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“Storia di Eleonora de Esneider”, il romanzo di Vincenzo Crosio. La recensione di Mimmo Grasso

Questo romanzo  è la storia travagliata di un uomo che si dibatte nelle difficoltà della vita nella sua epoca, cercando di sfuggire dal corso che il destino gli ha assegnato. Attraverso continui colpi di scena, il lettore rimane incollato alle pagine, inseguendo il protagonista in un vortice apparentemente senza fine. Nel romanzo traspare il genio drammatico dell’autore che  pone l’attenzione su quella parte più debole della popolazione che, a causa della povertà e dell’ignoranza, trovava nel delinquere l’unica via possibile, oltre alla denuncia contro il sistema giudiziario, che puniva anche i furti comuni con la pena di morte. Ma per il protagonista l’ultima speranza porta il nome di un amore quasi impossibile. Il racconto si sviluppa in una città di mare con abitanti,contesa da Austria, Germania,Inghilterra,  e sovrastata da un vulcano.

Chi ha letto o leggerà la Storia di Eleonora de Esneider la riconoscerà in questa sinossi. Penso che anche l’autore, Vincenzo Crosio, la userebbe per una quarta di copertina.  Senonché non si tratta del riassunto della storia di Eleonora e di Carlos de Oliveria, il suo giovane amante, ma di quella di Paul Clifford, romanzo scritto da Edward Bulwer-Litton nel 1830. Ho trascritto la sintesi del romanzo di Bulwer da internet.

In ordine all’ambientazione, la scenografia è caraibica ma il vulcano, la presenza di un regnante spagnolo e la lotta tra potenze che hanno ampiamente occupato anche il nostro territorio, direttamente o meno, fa pensare a Napoli. L’avvertenza, tuttavia, è, come diremo più avanti, che ogni agglomerato urbano sviluppatosi lungo le coste ha le caratteristiche dell’Isola di Vera Cruz, dove vivono i protagonisti di Crosio.

Nascono, a questo punto, due questioni.

La prima riguarda i “meme”, i “calchi dell’immaginazione”  che hanno agito in Crosio nella stesura di questo lavoro; la seconda riguarda il suo stile, vale a dire dove collocarlo, se è  legittimo catalogare in un sistema una produzione creativa. Ovviamente sì, è legittimo, se tale produzione evoca un sistema sociale, una memoria storica,  e ad esse si adegua. Penso, adesso, a “Memoria dei poeti e sistema letterario” di Gian Biago Conte, in cui lo studioso intercetta un sistema di riferimenti storici (e contemporanei) mediante l’osservazione di segnali minimi percepibili nei testi per cui un lemma posizionato in modo strategico nel testo, il cursus della stessa punteggiatura, rinviano ad altri autori arricchendo di senso la segnaletica significante del testo poetico.

Porterò, in merito,tra poco, due esempi che riguardano Crosio nel cui immaginario  domina Jack Sparrow, il noto pirata di una serie filmica, al punto che l’autore ama firmarsi così ma ricorrendo, nel contempo, ad altri pseudonimi che, alla Pessoa, finiscono per essere dei veri e propri eteronimi. Se mi firmo “Jack Sparrow” è evidente che (Montale “Buffalo, e il nome fece il resto”)  il nucleo della mia immaginazione orbiterà nelle Antille, tra rituali macumberi e magia,colpi di scena e affanni, che i personaggi saranno a intreccio e imprevedibili,  che la trama sarà rocambolesca. Intendo dire che, creativamente, Crosio è come Zelig, il personaggio di Woody Allen che si mimetizza con gli ambienti in cui si trova e con le persone che frequenta. A  cosa è dovuto questo fenomeno? Diamo una possibile soluzione: si tratta di ciò che Sergio Piro, con un titolo complicato, chiama “Antropologia trasformazionale”, vale a dire la capacità che hanno tutte le persone di trasformarsi sulla base di un cambio o sostituzione di immagini e rappresentazioni mentali. Oserei dire, pertanto, che la creatività di Crosio sia composta da porte girevoli, un po’ come accade agli attori, addestrati ad entrare nella parte assumendo tutte le caratteristiche del personaggio da mettere in scena. 

Pensiamo di conoscere abbastanza la produzione letteraria di Crosio, che ha esordito come poeta ponendosi nella scia di Kerouac o Ferlinghetti, innestata a sua volta nella cultura orientale,  continuando a farlo, anche tramite il jazz,  non solo come autore ma come organizzatore di eventi. Questo romanzo. altresì,  è, per vari aspetti la continuazione del primo,  il koan del ramo spezzato, la cui  impostazione è decisamente politica e il cui protagonista,Oscar La Cayenna,  salta da un romanzo a un altro e ritroviamo nella storia di Eleonora come  Isaia Sales dei duchi di Buonvicino in provincia di Salerno, alias Papillon, giacché è Papillon il personaggio (si chiamava Henry Charriere e pubblicò le sue memorie nel 1969)  che più si avvicina a quello di Oscar La Cayenna, ovvero Oscar della Guyana Francese. Sia il Koan del ramo spezzato sia La storia di Eleonora sono strutturati come sceneggiatura per un  film d’avventura o serial televisivo,dunque ideologicamente generalisti o concepiti per il mainstream.

