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La nave di Ulisse. Luoghi, nomi e antropogenesi dei Campi Flegrei e della Campania antica. (prima parte)

Introduzione. Durante una conferenza sulla preistoria e sulla protostoria dei Campi flegrei e della Campania antica, alcuni amici e dotti eruditi, studiosi delle protostoria dell’antico Mediterraneo mi chiesero di chiarire alcuni punti che spesso vengono sorvolati dagli studiosi locali e non, dagli studiosi in genere dei Campi Flegrei, come la collocazione della citazione omerica circa i Cimmeri in ambito flegreo o l’antico etimo di Bacoli o l’esatto etimo di Lucrino ed altro, nella più generale tradizione dei culti infernali che addebita ai Campi flegrei, come si sa, un luogo privilegiato dalla tradizione e dal mito. Mi chiesero di approfondire , se possibile, questi aspetti che per forza di cose s’inoltrano in un periodo della civiltà della Campania e dei Campi flegrei che sono preistorici e protostorici, quindi all’alba della civiltà urbana e proto urbana in Campania, con scarse notizie o notizie che vanno verificate alla luce di studi che grazie a Dio non mancano, soprattutto dagli anni ’80 in poi.
Dunque anche questa mia nota, questo appunto di studio, va preso come tutte le ricerche dell’area con estrema ipotesi di probabilità, addentrandoci, ripeto, spesso in elementi molti esigui dell’antropogenesi della Campania e dei Campi flegrei in particolare, elementi storici e antropologici che comunque sono sufficienti a dare un quadro generale della situazione della Campania e dei Campi flegrei intorno all’anno mille a.C. Più oltre indietro nel tempo bisogna accontentarsi di ipotesi leggendarie o residuo di memoria antica spesso non riscontrabile ulteriormente, ma che aiutano a ricostruire lo sfondo, lo scenario come ricordo leggendario delle vicende storiche che altrimenti non avrebbero senso se non lineare, se non per approssimazione di senso. Come metodo, con tutte le cautele del caso, secondo recenti dettami delle scienze archeologiche e in generale delle scienze delle antichità, tutti i dati a disposizione vanno vagliati secondo schemi di attendibilità di retrodatazione dei fenomeni. L’epistemologia semantica poi ci insegna che ogni lascito dell’immaginario antico va valutato come ipotesi corollaria o di accompagnamento nella ricostruzione fenomenologica dei dati. Scrive Manuela Montagnari Kokelj: ’ La Cognitive Archeology è lo studio del pensiero antico sulla base dei resti di culti giunti fino a noi. Questa definizione si presta a due diverse interpretazioni : una più ampia, che include ogni tentativo di ricostruire il significato che gli oggetti e la simbologia in essi contenuta avevano per chi li produsse e usò in antico; una più restrittiva, che cerca di capire come funzionasse la mente dei gruppi umani del passato e come fossero usati i simboli per tradurre il pensiero in azione’. E dunque:’Una mappa cognitiva è essenzialmente una struttura interpretativa mentale di riferimento: gli essere umani non agiscono in base soltanto alle impressioni sensoriali, ma anche alla loro preesistente conoscenza del mondo…Gruppi di individui che vivono insieme, condividendo la stessa cultura e parlando la stessa lingua, spesso condividendo anche la stessa visione del mondo (mind set) , e sono quindi in grado di leggere in modo univoco i simboli usati in quello specifico contesto socio culturale.’(1). Si parla dunque di testimonianze di storici greci tutti di rilievo ma situati a partire dal V secolo a.C, di testimonianze archeologiche che si vanno ad incrociare con leggende , miti e memorie antiche e meno antiche, proprio del periodo omerico e post omerico, che rimane con Esiodo e con Erodoto la memoria leggendaria e meno leggendaria più probabile per questa nebulosa storica, fatta spesso di resoconti e notizie di viaggio di mercanti e viaggiatori portatori di memorie e racconti ricevuti oralmente e che dunque vanno collocati tutti nell’ambito dello sfondo entro cui un fondo probabile può apparire lecito. Si tratta dunque di introdurre nella scienza antropologica elementi di etnolinguistica, di paradigmi adeguati di epistemologia semantica, che rendano conto di apparati culturali molto complessi.

