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Dante templare e alchimista

Tra i massimi capolavori letterari di sempre, la Divina Commedia vanta un gran numero di saggi critici e analitici, alcuni dei quali non si limitano ad analizzarne la struttura compositiva, la storicità e il significato filosofico, ma, entrando nell’anima dell’opera, tentano di dimostrare come Dante non si fosse limitato a infondervi simbolicamente le proprie ideologie politiche e religiose. Bensì vi avesse trasfuso il proprio credo spirituale/misteriosofico di matrice gnostica in quanto avrebbe fatto parte, insieme ad altri stilnovisti, dei Fedeli d’Amore.

Sull’esoterismo di Dante, soprattutto tra il secolo scorso e l’attuale, sono stati scritti brevi saggi tipo L’ESOTERISMO DI DANTE di René Guénon (Adelphi), o tomi come IL LINGUAGGIO SEGRETO DI DANTE E DEI FEDELI D’AMORE di Luigi Valli (Luni Editrice). Tuttavia basta fare una ricerca su internet per rendersi conto della enorme mole di scritti sull’argomento ai quali da poco si è aggiunto DANTE TEMPLARE E ALCHIMISTA di Primo Contro ( BastogiLibri) dal titolo quanto mai eloquente.

Analizzando in chiave simbolica/alchemica i canti dell’Inferno, l’autore, prendendo come riferimento soprattutto  LE FAVOLE EGIZIE E GRECHE SVELATE E RIPORTATE AD UN UNICO FONDAMENTO di D. Pernety (Alkaest), cerca di dimostrare, servendosi di un linguaggio molto simile a quello con cui solitamente si prendono appunti, che l’Inferno rappresenta l’opera al nero, il primo dei tre procedimenti alchemici, probabilmente quello fondamentale,  necessari per la trasmutazione alchemica; che i tanti personaggi e le svariate situazioni che lo caratterizzano, partendo dalla figura di Virgilio che accompagnerà Dante nel suo “viaggio” fino alle soglie del Paradiso per poi affidarlo a Beatrice, gli elementi e i passaggi di stato che determinano la prima fase delle realizzazione alchemica.

Il volume è interessante perché pone un ulteriore tassello in quell’immenso puzzle che è la comprensione dell’opera dantesca, dandole un’ulteriore connotazione ermetica. Su questo aspetto, per quanto concerne la Divina Commedia, sarebbe il caso, però, di non forzare troppo la mano visto che lo stesso Valli, citato nelle prime pagine dall’autore, mette in rilievo che la Commedia – “Divina” la definì in seguito Boccaccio, anche lui un Fedele d’Amore – più che un testo di matrice mistica/spirituale, è uno scritto politico/religioso scritto da Dante adottando un linguaggio criptico per comunicare con i suoi “fratelli” le proprie idee politiche/religiose contrastanti il credo ufficiale imposto dalla Chiesa dell’epoca per non incorrere negli strali ecclesiastici.

Per quanto riguarda l’esoterismo di Dante, secondo Valli è nella VITA NOVA che il poeta affronterebbe tematiche attinenti alla sfera iniziatica, come indicherebbe il titolo stesso dell’opera. Nella Vita Nova la struttura dello scritto rappresenterebbe un imponente affresco simbolico per indicare ciò che l’individuo deve compiere per staccarsi dalla gretta materialità e assurgere all’empireo spirituale, rinascendo appunto a nuova vita, VITA NOVA!

Nel XIX secolo poeti famosi e autorevoli intellettuali quali Ugo Foscolo, Gabriele Rossetti, Francesco Perez, Giovanni Pascoli, studiando l’opera di Dante e di altri stilnovisti, avevano colto l’ambiguità dei loro versi traendo la convinzione che fossero scritti in “linguaggio non convenzionale”.

Tuttavia la teoria di Primo Contro merita d’essere presa in considerazione in quanto apre nuovi orizzonti all’interpretazione dell’opera di Dante. Soprattutto perché la presunta affiliazione del poeta ai Fedeli d’Amore, da molti data per scontata, le cui dottrine si rifarebbero a quelle dell’antica tradizione ermetica delle quali sarebbero stati depositari gli antichi egizi e da cui si sarebbe sviluppato il misticismo spirituale diffusosi nel corso dei millenni in tutto il bacino del mediterraneo, dando vita alle dottrine classiche, incluso il pitagorismo di cui sarebbe pregno il pensiero di Dante e dei Rosacroce. Dottrine in cui la morte e la successiva resurrezione dell’individuo sarebbero un chiaro riferimento simbolico per definire il passaggio di stato che l’iniziato deve compiere in vita per intraprendere il cammino spirituale.

