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SI GIOCA A REGOLA D’ARTE AL MANN


Il primo ad osservare in ogni direzione il tema del gioco è stato nel 1938 lo storico Johan Huizinga nel saggio Homo ludens.

Il gioco non solo fatto per divertire, ma come attività che fa acquisire agli uomini la creatività, il senso critico, l’autostima, il senso dell’umorismo, il superamento della noia esistenziale e della solitudine, il gusto del piacere e per ultimo, ma non per ultimo, ogni tipo di interesse culturale.

“Giocare a regola d’arte” è il titolo della interessante mostra che ieri è stata inaugurata al Museo Archeologico di Napoli a cura di Paolo Giulierini ed Ermanno Tedeschi.

Tra amorini e poppatoi di 2500 anni fa c’è il caro Pinocchio, l’iconico Topolino, i simpatici Barbapapà e tante altre opere di ieri e di oggi.

Cinquanta reperti provenienti dai depositi del MANN e altrettante creazioni artistiche contemporanee in un intrigante “gioco” capace di suscitare emozioni, generare nuovi giochi e “giocatori”.

«Quale miglior periodo per aprire una mostra sulla storia del giocattolo se non quello delle feste natalizie? Il MANN ha aderito con entusiasmo a questo progetto internazionale  itinerante che, ad ogni tappa, si arricchisce di nuovi contenuti legati alle specificità dei musei che lo ospitano. Perché il gioco è la magica quotidianità dei più giovani,  ma anche ‘memoria’ per gli adulti… Mettere al centro della programmazione le nuove generazioni  vuol dire dare un senso alla missione di un museo: al MANN lo facciamo con tante attività gratuite, abbonamenti famiglia, un’editoria dedicata, fumetti e tecnologia», dichiara il direttore del MANN, Paolo Giulierini.

“Giocare a regola d’arte” nasce nel 2019 con la mostra “Bim Bum Bam. Il gioco è vita. Il gioco è memoria. Il gioco è arte” – allestita presso la Sala delle Verifiche del Complesso monumentale di Palazzo Chiaromonte Steri di Palermo a cura di Ermanno Tedeschi e Flavia Alaimo. Successivamente, nel 2021, sono stati presentati altri tasselli espositivi al Museo della Ceramica di Mondovì e al Negev Museum a Be’er Sheva in Israele, dove è stata ancora una volta ribadita l’importanza formativa che nasce dalla relazione tra le attività ludiche e quelle artistiche.

La mostra partenopea è stata realizzata in collaborazione con l’Università degli Studi di Palermo.

Il progetto scientifico dell’esposizione del MANN è di Marialucia Giacco (Funzionario archeologo/ Museo Archeologico Nazionale di Napoli); il progetto di allestimento è curato dall’architetto Silvia Neri.

Giulieini, Tedeschi e lo staff del MANN

LA MOSTRA DEL MANN

La mostra si articola in sei sezioni: infanzia; fanciullezza; il gioco semplice; i giochi che fanno crescere; i giocattoli; i giochi che fanno diventare grandi.

Per ogni segmento espositivo, il filo conduttore è il confronto tra forme e modi del divertimento, in un connubio tra i reperti e i loro “omologhi” attuali.

«La mostra è un inno al giocare. Il gioco è arte. Un’opera d’arte può essere vista come  un gioco o rappresentarlo; molti sono gli artisti nella storia dell’arte che si sono cimentati in questa materia. Abbiamo selezionato alcuni artisti per lo più contemporanei che giocano con i loro strumenti e attraverso tecniche disparate sublimano il gioco in forme poetiche. Imparare a giocare significa imparare a vivere», commenta Ermanno Tedeschi. 

SEZIONE INFANZIA

Tra i capolavori del MANN, due fanciulli inginocchiati provenienti da Pompei della II metà del I sec. d.C., un espressivo ritratto di bambina da Sessa Aurunca/ fine I-II sec. d.C., un bimbo in toga da Pompei, I sec. d.C.. E ancora ben nove splendidi reperti tra cui le statuette di kourotrophos di Capua, IV- III sec. a.C., i poppatoi in ceramica fine IV- III sec. a.C. dal Cleveland Museum of Art, e un Amorino in culla proveniente da Egnazia (Puglia), III sec. a.C..