1)La protostoria delle genti campane
Fatta questa premessa e dentro una bibliografia consultabile incominciamo con la prima analisi del fondo antico preistorico e protostorico di cui abbiamo notizia certa e più che verosimile, utilizzando le testimonianze sopra dette: i dati archeologici e quel vasto lascito del mondo poetico che comunque testimonia di tracce dotte o popolari sulle vicende che prenderemo in esame. Spesso una notizia riferita da Virgilio o da Properzio o un riferimento leggendario possono essere di aiuto e non piccolo nel ricreare uno scenario possibile entro cui collocare i dati certi. Il mito e la leggenda omerica e non solo, sono a tutti gli effetti un elemento di tradizioni e memorie che non vanno sotto valutate. Mi occuperò dunque del sostrato antico, della topografia e dell’antropogenesi dei Campi flegrei e delle genti Campane in epoca protostorica. (2) Nel quadro protostorico e preistorico della genti Italiche, quadro sostanzialmente definito e che vede dall’arco alpino alla Sicilia una quasi certa collocazione delle genti italiche sul territorio corrispondente intorno all’anno mille a.Cr., anno che viene preso come termine a quo procedere con un elemento certo o certissimo di valutazione, non escludendo retrodatazioni fino al XV sec. a.Cr., termine ultimo su cui potere ragionare in termini quasi certi ed utili, la Campania presenta un quadro di popolazione del territorio molto disomogeneo e plurale, essendo essa al limite geografico con il Lazio , a sua volta popolato da genti e popoli disomogenei, il Molise, abitato da genti di origine sabino-sabella cioè i Sanniti, dalla Puglia a confine con i Dauni, con la Lucania che insieme con la Calabria costituisce il nucleo essenziale di ciò che gli antichi e gli storici greci consideravano il territorio di Italo, gli italici che dalla terra degli Ausoni, cioè dal Lazio meridionale e Campania contigua fino a Messina e Reggio erano nella memoria degli antichi Greci considerati i popoli autoctoni dell’Italia. Dunque erano tutti appartenenti al ramo italico(indoeuropeo) variamente detto: Enotri, Ausoni ed Opici (Osci). (3) In particolare il popolo autoctono campano era considerato l’Ausonio e/o l’Opico-Osco. Rimandiamo alla bibliografia in calce per una più approfondita disamina non facile per il lettore medio dell’argomento, in cui si vede più nettamente la separazione del popolo tribale ausonio restringersi sotto la pressione dei Volsci a Nord e degli Osci provenienti dall’Umbria al territorio nord campano nell’attuale distretto di Minturno e i monti Aurunci.
E infatti la fondazione di Cuma viene descritta come fatta in territorio Opicio, Kume in Opikìa. La territorializzazione campana da parte degli Osci (contrazione dal greco di Opikoi, latinizzato Opisci e quindi Osci) è definitiva già intorno al XII e X sec.a.Cr. Quindi il sostrato antico preistorico della Campania è Opico, Osco con decisive infiltrazioni Etrusche che vi fonderanno nel IX e VII secolo importanti città come Nola, Acerra, Sarno, Marcina, Pontecagnano e secondo alcuni, (il D’Agostino) , Capua interamente etrusca su antico sostrato villanoviano, della cultura a fossa, e secondo altri, (G.Colonna,con importanti considerazioni linguistiche), città a metà etrusca e a metà falisca, cioè di fondazione veiense(Veio) e capenate(Capena), dal cui eponimo Cape prenderebbe anche il nome. (4) Che queste relazioni siano esatte fino a coinvolgere Cuma antica nelle relazioni amichevoli e non con Capua, gli Etruschi e gli Osci sanniti è dato accertato dalla frequentazione in esilio di Tarquinio il superbo,di una frequentazione aruspicina-romana dei Libri sibillini, di una coppa trovata a Cuma del VII secolo a.Cr. di arredo di una tomba di un ricco equestre greco sul cui fondo è una non ancora studiata bene iscrizione di alfabeto etrusco nell’arco superiore con un abecedario euboico, in calcidico, nell’arco inferiore, che starebbe a testimoniare di un interscambio linguistico,- per altre vie accertato come iscrizione sicuramente etrusca-latina ritrovata a Cuma databile al 700 a.Cr e tradotta dal Colonna: Hisa meneTinnuna(Hisa Tinnuna fa come dono)-, tra Cuma e l’aristocrazia veiense fondatrice di Capua.(5)

Note al testo.