Il romanzo di Eleonora appartiene al genere storico, inaugurato da Walter Scott, poi trasformatosi in quello d’avventura. Fra gli antecessori di Crosio vi sono certamente Defoe, Verne e, soprattutto, Dumas. 

Quanto allo stile, Crosio ama raccontare per raccontare, dunque con le sue riprese e ripetizioni stilistiche (tipo:”come dicevamo””allora” “abbiamo già detto che”)   segue i criteri dell’oralità,come uno venuto da lontano e che, stanco e con la bisaccia piena di “cunti”,   dice “mettetevi in cerchio perché adesso vi racconto una storia”, possibilmente davanti a un camino acceso e in una notte buia e tempestosa. 

Dicevamo del sistema letterario, dei segnali minimi percepibili che rinviano ad altri autori arricchendo di riferimenti il testo,l’ambiguità e plurisenso  sulle quali esso si poggia. Annotiamo qui un passaggio:” Oscar aveva un’aria stanca, il peso di quegli anni, tempestosi e bui, si faceva sentire”.

Annotiamo di nuovo: “Anni tempestosi e bui”. Come comincia il romanzo di Bulver? Con il più famoso degli incipit, quello usato anche da Snoopy: “Era una notte buia e tempestosa”, l’ideale per raccontare favole e avventure. Non possiamo non vedere Crosio col cappello siberiano col quale ama farsi ritrarre,  un po’ da patafisico,  mentre Woodstock , il passerotto (sparrow, no?), gli suggerisce qualcosa e lo ispira. 

Un altro segnale minimo percepibile che costituisce una chiave di decodifica degli avvenimenti e dei luoghi e che fa da contraltare a Crosio fumettista è “la mappa di Tom”. Cos’è? René Thom , matematico, ha recato il maggior contributo alla topologia differenziale, ma è noto in particolare per la teoria delle catastrofi, con la quale ha cercato di applicare la matematica ai fenomeni naturali. In particolare, la teoria studia i modelli matematici di fenomeni discontinui causati dalla variazione dei parametri da cui dipendono. Thom ha classificato sette possibili tipi di catastrofi elementari, dove per catastrofe si intende un cambiamento improvviso di un processo strutturalmente stabile. Questa teoria si applica alla genesi ed all’evoluzione in campi che vanno dalle scienze fisiche (meteorologiafisicaingegneriabiologia) alle scienze umane e sociali (linguisticasemioticaetologiasociologiaeconomia). Secondo Thom, il mondo non è caotico, ma è una serie di strutture razionali la cui successione è oggetto d’indagine della morfologia. Faccio notare che fra i lavori di Crosio ci sono gli Idilli, bozzetti per una cartografia semantica del nuovo mondo.

Da quest’angolazione, la storia umana di Eleonora e di tutti gli altri protagonisti del romanzo é catastrofica, fatta di razionalità e prevedibilità (status sciale, somma dei vissuti) ma è stravolta da eventi improvvisi, imprevedibili ma presagiti. Non è per caso che il vero amante di Eleonora non sia Carlos de Oliveira ma, ex abrupto, Jack Sparrow-Jack La Cayenna.  Vera Cruz (“cruz” è foneticamente affine a “crosio”) non può che essere teatro di continue e alternate rivoluzioni psicosociali.  L’ambiente caraibico, infatti, è caratterizzato da turbolenze climatiche e  sembra replicarsi nel modo di sentire degli individui. Un conto è vivere a Milano, dove la nebbia,misteriosamente, “c’è ma non si vede”; altro è vivere a Napoli, fra terremoti e vulcani periclitanti, icone di fuoco e processioni del sangue. In altri termini, il copione che ciascun gruppo sociale recita è anche quello dell’ambiente e del clima. Questi aspetti sono stati analizzati da Carpenter, in Clima e storia, e da altri studiosi. La musica che ascolteremo tra poco penso sia  auto replicante, in termini di sonorità evocativa,  di questi argomenti. 

Verso la fine del romanzo Crosio indugia sulle derivate di Leibniz in ordine al prodotto dei fattori. E’ un ulteriore ponte verso la “mappa di Thom”, un gioco di equivalenze tra gli accidenti del caso,  il desiderio di stabilizzare la vita mediante profezie che si autoavverano,  quelle dei personaggi ma anche della sua propria vita, è il bisogno di riferirsi ai numina, agli auctores la cui autorità dovrebbe confermare e soddisfare  la necessità di un ipse dixit che giace nell’occipite di ciascuno.

Spia, brigante, rivoluzionario,romantico, viaggiatore in arrollo attorno alla sua scrivania, Crosio mi sembra voler interpretare l’uno e i molti ma sempre fedele alla propria lealtà

e utopia mentre annota i meccanismi strutturali, quelli economici, che generano conflitti ideologici.Un’ultima annotazione: ho scoperto che Crosio ha cominciato a tradurre l’Odissea. E’ un lavoro titanico in cui bisogna tener bene in evidenza l’aura semantica, particolarmente complessa, della lingua dello pseudo-Omero. Per fortuna, non si tratta di traduzioni isometriche, come tende la moda oggi ma che, alla Antoine Berman, tendono a trasformare l’hostis (il testo da affrontare) in ospes ( lo “straniero protetto) per andare, insieme, verso un “albergo lontano”.

Mimmo Grasso

Redazione
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