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L’acquedotto augusteo

Aqua Augusta Campaniae, noto anche come  Acquedotto Augusteo di Serino, è un importante sistema idraulico costruito dai romani nel I secolo a.C. Aveva lo scopo di fornire acqua dolce agli insediamenti civili e militari nei Campi Flegrei.

I Campi Flegrei sono un’area vulcanica e hanno subito in passato numerose eruzioni, fra cui due particolarmente catastrofiche, 35.000 ca e 15.000 anni fa. Nel 1538 si ebbe l’ultima eruzione, con la formazione di un nuovo cratere, ora denominato Monte Nuovo.

La presenza di suolo vulcanico fertile, di porti, sorgenti termali attirò l’attenzione di coloni greci e romani e dalla fine del I secolo a.C. l’area fu occupata da grandi ville patrizie, peschiere e impianti termali, la flotta militare del Tirreno e uno dei maggiori porti commerciali.

I romani realizzarono anche numerose cavità, fra cui gallerie, acquedotti, cisterne. Captarono anche le acque calde e i vapori per riscaldare le strutture termali.

L’area è soggetta al bradisismo, fenomeno che comporta una lenta variazione del livello del suolo, infatti, duemila anni fa era più alto rispetto ad oggi, per cui molte strutture costiere sono attualmente sommerse.

Il sottosuolo vulcanico è ricco di acque minerali non potabili, principale svantaggio dei Campi Flegrei, perciò, per rifornire la popolazione in crescita, i romani captando sorgenti carsiche nell’Appennino, progettando un acquedotto in gran parte sotterraneo, denominato Aqua Augusta Campaniae attraverso un percorso tortuoso quasi sempre sotterraneo che passava sotto le falde del Vesuvio con varie diramazioni che portavano acqua potabile anche alle città di Nola, Atella, Acerra e forse Pompei ed Ercolano.

Il percorso, che comprendeva anche due lunghe gallerie, percorreva un tratto su arcate di circa 5 km a Nord-Est di Napoli, per poi ritornare nel sottosuolo fino raggiungere Pozzuoli, Baia portando acqua alla grande cisterna, Piscina Mirabilis, a Miseno (Bacoli) che aveva una capacità di circa 12.000 metri cubi ed aveva anche una diramazione che passava per Cuma.

Percorso dell’Acquedotto romano di Serino

Lo sviluppo dell’asse principale dell’acquedotto augusteo era di 105 km, e ciò lo rendeva il più lungo acquedotto romano dell’epoca e l’unico a servire numerose città.

Grazie ad un’epigrafe ritrovata presso le sorgenti, sappiamo che l’acquedotto fu restaurato nel 324 d.C.

“i nostri prìncipi: fl. costantino pio, felice e vittorioso, fl. giulio crispo e fl. claudio costantino, nobili cesari, comandarono che fosse riscostruito, a loro spese, colla munifica, consueta liberalità, l’acquedotto della fonte augustea, andato in rovina col tempo per la grande incuria, e lo restituirono all’uso delle città sottoscritte. (questa lapide) Dedica ceionio giuliano, viceconsole giurisdicente l’agro pontiniano, e preposto all’acquedotto stesso. Nomi delle città: pozzuoli – nola – atella – napoli – cuma – acerra – baia – miseno”.

Non si hanno notizie precise su quando l’acquedotto andò in disuso, ma si suppone che sia connesso all’eruzione vesuviana del 472 che danneggiò  il tratto su arcate, comunque, col passare degli anni questa opera così imponente andò in disuso, ma non venne mai dimenticata.

Nel 1560 il Viceré Don Pietro da Toledo incaricò l’architetto Pier Antonio Lettieri di progettarne il restauro.

Nel 1860 il Comune di Napoli affidò l’incarico all’architetto Felice Abate. Questi eseguì un’accurata indagine nei luoghi attraversati dall’acquedottoe riportò l’intero tracciato principale in planimetrie ed allegò ai suoi disegni una dettagliata relazione.

Nel 1885 fu realizzato un nuovo acquedotto, che ancora oggi porta l’acqua alla città di Napoli dalle sorgenti di Serino.

Struttura e Funzionamento

L’acqua era scelta per la sua purezza, il sapore, la temperatura e le proprietà mediche attribuite ai sali minerali. Importante era la posizione delle sorgenti, che dovevano essere visibilmente pure, limpide e prive di muschio e di canne.

Se la fonte era nuova, i campioni venivano posti in contenitori di bronzo di buona qualità per accertare la capacità di corrosione, l’effervescenza, la viscosità, i corpi estranei e il punto di ebollizione.

