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Le piazze di Napoli

A Napoli, le piazze non hanno soltanto un valore artistico, ma soprattutto storico e simbolico, in quanto non sono state mai create per caso.

Alcune di esse sono il frutto di quel meccanismo insito nell’uomo che tende a realizzare opere per il bisogno di fare arte, altre invece fanno parte di un progetto del tutto diverso, che sfocia in una necessità di realizzare spazi per il benessere cittadino.

A seguito della grande epidemia di colera che nel 1884 colpì la città di Napoli, il sindaco di allora: Nicola Amore, decise di realizzare un grande progetto di risanamento per sistemare quelle aree urbane, colpevoli a detta del sindaco, di aver propagato l’epidemia per la loro forma strutturale.

Con la nuova legge per il risanamento della città di Napoli del 1885, alcune zone della città cambiarono del tutto aspetto. Furono abbattuti parecchi edifici, nacquero il corso Umberto, la piazza borsa, la galleria Umberto, giusto per citare alcune tra le opere che furono realizzate.

Tornando alle piazze, alcune di esse brillano da secoli come stelle nel cielo blu di Napoli, nel tempo hanno subito alcuni cambiamenti, ma il loro aspetto non è mutato del tutto; andiamo a vederne alcune tra le più significative.

Piazza principe Amedeo

Collocata nel quartiere di Chiaia, è da sempre una piazza rinomata soprattutto per la storia che la inserisce nella belle èpoque  Napoletana, frequentata già dal XVI secolo dalla classe nobiliare di Napoli come luogo di svago.

Grazie alle famiglie aristocratiche che vi hanno edificato intorno e al progetto di risanamento urbano, la piazza si è arricchita di notevoli forme e stili architettonici, dando così vita allo stile Liberty Napoletano.

Piazza Nicola Amore ( quattro palazzi )

La piazza attraversa il corso Umberto, e fu realizzata mediante il progetto del risanamento urbano e intitolata al sindaco che ne fu l’artefice. In lingua Napoletana è chiamata anche: ‘e quatte palazze, per i quattro grandi edifici che affacciano su di essa, contenenti ognuno di essi una coppia di grandi telamoni. Mediante i lavori per la realizzazione della metropolitana, furono rinvenuti degli importanti resti archeologici risalenti alla Neapolis Greca, i resti riconducono al tempio dove si svolgevano i giochi Isolimpici. Attualmente la piazza ospita la fermata Duomo della metropolitana.

Piazza Vincenzo Bellini

È una delle piazze più frequentate della città, benchè non di grandi proporzioni, grazie ai numerosi locali, bar e caffè letterari che la circondano e per il vicino conservatorio di San Pietro a Majella, dove studiò il compositore Siciliano: Vincenzo Bellini, a cui è dedicata la piazza.

Al centro della piazza si trovano in bella vista, i resti di una cinta muraria dell’antica Neapolis, risalenti alla seconda metà del IV secolo a.C.

Piazza borsa

Fu edificata durante la legge per il risanamento della città di Napoli, insieme al palazzo borsa, che ospitava la borsa di Napoli e attualmente la camera di commercio.

Piazza Dante

In epoca medievale era chiamata piazza o largo delle sciuscelle, in merito a degli alberi di carrube presenti nella zona, ma in epoca post medievale divenne largo mercatello, dato il folto numero di mercati e di attività commerciali che si esercitavano in loco.

Verso la seconda metà del settecento, il popolo di Napoli per onorare il re Carlo di Borbone, che in pochi anni elevò Napoli alla stregua di capitale Europea, decise di realizzare una piazza in suo onore: il foro Carolino. L’opera fu affidata a Luigi Vanvitelli che la completò realizzando un emiciclo con marmi e piperni, sormontato da ventisei statue rappresentanti le virtù del re, ancora presenti sulla sommità del convitto Vittorio Emanuele, e una grande statua del re al centro della piazza, poi distrutta durante la rivoluzione del 1799.

I Napoletani decisero più tardi di autotassarsi per costruire un’altra statua in memoria del re, ma in fondi raccolti furono utilizzati dallo stato Italiano appena raggiunta l’unità, per realizzare l’attuale piazza Dante con la statua del poeta e il convitto nazionale Vittorio Emanuele II, ex collegio religioso gestito dai Gesuiti.

