Tu sei qui
Home > Campania > Vittoria, la poetessa del Castello Aragonese di Ischia

Vittoria, la poetessa del Castello Aragonese di Ischia

La giovane Vittoria Colonna trascorre circa trentanni al Castello Aragonese. Il Rinascimento raggiunge Ischia, grazie a questa nobile donna che tra preghiere e rime ha raccolto intorno a se poeti, letterati ed artisti.

Il Castello Aragonese

Il Castello Aragonese di Ischia è una costruzione fortificata risalente al 474 a.C. sotto il nome di Castrum Gironis, ovvero “castello di Girone”, dal nome del suo fondatore.

Il greco Gerone I, il tiranno di Siracusa, portò aiuto ai Cumani nella guerra contro i Tirreni contribuendo con la propria flotta alla loro sconfitta con una battaglia navale al largo delle acque di Lacco Ameno (Ischia). Così i Cumani decisero allora di ricompensare l’alleato cedendogli l’intera isola.

La fortezza occupata in seguito dai Partenopei, fu poi conquistata dai romani nel 315 a.C. che vi fondarono la colonia di Aenaria, dal latino aenum che significa metallo.

La cittadella romana ebbe vita fino al 130-150 d.C. quando fu distrutta improvvisamente da una eruzione vulcanica o da un terremoto. Era un centro industriale per la lavorazione del metallo (piombo, ferro, rame) e l’argilla.

La cittadella si trovava tra il Castello Aragonese e gli scogli di S. Anna, oggi sommersa dal mare ad una profondità di circa 9 metri.

Nei secoli successivi la fortezza fu radicalmente trasformata diventando un rifugio sicuro per il popolo contro i saccheggi di Visigoti, Vandali, Ostrogoti, Arabi, Normanni, Svevi e Angioini e Aragonesi

Intanto Carlo VIII di Valois, re di Francia, che vantava attraverso la nonna paterna, Maria d’Angiò, un lontano diritto ereditario alla corona del Regno di Napoli, decise di conquistare il Regno incoraggiato anche da Ludovico Sforza, detto Il Moro e sollecitato dai suoi consiglieri.

Caduta Napoli in mano francese Ferrante II d’Aragona si rifugia a Ischia, portando con sé la vecchia regina Isabella, la figlia Giovanna (divenuta poi sua moglie), Innico d’Avalos, Giovanni Pontano e Jacopo Sannazaro.

Dopo un mese fa rotta per Messina dove lo attende il fratello affidando il governo dell’isola a Innico d’Avalos, marchese del Vasto che contrasta l’assalto di Ludovico Sforza..

Ludovico il 6 giugno 1496 prova ad assalire la roccaforte isolana, ma Innico, eroicamente mette in fuga l’assaltatore. Ludovico Ariosto, celebra l’eroismo di Innico d’Avalos nel suo Orlando Furioso:

«Vedete Carlo ottavo, che discende da l’Alpe, e seco ha il fior di tutta Francia, che passa il Liri e tutto ‘l regno prende senza mai stringer spada o abbassar lancia, fuor che lo scoglio ch’a Tifeo si stende su le braccia, sul petto e su la pancia; che del buon sangue d’Avalo al contrasto la virtù trova d’Inico del Vasto.» ( Canto XXXIII ott.24)

Vittoria Colonna

Grazie alla fierezza di Inigo d’Avalos e al valore della sorella Costanza, il Castello divenne, nel corso del XVI secolo, baluardo inespugnabile e sede di uno dei cenacoli umanistici più prestigiosi del Rinascimento.

Attorno alla colta e raffinata Costanza d’Avalos, duchessa di Francavilla e governatrice dell’isola di Ischia, ruotavano poeti e letterati come Sannazzaro, Cariteo, Galeazzo di Tarsia, Moncada, Fuscano, Bernardo Tasso.

Molte storie e leggende si raccontano su Vittoria, una di esse una relazione fatta di sguardi con Michelangelo Buonarroti che la guardava con passione dalla torre detta, appunto di Michelangelo, posta proprio di fronte al Castello Aragonese.

Torre di Guevara detta di Michelangelo, Via Nuova Cartaromana. Una leggenda racconta che nel 1500 vi abbia soggiornato a più riprese l’artista Michelangelo Buonarroti, legato da una segreta relazione amorosa alla castellana Vittoria Colonna. Tali informazioni, così come quelle che attribuiscono all’artista alcune delle pitture presenti all’interno dell’edificio, non sono però suffragate da alcun documento storico.

