,4%, e nel Nord-est il 48,4%.

Sono i giovani i maggiori “divoratori di libri”, la quota dei lettori tra i 15 e i 17 anni è di circa il 54,5%.

Le donne in assoluto hanno una percentuale maggiore rispetto agli uomini, il 46,2% delle lettrici contro il 34,7 dei lettori.

Nella nostra area flegrea, in una serie di interviste condotte dal sottoscritto su un campione di cento soggetti tra uomini e donne, è emerso che 7 donne su 10 affermano di leggere in media 6 libri all’anno, mentre sono 4 su 10 gli uomini che leggerebbero in media 3 libri nell’arco di un anno.

Di biblioteche popolari, o casa della lettura, ce ne sono in media una in ogni area della zona flegrea, se si considera che un quartiere come Pianura conta poco più di 100 mila abitanti, e che tra le sue file vanta una piccola Biblioteca pubblica comunale, situata all’interno di un istituto comprensivo, e una casa della cultura, che nello specifico offre dei servizi rivolti ai giovani, quali: “Sportello informagiovani, una sala prove comunale, qualche aula studio, rock archivio, Fab lab”.

Mentre nello stesso quartiere si contano almeno 8 centri scommesse, come a dire che la cultura e lo sforzo teso a convogliare a essa le nostre menti, vale poco rispetto al guadagno che sul territorio si può avere, mediante la “formula” del gioco. 

“I figli, come li cresci così te li trovi”, cita un proverbio, e in questo caso calza a pennello. Come si può pretendere di trovare un popolo volto all’accrescimento personale mediante lo studio e la lettura, se tutte le informazioni, le pubblicità, e gli input che “subiamo” provengono dal gioco d’azzardo, dagli smartphone sempre più tecnologici, e conseguentemente dai social?, materia per i sociologi, che tutt’ora si interrogano sulla qualità del nostro sistema informativo, sempre più variegato e forse sempre più triste.

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Redazione
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