Piazza del mercato

È tra le piazze più grandi di Napoli, e tra le più importanti e ricche di storia. Qui si svolgevano le esecuzioni capitali, nel 1268 vi fu decapitato Corradino di Svevia. Nei dintorni della piazza, nel sedicesimo secolo si svolsero le vicende che videro Masaniello scatenare una grande rivoluzione popolare.

Piazza dei martiri

Fu realizzata nel seicento e si chiamava: piazza della pace, fu dedicata a tutti i Napoletani caduti per la libertà. Al centro della piazza a simboleggiare la dedica ai martiri Napoletani, si trova un monumento formato da quattro leoni di marmo e sulla sommità dell’obelisco, una statua che simboleggia le virtù dei martiri. Tra i meravigliosi edifici monumentali che circondano la piazza, ce n’è uno progettato da Luigi Vanvitelli: palazzo Calabritto.

Piazza Monteoliveto

Dal popolo nominata largo Monteoliveto, racchiude nel suo breve slargo, la fontana di Monteoliveto, la chiesa di Sant’Anna dei Lombardi e il palazzo Orsini di Gravina, dove visse il papa benedetto XIII, e dove si svolsero le vicende della repubblica Partenopea e i moti liberali del 1848.

Piazza del plebiscito

Anticamente: largo di palazzo, era una piazza irregolare dove si svolgevano rappresentazioni e feste popolari. Nel seicento subì un notevole cambiamento, con la realizzazione del palazzo reale, progettato da Domenico Fontana. Durante la dominazione Francese, la piazza subì altri notevoli cambiamenti, furono abbattute chiese e altri edifici religiosi che la circondavano, per dare forma e struttura alla piazza, rendendola più agibile e migliore da un punto di vista artistico, realizzando anche alcuni edifici comunali.

Con il ritorno dei Borbone, Ferdinando I fece costruire l’attuale basilica di San Francesco di Paola, come ex voto per aver riconquistato la città, e le due statue equestri, rappresentanti lui e suo padre Carlo III. Giunta l’unità d’Italia, la piazza fu nominata: del plebiscito.  

Nell’angolo dell’antica largo di palazzo, si trovava la fontana del Gigante, realizzata da Pietro Bernini e Michelangelo Naccherino, la fontana negli anni fu spostata più volte, ora si trova tra via Partenope e via Nazario Sauro.

Ivan Tudisco
Ivan Tudisco, è nato a Napoli il 08/07/1980. Dopo aver conseguito il diploma di perito Informatico, e aver frequentato la facoltà di Filosofia, ha svolto diversi ruoli in ambito professionale, spostandosi nelle varie regioni Italiane. Da oltre dieci anni fa parte di una Onlus, un’associazione di natura Cattolica, attiva in ambito sociale. La sua passione letteraria inizia nel 2007, con la pubblicazione della sua prima raccolta di poesie, edita da una casa editrice Siciliana. Seguiranno pubblicazioni di poesie su varie antologie di poeti emergenti e su riviste quali: Poeti e Poesia. Seguiranno due raccolte di poesie, una in Napoletano, pubblicata nel 2014, e un’altra pubblicata in Italiano da Aletti editore, nel 2016. Il primo approccio nella narrativa risale al 2017, con la pubblicazione del suo primo racconto: Gli ultimi, e nel 2018, con la pubblicazione di un altro testo inserito in una raccolta di racconti su Napoli. Nello stesso anno fu pubblicato un suo racconto natalizio: Il sogno di Natale, acquistabile tuttora nei siti di La Feltrinelli e Amazon. Nel Dicembre 2019, una sua favola fu pubblicata in una raccolta edita dalla Apollo edizioni, e nel 2020 è stato pubblicato il suo primo romanzo: Gente di Pianura, acquistabile in ebook nelle migliori librerie online, quali Mondadori, La Feltrinelli, Amazon. Nello stesso anno ha pubblicato un racconto di genere fantascientifico e una poesia, con la casa editrice Idrovolanti. Sempre con la stessa casa editrice, nel Gennaio 2021 ha pubblicato un racconto natalizio, all’interno di una raccolta. Nel mese di Aprile 2021 ha pubblicato una raccolta di favole, per ora in ebook, acquistabile nel sito della casa editrice Ivvi, e sempre nello stesso anno, una raccolta di poesie con la casa editrice Rosabianca edizioni, libro prenotabile nel sito della stessa, o nelle librerie online.

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