L’amicizia fra le famiglie Colonna e d’Avalos, fu consolidata e rafforzata dal matrimonio tra i propri figli ancora bambini, Vittoria e Francesco Ferrante, col beneplacito di re Federico, favorevole a un’unione che avrebbe ulteriormente rafforzato il legame tra i Colonna e la Corona Spagnola.

Vittoria Colonna promessa sposa, ad appena 5 anni, dal padre Fabrizio a Ferrante d’Avalos, suo coetaneo e futuro marchese di Pescara, fu condotta ad Ischia, al Castello Aragonese dove dimorò per circa trent’anni, dal 1509 al 1536.

Vittoria innamorata dal primo istante di Ferrante, fu purtroppo da lui disillusa, perché, il Marchese, giovane, avvenente, ardimentoso e geniale condottiero, ben presto aveva cominciato a tradirla senza preoccuparsi di nasconderglielo.

La epistola, “Excelso mio signore, questa ti scrivo …, mostra tutta la passione per il suo amato anche se fu diretta non solo a Ferrante ma a un pubblico più ampio: infatti venne letta, citata e ammirata dai contemporanei e dai posteri.

Ferito al volto fu fatto prigioniero nella battaglia di Ravenna (1512) e, anche se durante la prigionia aveva scritto un Dialogo d’amore per Vittoria, quando fu liberato preferì rimanere a Milano “ad occuparsi di una certa Delia, damigella della duchessa“.

Vittoria donna austera, orgogliosa, anche se era tormentata dalla solitudine e dalla gelosia, continuava ad ardere di amore per il suo sposo limitandosi ad accennare pudicamente a quelli che erano i suoi sentimenti d’allora:

…Non curi farmi del tuo amor digiuna. Ma io con volto disdegnoso e tristo serbo il tuo letto abbandonato e solo“. (Rime amorose disperse) .

Vittoria fu la prima italiana a beneficiare di un’edizione con commento mentre era in vita. Vittoria Colonna prese parte attiva delle controversie religiose e politiche del XVI secolo., infatti, la poetessa fu personalmente implicata in molte delle vicende più significative del periodo.

Dopo la morte del marito si accentuarono gli interessi religiosi di Vittoria che aveva stretto relazioni con persone che avrebbero influenzato il resto della sua vita con le loro idee.

Michelangelo Buonarroti strinse con lei una vivissima amicizia frequentando anche i suoi circoli, dove erano familiari i temi di riforma della Chiesa. Oltre a una celebre Crocifissione Buonarroti dedicò a Vittoria una Pietà, della quale resta un pregevole disegno a Boston. 

Michelangelo Buonarroti. Pietà carboncino su tela. 1546, Conservato presso Isabella Stewart-Gardner Museum. Public domain

La loro amicizia durò tutta la vita, ma fu anche in contatto con Pietro Bembo, Baldassarre Castiglione, con il vescovo Giberti. Nel ’46 Vittoria scrive a Michelangelo «cognoscerete che de’ miei quasi già morti scritti ringrazio solamente il Signore…».

Vittoria muore a Roma il 27 febbraio 1547 salvandosi da una probabile inchiesta dell’Inquisizione che perseguitò molti dei suoi amici.

Probabilmente inizialmente le spoglie di Vittoria furono deposte nella chiesa di S. Anna de’ Funari a Roma ma, all’atto dell’abbattimento della Chiesa (1887), le ricerche condotte dai discendenti sia nell’archivio delle Monache del Campo Marzio, sia nei tre sepolcri di famiglia diedero esito negativo.

Si suppone che il fratello Ascanio abbia suggerito il trasferimento delle spoglie della sorella a Napoli perché sapeva che in questo modo avrebbe esaudito il più vivo desiderio di lei, che aveva appunto scritto:

«Quando sarà col suo gran sole
unita Felice giorno! allor contenta fia;
chè sol nel viver suo conobbe vita

Vera gloria saria vedermi unita
col lume che diè luce al corso mio
poi sol nel viver suo conobbi vita»

Ischia e Vittoria Colonna

Il vescovo di Ischia, Palladino, nel quarto centenario delle nozze di Ferrante e Vittoria dettò il testo della lapide che si ammira oggi sulla facciata del Eremo di San Girolamo a Ischia in Corso Vittoria Colonna 114:

Ischia / custode delle sue glorie / in questo marmo ricorda / il quarto nuziale centenario di Vittoria Colonna / che tolta sposa / sull’antico Castello / da Ferrante d’Avalos / l’anno 1509 / nel cuore di un prode / armonizzò la canzone / degna del cantor di Valchiusa / luminosa dei santi ideali / dell’arte della patria della fede / dei perenni sorrisi / dell’isola bella / Anno 1909.