L’arte contemporanea in mostra con gli artisti Carlo Galfione e Francesca Duscià che descrivono, nelle loro tele, l’innocenza degli infanti e il loro sguardo curioso di conoscere il mondo; Edward Spitz trasforma l’iconico Topolino in tenero neonato; Ami Shinar narra lo strettissimo rapporto tra una mamma etiope e il suo piccolo; David Gerstein con la bimba che fa il bagnetto con una papera; Emilia Faro con l’ acquerello con una piccola che guida una macchinina; Sharon Rashbam con un cartone che diventa gioco per il bimbo; Fosca Boggi con le coloratissime ceramiche smaltate.

SEZIONI: FANCILLEZZA, IL GIOCO SEMPLICE, I GIOCHI CHE FANNO CRESCERE, I GIOCATTOLI

Nella sezione dedicata alla fanciullezza sono state esposte sette opere antiche, di cui tre dai depositi. Necessario menzionare un affresco, in cui è raffigurato un Amorino che spaventa con una maschera i suoi compagni proveniente dagli scavi di Ercolano del I sec. a.C. e un ritratto di principe di età giulio-claudia rinvenuto nella casa di Citarista di Pompei di fine I sec. a.C..

Con un salto nella contemporaneità con Enrico T. De Paris, Gabriele Turola, Michal Lazar, e Margherita Grasselli.

Da non perdere alcuni giocattoli per eccellenza del mondo antico: tra questi reperti, figurano le marionette di terracotta da Capua, IV sec. a.C., poste in dialogo con le preziose bambole della collezione di  Renata Frediani e i giocattoli in latta degli inizi del XX secolo.

Interessante la sezione dedicata ai primi giochi “elettronici” degli anni ’50, di Pompeo Vagliani, direttore del MUSLI – Museo della Scuola e del Libro per l’Infanzia. 

Spiccano accanto a queste creazioni le sculture Alterego di Ale Piano o lo Shangai dell’artista Suly Bornstein Wolff.

I GIOCHI” PER GLI ADULTI

Questa sezione comprende il gioco con gli animali con reperti provenienti dai depositi: bronzetti, statuette di marmo, terrecotte. L’arte contemporanea tra maschere comiche e marionette in terracotta con danzatori orientali dell’area area vesuviana, I sec. d.C. con il dipinto di Ezio Gribaudo, la figura ricamata di Nouli Omer, la scultura di Paolo Spinoglio, Pinocchio anni ’30 in legno.

Non manca l’arte partecipata, in cui il pubblico potrà completare un moderno mosaico grazie ai chiodini Pixel Art di Quercetti che ha realizzato il volto di Alessandro della famosa battaglia di Isso.

La mostra presenta nell’ Atrio il “gruppo di Barbapapà” firmato da Giorgio Di Palma e nel Giardino delle Fontane l’installazione “Ad Ovo: coniglio, gallina e ippocampo” di Camilla Ancilotto.

L’esposizione in calendario al Museo Archeologico Nazionale di Napoli dal 10 dicembre 2021 al  2 giugno 2022

Crediti: foto di Valentina Cosentino.

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Anna Russolillo
Napoletana, architetto specializzata in restauro dei monumenti alla Federico II di Napoli. Giornalista, collabora con il quotidiano “Il Roma”. Archeo e Archeologia Viva. Consulente della Regione Siciliana, Parco Archeologico di Himera, Solunto e Iato. Già consulente della Regione Campania, della Soprintendenza Architettonica di Napoli e della Diocesi di Pozzuoli. Ha master e attestati in archeologia e in archeologia subacquea. Già docente di scavo archeologico, rilievo archeologico e aerofotogrammetria. Subacquea con all’attivo numerosi master in archeologia subacquea. E’ fondatore e presidente dell' associazione Villaggio Letterario. Da sempre coinvolta per studio, per lavoro e per passione nel mondo del turismo, dell'arte e dell’archeologia, ama ideare, organizzare, coordinare e realizzare progetti ed eventi culturali, sociali, scientifici e turistici. La Campania e la Sicilia sono le sue due patrie. Questi i suoi siti: www.annarussolillo.it - www.villaggioletterario.it - www.marefest.it - www.trofeomaiorca.it - www.librofest.it - www.roccocoofest.it - www.nolimitswinediving.it
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