L’acquedotto era costruito in leggera pendenza calcolata attorno al 2% in modo che l’acqua si muoveva in direzione della città grazie alla forza di gravità.

In località Ponte Tirone (o Torone),  Palma Campania, si trovano alcuni resti della più grandiosa opera ingegneristica realizzata dai romani nella nostra regione: l’Acquedotto Augusteo. I ritrovamenti archeologici, avvenuti nel 1982, confermerebbero la presenza nella zona di insediamenti paleo romani minori. L’odierno centro abitato palmese sarebbe collocato, infatti, non molto distante da un’antica stazione romana, la cosiddetta Teglanum (lungo la via consolare Pompilia) che, florida in età imperiale, venne quasi certamente rasa al suolo nel 512 d.C. dall’eruzione del Vesuvio.

Ponti Rossi, Napoli
Cisterna rinascimentale. Galleria borbonica, Napoli.
Tracce dell’acquedotto Augusteo, rinvenuti in alcuni scantinati di Napoli. Foto di Celanapoli è offerta da Tripadvisor.
Piscina Cardito

In Vecchia San Gennaro, a Pozzuoli (Na) si trova una cisterna pubblica di età imperiale. La struttura è scandita da 30 pilastri rettangolari con rivestimento in signino, che sorreggono le volte di copertura. Alcuni pozzi, successivamente ampliati, sono stati ricavati al centro della cisterna, nella fila mediana. Tre vasche articolano il rettangolo della piscina inglobando in parte i pilastri e consentendo un rapido deflusso dell’acqua.
Questa era filtrata da grate metalliche prima di alimentare i bacini per lo smistamento. La struttura, in parte sotterranea, si trova in una zona ricca di serbatoi antichi. Paolo CAPUTO e Maria Rosaria PUGLIESE “La via delle Terme

Modello 3D della Piscina Cardito pubblicato su 3D Warehouse
Piscina Mirabilis

In età repubblicana Roma non aveva un proprio  porto  in grado gestire l’approdo delle grandi navi che trasportavano merci dalle provincie, così puntò la sua attenzione sulle strutture portuali della Campania che per condizioni naturali e posizioni strategiche erano più ricettive ed attrezzate..

A questo scopo nel 194 a.C. furono dedotte Puteoli per il porto capace di ospitare le grandi navi e Misenum che accolse i 6000 militari della Classis Misenensis e, per fornire loro acqua potabile, costruirono un’enorme cisterna a pianta rettangolare (m 70 x 25), che aveva un volume di circa 12.600 metri cubi, nota come Piscina Mirabilis, forse la più grande cisterna dell’epoca.

Piscina Mirabilis, Bacoli (Na).
Piscina Mirabilis, Bacoli (Na)

Bibliografia

Ferrari G, Lamagna R, 2013a. The Augustean aqueduct in the Phlegraean Fields (Naples, Southern Italy). Proceedings of the 16th International Congress of Speleology, Brno, Czech Republic, 21-28 July 2013.

I. Sgobbo, pubblicato in Notizie Scavi: “L’acquedotto romano della Campania“.

Giovanni De Feo, Historical development of the Augustan Aqueduct in Southern Italy: Twenty centuries of works from Serino to Naples, in Water Science & Technology Water Supply, 2007

Ringrazio l’associazione “Gruppo Archeologico Terra di Palma” per la collaborazione all’articolo e la disponibilità all’uso delle immagini. https://terradipalma.wordpress.com/

Le immagini sono tutte Creative Commons License

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Anna Abbate
Anna Abbate
Archeologa, consulente informatica e web design freelance. Nata a Napoli, si occupa dal 1971 di Information Tecnology dopo essersi formata alla IBM come Analista Programmatore. Dopo una vita vissuta nel futuro ha conseguito la Laurea Magistrale in Archeologia presso l’Università degli Studi “Suor Orsola Benincasa”. Divide il suo tempo tra la passione per l’informatica e la ricerca storica. Con alcuni amici archeologi ed antropologi ha fondato nel 2011 il “Gruppo Archeologico Kyme”, associazione di promozione sociale, della quale attualmente è presidente, organizzando giornate di valorizzazione e promozione del patrimonio storico-archeologico e delle tradizioni dedicate soprattutto alle scuole. Si occupa, in particolare di Napoli e del territorio flegreo. Ha pubblicato i libri "Da Apicio... a Scapece (Valtrend Editore, 2017), "Biancomangiare... il Medioevo in tavola" (Valtrend Editore, 2018).

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