  1. Manuela Montagnari Kokelj,Archeologia teoretica: una breve introduzione,pg.42-43, in il Mondo antico Vol I-Salerno ed.
  2. E.Lepore.Origini e strutture della Campania antica, pag 1-75.Il Mulino
  3. G.Pugliese Carratelli. Storia civile, tutto l’articolo. In Megale Hellas.Utet
  4. B.D’Agostino.Le genti della Campania antica. Tutto l’articolo. In Italia, omnium terrarum alumna.Utet
  5. G.Pugliese Carratelli. Vitalità dell’immagine storica dei Campi flegrei e Problemi di storia di Cuma arcaica, in Cadmo ed Orfeo.pag.37-45.Il Mulino
  6. G.P.Carratelli,idem et ivi op.cit.
  7. V.Crosio. Lo sciamanesimo  ctonio nei Campi flegrei. Il ramo d’oro e il VI canto                 dell’Eneide. Brevi note di antropologa religiosa, in Scienze e ricerche n.12, 2015.Tutto l’articolo.
  8. M.Eliade.Da Zalmoxis a Gengis-Khan.Pag 77-95.Ubaldini ed
  9. G.P.Carratelli.Problemi di storia di Cuma arcaica, in Cadmo ed Orfeo.pag74-77.Il Mulino
  10. B.D’Agostino.Le genti della Campania antica. Tutto l’articolo. In Italia, omnium terrarum alumna.Utet
  11.  V.Crosio. Problemi di etimologia antica, in Prolegomena, n.9, 1994.
  12. Alessio-De Giovanni alla voce Avernus e Silvestri ,C.Marcato alla voce Acheron in Dizionario di Toponomastica. I nomi geografici italiani. Utet

Bibliografia essenziale:

Manuela Montagnari Kokelj. Archeologia teoretica:una breve introduzione. Il Mondo antico. Vol. I- Salerno
M.Giangiulo.Memoria,identità, storie. Il Mondo antico.La Grecia.Vol.III.-Salerno ed.
E.Lepore. Origini e strutture della Campania antica. Il Mulino
G.Colonna. Le civiltà anelleniche.In L’evo antico, in Storia e civiltà della Campania. Electa.
P.Sommella. Città e territorio nella Campania antica. Idem come sopra
G.Colonna.I latini e gli altri popoli del Lazio. in Italia,omnium terrarum alumna.Utet
G.Pugliese Carratelli. Vitalità dell’immagine storica dei Campi flegrei e Problemi di storia di Cuma arcaica, in Cadmo ed Orfeo.Il Mulino
G.Pugliese Carratelli.Storia civile. In Megale Hellas.Utet
B.D’Agostino.Le genti della Campania antica. In Italia, omnium terrarum alumna.Utet
A.Naso. Civiltà preromane dell’Italia antica. Il Mondo antico. La Grecia, vol.III. Salerno ed.
M.Rendeli. Gli Etruschi fra Oriente ed Occidente. Il Mondo antico. La Grecia,vol.III. Salerno ed.
a-C.Watkins,il proto-indoeuropeo;
b-D.Silvestri,le lingue Italiche;
c-P.Sims-Williams, Le lingue celtiche;
d-M.Hoenigswald,Il Greco;
e-E.Vineis, Il Latino, tutti in ‘Anna Giacalone Ramat e Paolo Ramat a cura di. Le lingue indoeuropee’. Il Mulino.
– Dizionario di Toponomastica. I nomi geografici italiani. Utet
The Cambridge Enciclopedie of Archaeologie.vol.I.Trewin Coppleston Publishing. London
M.Eliade.Da Zalmoxis a Gengis-Khan.Ubaldini ed.
Venceslas Kruta.I Celti. In Italia, omnium terrarum alumna.Utet
V.Crosio. Lo sciamanesimo ctonio nei Campi flegrei . in Scienze e Ricerche n. 12, 1° settembre 2015, pp. 15-18

Vincenzo Crosio
Vincenzo Crosio
Vincenzo Crosio è nato a Napoli nel ‘50. È scrittore, poeta, saggista. È stato rettore del Seminario teologico politico di Salsomaggiore Istituto Sobozan, Fudenji. insegnante relatore all'Istituto Filosofico di Napoli, specializzato nella Interpretazione dei testi antichi tra Oriente ed Occidente. È stato editorial board di Scienze e ricerche, su cui ha pubblicato saggi di epistemologia semantica, antropologia e filosofia, tra cui importantissimi contributi sulla civiltà della Campania antica e dei Campi Flegrei.

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