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Lettera di una professoressa ai suoi alunni

“Mi manca quel meraviglioso mondo che è la scuola “

Stamattina in redazione ci è giunta una lettera da parte di una professoressa di italiano di una scuola di Napoli.

La lettera recitava così :

“Cari ragazzi,
le lunghe ore di costrizione casalinga producono una marea di pensieri, talvolta fanno sbocciare idee e rendono più malinconiche le lontananze.
Mi mancano molto le ore trascorse insieme a voi di mattina, le nostre lezioni, il vostro chiacchiericcio, le nostre letture insieme in classe con il malcapitato di turno che viene a sedersi accanto a me e segue da vicino la spiegazione.
Mi mancano anche le vostre proteste, i vostri lamenti, le mie arrabbiature per i compiti non svolti, insomma quel meraviglioso mondo che è la scuola.
Già immagino le vostre grida di gioia al pensiero di lunghe feste…ma non siamo in vacanza!
Le persone, dopo aver assaporato le prime giornate di riposo, sono diventate pensierose, preoccupate perché una situazione simile a memoria d’uomo nessuno l’aveva mai vissuta. Ci pensate quanto è piccolo il nostro nemico? Non si vede se non al microscopio, eppure ci minaccia dovunque ed è riuscito a mettere in ginocchio quasi tutto il mondo. E noi che abbiamo inventato la qualunque siamo costretti a vivere chiusi nelle nostre case per proteggerci da una minaccia invisibile ad occhio nudo.
Dopo i primi giorni di smarrimento, ho pensato che questa condizione può essere sfruttata al meglio, ho pensato che anche questa può essere un’opportunità per i membri di ogni famiglia che a volte sono quasi indifferenti alla convivenza. Vi racconto cosa sto facendo per far sì che questi giorni, a dispetto di quello stupido cosino, siano da ricordare.
Mentre vi sto scrivendo ho mia figlia seduta accanto a me che colora un disegno fatto insieme, mio figlio chiacchiera a telefono con un amico. Abbiamo messo un po’ di musica ed ognuno in serenità si dedica alle sue cose, ma insieme!
Ogni tanto mi fermo, leggo loro quello che ho scritto e vado avanti. Vi assicuro che in altri tempi sarebbero fuggiti a gambe levate, ora invece ascoltano, approvano e mi danno anche suggerimenti.
Quanto tempo che non vivevamo cosi!
Abbiamo tempo per parlare, per ascoltare e stare attenti a non bisticciare perché gli spazi sono questi e siamo consapevoli dei nostri limiti.
Il pomeriggio lavoro al computer per prepararvi dei percorsi di storia o di grammatica e spero che presto potremo organizzarci anche per lezioni a distanza. Ricordo che con la terza ad inizio anno abbiamo letto un brano di Asimov dove la protagonista aveva per docente un computer. Che discussione ne nacque! Tutti voi diceste che era cento volte più bello il nostro modo di fare scuola. Non sapevamo che di lì a pochi mesi ci saremmo trovati nella stessa situazione.
Certamente le mie giornate non sono idilliache, a volte ci si sente in gabbia, ma sto cercando di trarne il meglio. E voi?
Per la prossima settimana vi invio un articolo tratto da Repubblica scritto da Michele Serra e vi chiedo di scrivere un tema o una lettera indirizzata a me (la consegna poi verrà esplicitata). La mia idea è di raccogliere e conservare tutti i vostri pensieri in questo momento difficile, l’ottimismo che vi appartiene perché siete il fiore della nostra società, le opportunità che avete colto da questa esperienza.
Vorrei anche i vostri disegni e, perché no, se qualcuno se la sente, anche poesie.
Ce la faremo, ne sono sicura!
Torneremo alle nostre giornate insieme, non vedo l’ora!
Vi abbraccio e vi bacio forte forte (per lettera è ancora consentito) uno ad uno, dal più coccolone, al più timido, dal più estroverso, al più scontroso, dal più pigro, al più solerte…a tutti!”

Il mestiere , quello del docente, che prende vita dai ragazzi e questa missiva a loro si rivolge imponendosi come un sigillo nel cuore di uomini e donne del futuro.

Redazione
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