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Agrum iulianensem

Liternum, Volturnum, Puteoli, Salernum e Buxentum sono cinque colonie di cittadini romani fondate nel 194 a.C. sulla costa campana grazie all’invio di trecento famiglie.

Probabilmente queste colonie furono fondate per creare capisaldi per controllare i territori più interni ancora ostili, che già in passato si erano schierati contro Roma.

Le colonie occupano territori in prevalenza agricoli, attraversati dalle vie di comunicazione, forse, più importanti della Campania (via Campana, Via Cumana, Via Atellana, Via Domitiana).

In questo territorio si trovano molti insediamenti che si avvantaggiavano della fertilità del suolo e dalla facilità dei collegamenti.

Molte dovevano essere le ville rustiche che occupavano questi territori.

Gli scavi effettuati dalla sovrintendenza ne hanno individuate quattro:

  • località Pagliarone e Torre Magna relative al suburbio di Liternum;
  • nella proprietà Marrazzo-Palma in località Pioppitello, rinvenuta nel febbraio 1971;
  • Villaricca,  località Casola, al corso Europa (area archeologica di Panicocoli (dall’antico toponimo di Villaricca).

In un territorio di circa 100 Km², molte altre testimonianze e rinvenimenti attribuibili a ville rustiche di epoca romana sono stati segnalati e ancora visibili, portano il numero ad una quarantina circa.

La relativa lontananza da corsi d’acqua e la conformazione piana del territorio hanno, purtroppo, impedito la conservazione delle strutture antiche.

Probabilmente, l’abbandono di queste strutture è avvenuta in epoca medioevale conseguenza della caduta dell’Impero Romano e della distruzione delle città di Capua e Liternum.

Ma, certamente, il progressivo impaludamento dell’area costiera avrà reso quei luoghi invivibili e la popolazione deve essersi spostata in altri luoghi.

Nel XVI sec. la diffusione del latifondo  ha favorito il ripopolamento stabile dell’agro giuglianese.

Per costruire le masserie, probabilmente, sono stati riutilizzati i resti delle antiche ville rustiche, perché offrivano una base su cui impiantare le nuove strutture ed anche ambienti già costituiti, vedi le cisterne da riutilizzare come cellai per la conservazione del vino.

Il fatto che questi territori si trovassero lungo le strade che portavano nell’entroterra possono aver attirato la gente fuggita dalle coste.

Ad esempio, la leggenda della fondazione del comune di Giugliano, rimanda all’insediamento di genti cumane fuggite alla distruzione della loro città.

La villa rustica in località Pagliarone

In località Pagliarone (nella foto di copertina evidenziato in arancione), nel sito in cui sorge la masseria moderna, si trova una villa romana. Già negli anni ’30 lo storico locale Giacomo Chianese aveva individuate questi resti ancora oggi visibili nella parte inferiore della casa colonica.

Il fatto che ancora oggi, nello stesso luogo sia attiva una masseria attesta il perdurare di un modello insediativo strettamente connesso allo sfruttamento della terra.

Per garantire la tutela e la conservazione, considerato l’eccezionale interesse storico-archeologico del sito, nel 1993 la masseria, abbandonata e ormai fatiscente ed il terreno circostante furono sottoposti a vincolo archeologico.

Tuttavia, nonostante l’esistenza del vincolo, visto che, il ripetersi di interventi di pulizia dell’area della casa colonica, avevano danneggiato maggiormente le strutture archeologiche, la Soprintendenza per i Beni Archeologici di Napoli e Caserta si convinse ad effettuare tra il 2006 e il 2007 due brevi campagne di scavo allo scopo di procedere ad una prima documentazione dei resti della villa.

Purtroppo le manomissioni moderne dovute alla costruzione della masseria e alle lavorazioni agricole hanno determinato la rasatura delle strutture fino quasi alle fondamenta con l’asportazione degli apparati decorative e delle suppellettili.

Non è possibile conoscere l’estensione della villa,  l’indagine archeologica è stata eseguita solo in parte, per una superficie complessiva di circa 800 metri quadrati che comprendono, a sud, alcuni ambienti della pars rustica e, a nord, un settore termale parzialmente inglobato nelle murature della masseria. Probabilmente l’edificio doveva avere un’estensione ben maggiore dell’area esplorata.

Tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C. l’insediamento doveva essere una villa rustica con la creazione di una pars fructuaria riconoscibile, solo da  qualche vasca e basamenti, senza spiccati elementi indicativi, che consentano di identificare i prodotti che venivano lavorati e/o coltivati nel fondo.

Non sono stati trovati elementi ad indicare che nello stesso periodo la villa fosse dotata anche di un quartiere padronale perché il settore termale, databile alla fine del I secolo d.C., risulta certamente successivo a quello del settore produttivo.

La villa del Pagliarone, si trova ai margini di un contesto territoriale ormai urbanizzato e ampi spazi ancora agricoli, che, probabilmente, già appartenevano all’insediamento antico, e, certamente,  non è al riparo da ulteriori accerchiamenti edilizi.

Andrebbe posta in evidenza in tutta la sua estensione, perché potrebbe fornire informazioni utili per meglio comprendere le dinamiche di sviluppo di Liternum oltre a costituire una fortunata occasione di valorizzazione culturale, non solo per le condizioni ambientali ancora favorevoli, ma soprattutto per la sua prossimità ad un edificio scolastico.

Il sito, infatti,  potrebbe essere destinato ad una fruizione da parte di un pubblico giovanile e, in una prospettiva a lungo termine, di farne uno strumento di conoscenza e di ricerca storica attiva per la formazione delle nuove generazioni.

Bibliografia:

Patrizia Gargiulo – Marco Giglio, Liternum, villa romana in loc. Pagliarone, in Puteoli. Studi di storia ed archeologia dei Campi Flegrei.

Andrea Carandini, La villa romana e la piantagione schiavistica,  in Storia di Roma IV, Torino 1989.

Nicola De Carlo, Per una carta archeologica dell’Ager Campanus  (Comuni di Giugliano in Campania, Qualiano, Villaricca: I.G.M. F. 184).

Giuseppe CamodecaLiternum, in Supplementa Italica 25, Roma, 2010.

 

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Anna Abbate
Anna Abbate
Archeologa, consulente informatica e web design freelance. Nata a Napoli, si occupa dal 1971 di Information Tecnology dopo essersi formata alla IBM come Analista Programmatore. Dopo una vita vissuta nel futuro ha conseguito la Laurea Magistrale in Archeologia presso l’Università degli Studi “Suor Orsola Benincasa”. Divide il suo tempo tra la passione per l’informatica e la ricerca storica. Con alcuni amici archeologi ed antropologi ha fondato nel 2011 il “Gruppo Archeologico Kyme”, associazione di promozione sociale, della quale attualmente è presidente, organizzando giornate di valorizzazione e promozione del patrimonio storico-archeologico e delle tradizioni dedicate soprattutto alle scuole. Si occupa, in particolare di Napoli e del territorio flegreo. Ha pubblicato i libri "Da Apicio... a Scapece (Valtrend Editore, 2017), "Biancomangiare... il Medioevo in tavola" (Valtrend Editore, 2018).

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