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Eleonora Pimentel Fonseca

Eleonora de Fonseca Pimentel (1752-1799), romana di nascita e napoletana di adozione vive da Marchesa nel Regno di Napoli della seconda metà del ‘700 e muore da plebea sulla forca di piazza Mercato.

Donna Lionora da donna borbonica passa nelle file della fallimentare “repubblica partenopea” per motivi non ancora ben chiariti dalla storiografia.

Su di lei si è scritto molto, i “giacobini” la descrivono come una martire sacrificata per la causa rivoluzionaria e i “borbonici” come una traditrice “rea di Stato”.

Biografie, romanzi storici e saggi in cui emerge da un lato la donna poetessa, intellettuale, politica, giornalista, inserita nel contesto culturale dell’illuminismo e dall’altro la donna maltrattata dal marito, addolorata dalla perdita dei figli, marchiata dal divorzio.

Una donna che lavora come bibliotecaria per la regina Maria Carolina e che nel 1799 è a capo della redazione del periodico repubblicano “Monitore” scelta che la porta alla morte all’età di 47 anni.

Molti libri narrano la storia della sua famiglia aristocratica di origine portoghese che si trasferisce da Roma a Napoli nel 1760 a causa dell’attrito tra il Portogallo e lo Stato della Chiesa. Nella città partenopea l’accoglie lo zio materno, l’abate Antonio Lopez che provvede alla sua educazione, l’avvia allo studio dei classici e delle lingue moderne e le seleziona insigni maestri di scienze.

L’enfant prodige parla correntemente 5 lingue oltre il latino e il greco e ha un’alta formazione scientifica e culturale, motivi per i quali viene accolta fin da giovanissima nei migliori salotti letterari napoletani.

A 16 anni Eleonora recita i suoi versi nel salotto della nobile famiglia Vargas Maciucca e ciò le consente di entrare nell’Accademia dei Filaleti con il nome di Epolnifenora Alcesamante. Incontemporaneo scrive il poema “Il Tempio della Gloria” che la fa accedere nell’Arcadia con lo pseudonimo di Altidora Esperetusa. Questa opera epica che, richiama “Il Trionfo della Gloria” di Metastasio e “Il Tempio della virtù ” di Jerocades,si regge sull’antitesi amor sensuale/virtù dove la pastorelleria fa da sfondo a due immagini femminili contrapposte, la semidea maligna “dalle vezzose membra” e l’amazzone “di fiero e bellicoso aspetto”.

L’immagine di Eleonora come di una specie di dea guerriera nasce proprio da questa metonimiafra l’opera e l’autrice ma è smentita nei sonetti in morte del figlio e nell’incartamento del processo di separazione.

Dal matrimonio con Pasquale Tria, uomo dalle mani bucate, rozzo, fedifrago e violento nasce Francesco che a otto mesi muore per un’epidemia, poi una seconda gravidanza che si interrompe per la «sordidezza e la ferocia di lui che mi trascinò al balcone e minacciò di buttarmi giù». In questa occasione anche Eleonora rischia di perdere la vita ma viene salvata dal medico Pean a cui dedica l’Ode elegiaca per un aborto.

Divorzia e va a vivere in S. Anna di Palazzo nella casa che diverrà nel 1799 la redazione del Monitore. Nello stesso anno la rivoluzione viene repressa dal Cardinale Ruffo mentre la pubblica esecuzione dei “giacobini”, tra cui Mario Pagano, Pimentel e Caracciolo, è affidata a Nelson.

Eleonora viene catturata su una nave pronta a salpare per la Francia e il suo destino si compie il 20 agosto del 1799. Vestita di scuro è l’ultima degli 8 condannati a salire sul patibolo mentre il popolo canta impietosamente: «‘A signora donna Lionora ch’alluccava ‘ncopp’ o triato, mò abballa miez’ ‘o mercato…».

Tra i volumi a lei dedicati si annoverano “Il resto di niente” di Enzo Striano, “Eleonora F. Pimentel” di Enza Piccolo, “Donna Lionora: la vera storia” di Ersilia di Palo, “La marchesa giacobina” di Franco Schiattarella,  “La vicenda letteraria e politica di Eleonora” di Elena Urgani, “Cara Eleonora” di M.A. Macciocchi, “Eleonora P. Fonseca” di Antonella Orefice, “Da Masaniello a Eleonora Pimentel” di Daniela De Liso.

Anna Russolillo
Napoletana, architetto specializzata in restauro dei monumenti alla Federico II di Napoli. Giornalista, collabora con il quotidiano “Il Roma”. Subacquea con all’attivo numerosi master in archeologia subacquea. E’ fondatore e presidente dell' associazione Villaggio Letterario. Da sempre coinvolta per studio, per lavoro e per passione nel mondo del turismo, dell'arte e dell’archeologia, ama ideare, organizzare, coordinare e realizzare progetti ed eventi culturali, sociali, scientifici e turistici. La Campania e la Sicilia sono le sue due patrie. Questi i suoi siti: www.annarussolillo.it - www.villaggioletterario.it - www.marefest.it - www.trofeomaiorca.it - www.librofest.it - www.roccocoofest.it - www.nolimitswinediving.it
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