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Arriva “Flegrella”, favola scientifica per bambini che spiega i fenomeni vulcanici dei Campi Flegrei

La favola, appena uscita per l’ edizione di Villaggio Letterario per la Collana ScuolArt è un racconto che spiega in termini divulgativi cosa sono fisicamente i Campi Flegrei e i particolari fenomeni vulcanici che li accompagnano. Il testo, dedicato ai bambini è stato scritto da Franco Foresta Martin, Anna Russolillo e Sandro de Vita. La storia è corredata da molte belle immagini, foto, disegni e mappe. I personaggi sono disegnati da Fiammetta Foresta Martin e il progetto grafico è stato realizzato da Massimiliano Riso.

Il racconto si apre con un riferimento filosofico risalente all’antica Grecia. Fu nel V sec. a.C. infatti che Empedocle disse che il mondo è diviso in quattro elementi fondamentali: aria, acqua, terra e fuoco. Nei Campi Flegrei sembra che il fuoco legato ai vulcani sia quello prevalente.
La favola scientifica inizia spiegando che “Ogni vulcano ha il suo carattere: c’è quello che sbotta, quello che borbotta, quello che soffia e quello che dorme sempre”. Nel mondo ci sono più di 1300 vulcani potenzialmente attivi, ma solo 500 di questi hanno eruttato in tempi storici.
La favola scientifica utilizza una serie di personaggi ben disegnati e caratterizzati che hanno lo scopo di spiegare ai bambini quali sono gli elementi vulcanici che caratterizzano l’area flegrea: Flegrella e i suoi figli.
Flegrella è il vulcano, anzi “l’apparato vulcanico con al suo interno circa settanta centri eruttivi”. Flegrella chiarisce che “Campi Flegrei” vuol dire “Campi ardenti”, ma ora questi ultimi “sono una grande caldera in stato di quiescenza con un diametro di 15-18 Km” (p. 11). Più avanti viene chiarito che la zona è interessata da un fenomeno unico: il bradisismo, cioè un “lento sollevamento e abbassamento del suolo”. Se il magma è roccia fusa, che contiene gas e cristalli di vari minerali, “la lava è il magma che ha perso parte dell’acqua e dei gas che conteneva inizialmente” (p. 19).


Tufiello è il secondo personaggio della favola, ed è uno dei figli di Flegrella. Egli si presenta in prima persona: “Io sono Tufiello e ho preso il nome da una roccia vulcanica chiamata “tufo”. Il “tufo” si forma in seguito a eruzioni esplosive che frammentano il magma in tante particelle, trasformandolo in ceneri. Queste particelle, accumulandosi sul suolo, si induriscono trasformandosi in una roccia: il tufo, appunto” (p. 20). Il primo figlio più grande di Flegrella invece si chiama “Pipè”, diminutivo di Piperno, materiale vulcanico durissimo. Egli dice di sé: “Mi trovate nei palazzi più belli del centro storico di Napoli. Se vi guardate intorno, provate a riconoscermi nelle colonne dei chiostri, nei frontoni e nelle facciate dei palazzi monumentali. Mi presento di colore grigio scuro con eleganti motivi a fiamme nere.” (p. 21). Altro figlio di Flegrella è “Scorione”, cioè un frammento di magma consolidato e pieno di bitorzoli. Dice di se stesso: sono la “scoria vulcanica pieno di bitorzoli, spuntoni e buchetti.” (p. 22). La bambina si chiama invece “Pomicetta”, cioè “un frammento di magma molto poroso. Sono leggerissima, tanto che posso galleggiare sull’acqua”. (p. 23). Le ultime nate sono invece le “Cenerine”. “Noi siamo tre sorelline, e parliamo sempre tutte in coro! Anche noi siamo minuscoli frammenti di magma che si formano durante le eruzioni esplosive. La nostra formazione è molto spettacolare: veniamo scagliate in alto nell’atmosfera, formando nubi eruttive”. (p. 24). L’ultimo personaggio della favola è “Ilavayou”. La “donna” dice di sé: ”Il mio nome è un gioco di parole, deriva da lava, ma riecheggia anche l’inglese “love”, amore. Nasco da eruzioni vulcaniche relativamente tranquille, dette effusive. Non sono comune, forse perciò faccio la preziosa. Quando mi raffreddo divento una roccia durissima. Sono molto utile come materiale di costruzione.” (p. 25).


Ora è la volta della presentazione di Flegrella: ”Sono nata quasi 40 000 anni fa in una terra dove c’erano già tanti altri vulcani. Tutti immaginano i vulcani come delle montagne con un cratere in cima. Una caldera invece sprofonda all’interno della crosta terrestre. Quando nella crosta terrestre si formano serbatoi che contengono grandi quantità di magma, le cosiddette camere magmatiche, può accadere che eruzioni esplosive le facciano svuotare rapidamente” (p. 26). L’ultima eruzione dei Campi Flegrei è avvenuta nel 1538 e ha generato Monte Nuovo. Ma c’è una correlazione con tutto questo e il Vesuvio? Lo scoprirete nella prossima puntata, cioè con la prossima storia che sarà intitolata “Vesuvino”.

Ciro di Fiore

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