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Terremoto e bradisismo. Definizioni e caratteristiche dei due fenomeni geologici

Chi vive nell’area flegrea (o nei suoi pressi) deve convivere con l’attività dei vulcani napoletani e con la paura dei terremoti di origine tettonica.

I Campi Flegrei sono conosciuti in tutto il mondo per il fenomeno dal bradisismo che caratterizza un territorio ad alta densità abitativa. Anche il bradisismo provoca scosse di terremoto.

Quando si percepisce un sisma in quest’area, spesso viene fuori la classica domanda:

È terremoto o bradisismo?

Ebbene, è il caso di “cercare” di fare chiarezza.

Iniziamo dai termini

Il terremoto o tachisisma è uno scuotimento del terreno attivato da una frattura dell’interno della terra. Dal punto in cui si verifica la frattura (ipocentro) si propagano le cosiddette onde sismiche che raggiungono la superficie.

Il punto in superficie in corrispondenza dell’ipocentro si chiama epicentro. 

Il bradisismo/a invece è un lento movimento verticale del terreno attivato dalla pressione di una camera magmatica. Esso può essere ascendente (bradisismo negativo) o discendente (bradisismo positivo). Nei Campi Flegrei il bradisismo attualmente sviluppa la sua massima deformazione a Pozzuoli, nei pressi del Rione Terra. Essa è meno evidente man mano che ci sia allontana dal suo centro per risultare nulla nella zona di Capo Miseno, Mergellina, e verso Quarto. Un andamento del genere è compatibile con una sorgente attiva posta nella crosta terrestre a pochi km di profondità e non molto estesa. Durante una crisi di bradisismo si monitora la geometria della deformazione che, se costante, fa ipotizzare che la sorgente che la provoca sia immobile.

Esiste un lavoro importante sull’andamento del bradisismo negli ultimi 2000 anni effettuato dal Parascandola con riferimenti anche al Niccolini: attraverso questa analisi si afferma che il suolo di Pozzuoli sarebbe stato discendente fino a circa l’undicesimo secolo d.C. per iniziare una risalita culminata con l’eruzione del Montenuovo nel 1538.  Successivamente sarebbe ripresa una fase discendente che si stima possa aver avuto un minimo negli anni 50 per riprendere successivamente una fase ascendente.

 Uno studio interessante a carattere multidisciplinare sulle deformazioni legate al bradisismo prima dell’eruzione del Montenuovo, è stato pubblicato nel 2016 (Di Vito ed altri) i cui risultati indicano come la massima deformazione con l’avvicinarsi dell’eruzione, abbia interessato l’area del futuro Montenuovo, con un sollevamento di oltre 10 m in virtù di una migrazione laterale del magma.

A seguito delle due crisi bradisismiche avvenute nel 69-70 e nell’82-84 il massimo sollevamento (nell’area del Rione Terra) è stato di poco inferiore ai 4 m e attualmente, dopo una subsidenza avvenuta  tra il 1985 circa fino al 2005 circa, il suolo è risalito ma  non ha raggiunto ancora il livello dell’84.

Quando il bradisismo è verso l’alto (bradisismo negativo) spesso si accompagna a terremoti perché la pressione esercitata può fratturare le rocce sovrastanti.  Tali terremoti hanno ipocentri superficiali e dunque non vengono percepiti in vaste aree, tuttavia possono avere effetti importanti. Di fatto si tratta di terremoti di origine vulcanica. Nell’area flegrea gli ipocentri quasi sempre non superano i tre km di profondità (circa) Si è calcolato che il massimo grado teorico di un sisma legato al bradisismo sia stato quasi raggiunto con la scossa del 4 ottobre 1983 (poco più del 4° grado Richter).

I terremoti sono molto frequenti in aree che noi geologi definiamo “tettonicamente attive”, parleremo di terremoti tettonici, legati cioè alla cosiddetta tettonica a zolle.  Hanno un’energia mediamente più elevata di quelli vulcanici.

Tali sismi possono essere percepiti a distanze elevate dall’epicentro. Quasi tutti gli eventi tettonici che raggiungono l’area partenopea sono legati all’evoluzione degli appennini con l’attivazione di faglie di tipo distensivo ed hanno ipocentri localizzati frequentemente tra i 10 e i 20 Km di profondità. Nel Tirreno meridionale si verificano terremoti anche a profondità elevate (fino a 700 km circa).

Non esistono terremoti sussultori ed altri ondulatori: ogni sisma ha entrambe le componenti e ciò dipende dalla distanza rispetto all’epicentro.  Quanto più ci si allontana da esso, tanto più elevata sarà la percezione ondulatoria, invece all’epicentro (e nelle sue vicinanze) avremo una percezione sussultoria.

L’intensità di tutti i terremoti viene misurata attraverso:

  • La Scala Mercalli
  • La Scala Richter (o magnitudo)  

La prima, ultimamente un po’ in disuso, misura gli effetti dei terremoti sul territorio, quindi dipende

  • dall’energia sprigionata dal terremoto
  • dalla profondità dell’ipocentro
  • dalla distanza dell’epicentro
  • dal tipo di terreno attraversato
  • dalla qualità delle costruzioni

Ecco che per un unico terremoto non avremo un’unica valutazione rispetto alla scala Mercalli in quanto gli effetti sono differenti ed in genere sono meno evidenti quanto più ci si allontana dall’ epicentro.

La scala Richter invece misura l’energia effettiva sprigionata di ogni singolo terremoto.

Essa non è su base aritmetica bensì su base logaritmica e ciò dà origine a possibili interpretazioni fuorvianti. Senza voler entrare nello specifico della matematica, ammettiamo ad esempio che in un determinato periodo vengano registrati 10 terremoti di magnitudo 1. L’energia rilasciata NON sarà assolutamente equivalente ad un terremoto di magnitudo 10 anzi essa non è nemmeno equivalente ad un solo sisma di magnitudo 2 : si dovrebbero registrare poco più di 30 terremoti di magnitudo 1. Saranno necessari inoltre circa 1000 terremoti di magnitudo 1 per raggiungere la stessa energia di un sol terremoto di terzo grado Richter. 

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Pierluigi Musto
Pierluigi Musto nasce a Napoli il 27 luglio 1962, dopo il diploma di maturità al liceo scientifico si laurea in Scienze Geologiche e si abilita alla professione di Geologo. Si abilita all’insegnamento in Matematica alle scuole medie e in Geografia per gli istituti tecnici. Dal 2007 è docente in ruolo in matematica e scienze nella provincia di Napoli. E’ autore del sito www.campiflegrei.eu. E' autore del libro :" Elementi di Geologia dei Campi Flegrei e della Piana Campana" Da numerosi anni si interessa della promozione del territorio flegreo collaborando tra l’altro nell’organizzazione dell’evento ricorrente “Malazè”. Collabora con numerose associazioni locali nella didattica e divulgazione della geologia dei Campi Flegrei.
http://www.campiflegrei.eu

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