Di morte e resurrezione parla anche Gesù invitando chi lo segue ad allontanarsi dagli affetti e dalle ricchezze se davvero vuole entrare nel regno dei cieli. Un messaggio quello evangelico che potrebbe essere letto a sua volta in chiave alchemica, supponendo che l’oro alchemico non è quello metallico bensì quello spirituale la cui realizzazione premette un cambiamento di stato dell’operatore mediante l’apprendimento della Sacra Scienza simboleggiata da Beatrice e dalle altre donne a cui erano dedicati i componimenti di Dante e degli stilnovisti.

Quella Sacra Scienza a cui, stando alla tradizione gnostica, anche Gesù sarebbe stato iniziato, impartendola ai propri discepoli in privato. In questa logica la figura di Maria Maddalena, alla quale Gesù era molto legato tanto da mostrarsi a lei per primo non appena risorse, non sarebbe solo una figura fisica bensì potrebbe a sua volta simboleggiare la Sacra Scienza. In virtù di ciò non si può escludere, come qualcuno sostiene, che la Maddalena fosse una sacerdotessa proveniente dall’Egitto dotata di alte conoscenze tanto da indurre Gesù a nutrire verso di lei particolare considerazione rispetto a tutti gli altri apostoli, suscitando l’invidia e la rabbia di alcuni di loro come risulterebbe dai Vangeli Apocrifi e in diversi testi gnostici tra cui la Pistis Sophia.

Per quanto concerne i Cavalieri Templari, essi erano devoti alle Madonne Nere il cui colore scuro, secondo alcuni studiosi, sarebbe stato determinato dal fumo che, librandosi dalla candele votive poste al loro cospetto nelle cripte sotterranee dove se ne celebrava il culto, avvolgeva le statuette annerendole nel tempo. Per altri, invece, rappresenterebbe il reale colore della pelle della Madonna la cui immagine con il bambino Gesù richiama in maniera speculare quella di Iside con Horo in grembo: Iside è una delle rappresentazioni simboliche della Madre Terra, la Natura, la Conoscenza Sacra, al cui culto sarebbero stati devoti non solo i Templari ma Dante, i Fedeli d’Amore e tutti coloro che intraprendono il cammino iniziatico in chiave gnostica.

Il libro di Primo Contro offre una visione divergente rispetto agli standard classici con cui solitamente si analizza l’opera di Dante. Una visione che merita rispetto e attenzione in quanto, magari finora su Dante e la Commedia si sia detto e scritto tanto, molto ancora vi è da scoprire come dimostra appunto l’interpretazione alchemica dell’Inferno proposta dall’autore.   

Vincenzo Giarritiello
Nato a Napoli, ma da oltre vent’anni residente a Pozzuoli, Vincenzo Giarritiello alterna all’attività di scrittore quella di giornalista per passione. Nel 1997 ha pubblicato “L’ultima notte e altri racconti” e nel 1999 “La scelta”. Nel 2017 ha ristampato “La scelta” e nel 2018 ha pubblicato il romanzo breve “Signature rerum” ambientato nei Campi Flegrei. Nel 2019 ha stampato “Le mie ragazze rom scrivono” e “Raggiolo uno scorsio di paradiso in terra”. Nel 2020 ha editato la raccolta di racconti “L’uomo che realizzava i sogni”. Ha pubblicato con le Edizioni Helicon il romanzo “Il ragazzo che danzò con il mare”. Ha collaborato con le riviste online “Giornalewolf.it” e “Comunicare Senza Frontiere”; con quelle cartacee “Memo”, “Il Bollettino Flegreo”, “Napoli Più”, “La Torre”. Fino al 2008 ha coordinato laboratori di scrittura creativa per ragazzi a Pozzuoli e all’Istituto Penitenziario Minorile di Nisida. Attualmente collabora con l’associazione culturale Lux in Fabula con cui ha ideato la manifestazione “Quattro chiacchiere con l’autore”. Nel 2005 ha attivato il blog “La Voce di Kayfa” e nel 2017 “La Voce di Kayfa 2.0”. Dal 2019 è attivo il suo sito www.vincenzogiarritiello.it
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