Si ringrazia IschiaLike per la bella foto della facciata dell’Eremo di San Girolamo dove, in alto a destra, si vede la lapide. https://www.ischialike.com/visit/eremo-di-san-girolamo/
Curiosità: Le donne di San Domenico Maggiore

Una delle leggende sui fantasmi di Napoli, addirittura oggi porta ad una querelle ‘divertente’ per riconoscere lo spettro che appare in piazza San Domenico e nella omonima chiesa.
Secondo una teoria la ‘malombra’ è Maria d’Avalos, dopo l’uccisione con il suo amante, il duca d’Andria Fabrizio Carafa, da parte del marito, il principe Carlo Gesualdo da Venosa, essa si dispera per le mura del luogo. Un delitto passionale datato 18 ottobre 1590, ovvero quando Carafa, insospettito dalle dicerie su sua moglie, ritornò senza preavviso a Palazzo Sansevero ed in anticipo da una battuta di caccia.
Ma l’altra ipotesi è che la figura spettarle sia Vittoria Colonna che vaga disperata in cerca di un riconoscimento, di chi la ricordi e o trovi la sua tomba, forse, nascosta tra le lastre anonime della chiesa sopracitata.
In entrambi i casi, o uno o l’altro, per due donne “fantasma” si arriva ad una querelle. (Marco Fiore, antropologo, associazione “Oltre i Resti” Napoli. www.oltreiresti.it).

Opere di Vittoria Colonna

– Rime e lettere di Vittoria Colonna, marchesana di Pescara, Firenze, G. Barbera, 1860;
– Lettere di Vittoria Colonna tratte da un codice della Capitolar biblioteca di Verona, a cura di Barbara Masutti, Verona, Vicentini e Franchini, 1868;
– Lettere inedite di Vittoria Colonna marchesana di Pescara e altri documenti storici relativi ai Colonnesi, Roma, Tip. Barbera, 1875;
– Lettere inedite di Vittoria Colonna e Benedetto Varchi, pubblicate con note da Abd-El-Kader Salza, Firenze, Tip. Pei minori corrigendi, 1898;
– Nuove lettere inedite di Vittoria Colonna, a cura di Pietro Tacchi Venturi, Roma, tip. Poliglotta, 1901;
– Carteggio di Vittoria Colonna marchesa di Pescara, raccolto e pubblicato da Ermanno Ferrero e Giuseppe Muller, Torino, E. Loescher, 1889.

Bibliografia

E. Masi, Studi e Ritratti, Zanichelli, Bologna, MDCCCLXXXI.

Amy A. Bernardy, Vittoria Colonna, Le Monnier, Firenze 1927.

Onofrio Buonocore, Nuptialia Isclana (1907), pp. 115 + (5) con 2 tavv. f.t. con due ritratti raff. Vittoria Colonna e Ferrante D’Avalos. Saggio che racconta le nozze ischitane di Vittoria Colonna con Ferrante D’Avalos.

Vittoria Romani, Vittoria Colonna e Michelangelo in cui si ricostruisce il complesso rapporto tra la poetessa e l’artista, da cui sarebbero scaturite opere come la Pietà di Boston e il Cristo e la Samaritana.

Sulla tomba di Vittoria Colonna, ricerche di D. Tordi, suppl. al “Carteggio”.

Avatar

Avatar photo
Anna Abbate
Archeologa, consulente informatica e web design freelance. Nata a Napoli, si occupa dal 1971 di Information Tecnology dopo essersi formata alla IBM come Analista Programmatore. Dopo una vita vissuta nel futuro ha conseguito la Laurea Magistrale in Archeologia presso l’Università degli Studi “Suor Orsola Benincasa”. Divide il suo tempo tra la passione per l’informatica e la ricerca storica. Con alcuni amici archeologi ed antropologi ha fondato nel 2011 il “Gruppo Archeologico Kyme”, associazione di promozione sociale, della quale attualmente è presidente, organizzando giornate di valorizzazione e promozione del patrimonio storico-archeologico e delle tradizioni dedicate soprattutto alle scuole. Si occupa, in particolare di Napoli e del territorio flegreo. Ha pubblicato i libri "Da Apicio... a Scapece (Valtrend Editore, 2017), "Biancomangiare... il Medioevo in tavola" (Valtrend Editore, 2018).

Articoli Simili

Lascia un commento

Top Menu
Translate »
error: Il contenuto del sito è protetto