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Festa dei Giornalisti. Celebrazione con monsignor Carlo Villano, ausiliare della diocesi di Pozzuoli

«Gli operatori della Comunicazione si assumono la grande responsabilità di saper ascoltare. Di saper incontrare le persone. Ascoltare le loro storie. Saper ascoltare le loro vite. Questo noi lo sperimentiamo soprattutto nelle persone che soffrono. Le persone che bussano alle porte del nostro Paese. Sappiamo ascoltare le loro vite? Guardarle negli occhi? Metterci faccia a faccia? Guardiamo i loro volti. Perché la capacità d’informare, ascoltare, leggere la realtà è la capacità di annunciare. Siamo chiamati ogni giorno a leggere e interpretare i fatti della nostra vita. Ma in questa realtà ci sono sempre le storie delle persone. C’è la vita. Vorrei imparassimo a raccontarla». Questo l’invito del vescovo Carlo Villano, ausiliare della Diocesi di Pozzuoli, della Santa Messa celebrata in memoria di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti, lo scorso lunedì 24 gennaio, nel Vocazionario di Pianura.

La presenza del presule è stata richiesta dall’Associazione della Stampa Campana – Giornalisti Flegrei insieme al Centro studi sul Giornalismo “Franco Mancusi”. Prima della celebrazione è stata donata al vescovo la statuina di don Giustino, divenendo una tappa del tour delle Istituzioni locali alla riscoperta del parroco pianurese di cui il 15 maggio ci sarà la cerimonia di canonizzazione.

«Ricordiamo sempre l’ascolto e il rispetto delle persone che raccontiamo. Raccolti in eucarestia, abbiamo ascoltato la parola di Dio, e ci siamo posti in ascolto delle parole di Papa Francesco. La parola di Dio è performativa, disse Benedetto XVI, per questo ci muove all’azione. Che ci muova all’azione, quindi, e che ogni parola da noi adottata metta in moto dei processi. Chiediamo al Signore che ci aiuti e che questi processi siano sempre rispettosi della vita umana. Comunichiamo le cattive notizie – ha ricordato Villano -, comunichiamo anche le buone notizie: la vita di Don Giustino. Grazie per quanto racconterete».

foto di Salvatore Basile

«Il ruolo degli operatori della Comunicazione è sempre più delicato; l’ascolto è difficile in una realtà costantemente bombardata da messaggi, e la voce dei più deboli appare lontana, un’eco che appena si coglie, ma è a loro che dobbiamo tendere l’orecchio, perché anche la loro storia che va raccontata». Sono queste le parole di Claudio Ciotola, presidente dell’associazione, che attraverso le dirette social, ha permesso anche a chi non poteva fisicamente essere presente, di partecipare all’evento, organizzato nel pieno rispetto delle normative anticovid.

Non casuale, infatti, la scelta del Vocazionario, «questa è la cappella di don Giustino, e celebriamo qui oggi questa funzione ricordando anche il suo insegnamento di ascolto e rispetto delle persone. Tutte le persone, a partire proprio dalle più deboli, dalle più fragili, dalle ultime. A noi preme sottolineare il rispetto della realtà che viviamo. Con spirito critico e rispettoso dei valori deontologici e della dignità della vita di ogni uomo». Nelle parole di Don Ciro Sarnataro, vicario generale della Società Divine Vocazioni.

Un insegnamento caro a molti dei presenti, tra cui Ciro Biondi, Lillo Bonaccorso, Luigi Borrone, Antonio Di Maio, Antonio Grimaldi, Fabio Iacolare, Tonino Morra, Mario Orlando, Luigi Panico, Rosaria Polverino, Rosario Scavetta ed Ennio Silvano Varchetta, Salvatore Basile, un insegnamento che è la strada su cui continuano a muoversi i giornalisti flegrei.

Rosaria Morra

Redazione
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