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AfterSat: la musica per riscoprire l’identità flegrea

Incontri casuali da cui nascono incroci musicali. Percorsi diversi e l’intento di proporsi in esperimenti nuovi con l’intento comune di lavorare sull’identità flegrea. AfterSat è una band composta da Alessia Torinelli, ukulele e voci; Mirko Di Bello, batteria e ritmi; Giuseppe Passeri, basso elettrico; Davide Correra, chitarre elettriche; Gianluca Di Bonito, chitarre elettriche e Salvatore Pone, chitarra acustica e voci.

Intervistiamo Salvatore Pone, ideatore del progetto.

Come nasce il gruppo?

L’incontro con Gianluca nasconde le sue tracce in una trepidante notte di fine anno durante un’alcolica sessione acustica tra le mura dell’Irish Pub più longevo di Pozzuoli, il Madigan’s, poi trascinato da me, alla lavorazione di alcuni brani inediti per i quali ho creduto opportuno il supporto di una band giovane, con idee e immagine più attuale, i The Charliest, nel frattempo incrociati in altrettante sessioni alle porte della periferia ovest di Napoli, al Bulli. Percorsi diversi ma un unico crocevia: concepire e generare qualcosa di nuovo, di diverso da ciò che fino ad allora eravamo o credevamo di essere.

Da dove deriva il nome AfterSat?

AfterSat sta per saturday afternoon, sabato pomeriggio, che non è un riferimento al celeberrimo successo di Baglioni, ma il nostro appuntamento settimanale, il momento in cui il nuovo progetto prende vita, in cui vengono manipolati e arrangiati i brani, insomma dove ci divertiamo a mettere insieme le nostre idee. Inizialmente il nostro progetto mirava alla proposta di brani inediti in lingua inglese da abbinare ad una serie di cover che già usualmente suonavamo insieme o separatamente da portare all’attenzione del pubblico che riuscivamo a raccogliere in giro tra strade, pub e lidi, con una musicalità più folk, pulita e soft oserei definire. Insomma, un mix tra l’intrattenimento e il lasciar intendere cosa realmente avremmo potuto e voluto comunicare.

Quali i primi passi insieme?

Lo scorso settembre partecipando al Lennon festival di Belpasso, in provincia di Catania, abbiamo conseguito la vittoria di un premio: la realizzazione di un Ep di tre brani con una piccola etichetta indipendente siciliana, Dcave Records, e sotto la direzione di Daniele Grasso.

Quando avete iniziato a pensare ad un progetto musicale legato alla identità della nostra terra?

In fase di pre-produzione la prospettiva è totalmente cambiata, dal punto di vista linguistico e musicale, siamo passati ad usare solo la “nostra lingua”, il napoletano, ed una musicalità più sporca, grezza, potremmo definirla folk’n’roll. Fondamentalmente esprimerti nella tua “lingua madre” è più diretto che farlo con l’inglese. Arrivi con meno filtri alle persone, puoi raccontare storie, parlare di avvenimenti, lanciare messaggi, restando ancorati al territorio da cui proveniamo e guardando lontano allo stesso tempo.

Soffermiamoci su “Terra c’Accide”, il brano dedicato a Pozzuoli…

“Terra c’Accide” è un brano ispirato e dedicato alla nostra terra. Il testo non lo abbiamo scritto noi ma Roberta Principe, un’amica che ci ha affidato il compito di arrangiarla e interpretarla al meglio. Il messaggio di Terra c’Accide è chiaro, tratta del legame di amore e odio, della confusione che spesso crea la realtà storico-culturale in cui siamo innestati, della bellezza e dell’obbrobrio a cui ci ha abituati ad abituarci e la volontà da parte di chi la canta di dichiararle che, nonostante tutto, il sentimento d’amore è ancora vivo.

Altri pezzi dedicati ai Campi Flegrei?

Abbiamo anche un altro pezzo dedicato in particolar modo della nostra Terra: Solfatara, che appunto parla dei nostri Campi Flegrei, ma in questo caso è quasi un dialogo che intercorre tra il vulcano e i suoi abitanti. Se da un lato il napoletano rende più sincera l’interpretazione, dall’altro rende più difficile la scelta delle cover. Siamo in una fase di grandissima sperimentazione, per cui tendiamo a scegliere pezzi napoletani classici e non, e proporre un arrangiamento che sposi il nostro stile, ancora in via di definizione ma con delle connotazioni ben precise, vedi l’uso delle due voci, delle armonizzazioni, dell’incrocio tra strumenti acustici ed elettrici, l’adozione di sonorità mediterranee oltre al dialetto e internazionali. Dunque, le cover che selezioniamo devono essere anzitutto brani più o meno noti, di artisti che cantano in dialetto e che ci consentono di ancorarci alla tradizione e al tempo stesso “stravolgerla”.

Che tipo di promozione state progettando?

Parlare di promozione è delicato in questo periodo, soprattutto perché siamo in attesa dell’uscita dell’Ep registrato a Catania, al The Cave Studio. Possiamo dire che il nostro obiettivo sarà quello di suonare il più possibile e ovunque, quando si tornerà ad una specie di normalità, ovviamente. Fino ad ora abbiamo puntato principalmente sul busking, passavamo il nostro fine settimana a suonare per le strade di Napoli. Abbiamo partecipato inoltre a vari festival, come il Jazz Festival a Pozzuoli, lo Sponz Fest di Calitri e il Lennon Festival di Belpasso. Momentaneamente abbiamo optato per i social, realizzando da casa il video di Terra c’Accide e un paio di cover, A chi appartieni dei Foja e La costanza dei 24 Grana. Per il futuro prossimo magari proveremo ad inoltrare la nostra candidatura a vari festival di musica emergente in giro per l’Italia, realizzare un video “ufficiale”, suonare in giro ma non con il solo fine dell’intrattenimento.

Ciro Biondi
Ciro Biondi
Giornalista, scrive prevalentemente di attualità, sociale, cultura, turismo e ambiente. E' responsabile dell'Ufficio Comunicazione della Caritas Diocesana di Pozzuoli. Ha collaborato con quotidiani e periodici. E’ specializzato in comunicazione sociale e istituzionale. Si è occupato di uffici stampa ed è presidente dell'associazione di promozione sociale Dialogos Comunicazione. Con le scuole e le associazioni promuove incontri su legalità, volontariato, solidarietà tra i popoli, dialogo tra le religioni e storia. E' docente di scuola statale secondaria di secondo grado. Ha ottenuto vari riconoscimenti per l'attività giornalistica. Per il suo impegno sociale, culturale e professionale nel 2013 il Capo dello Stato lo ha insignito dell'onorificenza di cavaliere della Repubblica.
http://www.cirobiondi.it

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