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Quel pezzo di Campi Flegrei nel cuore del Giappone. La storia di Silvio: il barman di Bacoli diventato agricoltore in Estremo Oriente

A 15mila chilometri di distanza dall’Italia si coltivano friarielli, carciofi, scarole e zucche napoletane. Le caprette, le galline e le mucche si chiamano Nausicaa, Sibilla, Cesare e Annibale. Succede nella Tenuta Campi Flegrei, nei pressi della città di Fukuoka, nell’isola di Kyūshū, la più meridionale delle grandi isole del Giappone. È la prima esperienza di coltivazione diretta di verdure e ortaggi italiani, o meglio campani, nel paese del Sol Levante. Un’operazione che nasce come conseguenza del boom dell’enogastronomia nostrana nel mondo: il successo delle pizzerie – in Giappone se ne contano più di 10mila – ha di fatto lanciato la cucina napoletana.

Silvio, da Bacoli all’Estremo Oriente

L’idea di aprire un’azienda agricola è di Silvio Carannante, bacolese del Fusaro che da oltre dieci anni vive in Giappone. Ex barman con la passione della cucina, Carannante, dopo aver girato il mondo ha sposato la pittrice nipponica Ai Hanada, conosciuta a Firenze. I ritmi lavorativi del Giappone sono molto intensi, quindi al termine di una breve esperienza come barman, Silvio pensa di impegnarsi in agricoltura. Dopo il successo iniziale ottenuto con la loro produzione, ora i coniugi si sono diventati contadini full time.

Mare e vulcani: le somiglianze tra Campi Flegrei e prefettura di Fukuoka

I punti in comune tra Fukuoka e i Campi Flegrei sono tanti: tra questi il mare e la terra vulcanica. La coltivazione nella Tenuta Campi Flegrei è biologica ed è in fase di completamento la conversione in agricoltura biodinamica, una tecnica molto diffusa in Giappone che garantisce rispetto per l’ambiente e per il consumatore facendo aumentare la produttività della terra.

L’intervista a Silvio Carannante

Come nasce l’idea della Tenuta?

“In Giappone c’è una continua richiesta di prodotti alimentari italiani ma mancano le verdure anche per la difficoltà ad averle fresche. E così, quasi per gioco, abbiamo iniziato. Ora forniamo un centinaio di ristoranti, soprattutto di Tokio e delle altre grandi città. La rete commerciale funziona alla perfezione e basta una buona idea per fare affari. Vendiamo principalmente online e ogni fine settimana la nostra fattoria diventa un punto vendita”.

Qual è il rapporto con i Campi Flegrei?

“Non smetto mai di promuove l’area flegrea perché penso che la nostra zona abbia un’unicità che può fare invidia al resto del mondo. I nostri vini doc sono eccellenze che possono competere ad un livello internazionale. Le nostre verdure della Tenuta Campi Flegrei sono molto richieste per abbinamenti con piatti tipici giapponesi. Un cuoco mi ha fatto assaggiare una zuppetta di friarielli e fugu, il pesce palla, quello velenoso”.

Cosa è accaduto negli ultimi anni con la vostra attività?

“Si è cambiato uno po’ alla volta. Siamo migliorati visto che la grande richiesta di nostri prodotti. Tre anni fa abbiamo comprato un’antica casa contadina e, dopo i lavori, un anno e mezzo fa abbiamo aperto un punto ristoro e siamo diventati un punto di riferimento. Il ristorante si chiama “Il Flego”, giusto per rimandare nel nostro ambito… Abbiamo comprato altri pezzi di terreno e oggi la nostra coltivazione è estesa a quattro ettari; siamo in diciannove lavoratori, impegnati tra ristorante e azienda agricola. Abbiamo ottenuto dei riconoscimenti per il nostro business planning come il premio del Ministero dell’Agricoltura e il Lavoro. Anche a Fukuoka abbiamo ricevuto un riconoscimento come azienda alternativa per il basso impatto ambientale e l’innovazione aziendale”.

Quali i piatti più richiesti al vostro ristorante?

“Di sicuro tra i contorni c’è la cipolla di Tropea e i friarielli. Per i piatti non saprei perché la nostra cucina cammina con il nostro campo, il menu è in continua evoluzione. Ci stiamo divertendo!”

Che paese è il Giappone?

“Un paese curioso ed aperto, anche se questo non appare con una conoscenza superficiale. C’è molto interesse per il settore agro alimentare e stanno nascendo molte aziende che propongono prodotti europei. I giapponesi sono esigenti pertanto viene importato il top: come la pasta di Gragnano, il culatello emiliano, la burrata pugliese o la colatura di alici di Cetara. Il vino è molto ricercato e si importano tanti tipi. C’è da dire che l’identità alimentare nazionale giapponese è in una fase di crisi: ci molte catene di fast food ma anche orti biodinamici”.

Ci sono intese con gruppi italiani nel settore agroalimentare?

“Non sono a conoscenza di intese tra organismi del settore ma i produttori di vino stanno facendo una buona promozione. Mi riferisco soprattutto alle aziende del nord Italia”.

I progetti per il futuro?

“Stiamo pensando di creare anche un b&b. Ribadisco il concetto per il nostro futuro, come è stato per il passato: noi ci identifichiamo con quello che facciamo; siamo noi il seme, non facciamo altro che prenderci cura di noi stessi e stagioni dopo stagioni, come Madre Natura ci insegna, gioiamo dei raccolti che arrivano. E poi, consentimi di citare il grande Enzo Avitabile, andiamo avanti cu’a zappa ‘ngoppo ‘o ritmo”.

Ciro Biondi
Ciro Biondi
Giornalista, scrive prevalentemente di attualità, sociale, cultura, turismo e ambiente. E' responsabile dell'Ufficio di Comunicazione della Caritas Diocesana di Pozzuoli. Ha collaborato con quotidiani e periodici. E’ specializzato in comunicazione sociale e istituzionale. Si è occupato di uffici stampa ed è presidente dell'associazione di promozione sociale Dialogos Comunicazione. Con le scuole e le associazioni promuove incontri su legalità, volontariato, solidarietà tra i popoli, dialogo tra le religioni e storia. E' docente di scuola secondaria di secondo grado statale. Ha un blog: www.cirobiondi.it
http://www.cirobiondi.it

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