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Il culto cristiano nei Campi Flegrei: da san Paolo a san Gennaro

 

Il versamento del sangue è nell’antropologia religiosa, come dire, la cartina di tornasole dell’epifania del sacro. Il ‘sacer’, la sacralità di un gesto, di una liturgia è da sempre segno evidente del sacro inerente al sacrificio. E il Cristianesimo non è da meno come religione del versamento del sangue. San Paolo sottolinea a più non posso che il battesimo in Cristo è un battesimo nel sangue del Cristo! E San Paolo, prima di essere San Paolo si chiamava Saul, ebreo di Tarso che frequentava il sinedrio e persecutore poi dei Cristiani in nome di un’ortodossia tradizionale ebraica, dunque anch’egli versatore di sangue ebraico e cristiano. Ma a San Paolo, data l’importanza per il Cristianesimo, per il pensiero occidentale, dedicheremo in queste pagine, un articolo molto attento e sofisticato, perché San Paolo è alla origine di una storia tra le più incredibili e intriganti della formazione di una idea, di una ideologia e di un culto apostolico tra i più difficili da intendere e da far intendere; avendo egli, la sua storia diviso la storia, come avrebbe detto U.Eco, tra Apocalittici ed Integrati, tra quelli contra Paulum e quelli pro Paulo.Una cosa è certa che con san Paolo la fede del Cristo è diventata fede universale, senza san Paolo sarebbe rimasta, la predicazione del Cristo, forse, forse,una corrente dell’ebraismo profetico e messianico, rigidamente professato dai giudeo-cristiani.

Ritornando alla ‘quaestio’, il  versamento di  sangue da parte dei Cristiani è dunque testimonianza di una fede, fatta nel sangue di Cristo e per il sangue di Cristo. I Martiri cristiani da Gerusalemme alla Cappadocia, all’Egitto, alla Grecia e poi nelle arene romane testimoniano con la loro morte il loro Credo, il credo della nuova religione proveniente dai deserti in Cananea. Si confonde spesso, giungendo a Roma sbarcando a Pozzuoli ,con il culto di Dioniso e di Mitra. Spesso i Mitrei sono frequentati dai semiti cristiani, cioè gli ebrei fenici che mercanteggiano anche a Pozzuoli le merci che provengono dalla Cananea, dalla Siria, dall’Egitto,dalla Grecia ormai ellenistica e romana. Il mediterraneo è un mare imperiale e romano nei cui porti commercianti, marinai, le nuove moltitudini e nazioni del mondo  sbarcano merci di ogni tipo e insieme i culti più disparati. In particolare a Pozzuoli che è il primo porto dell’impero romano, soprattutto dopo la distruzione del tempio di Salomone per conto di Tito nel 70 d.C., gli ebrei sono alla diaspora, mettono radici dopo di Roma ove esiste da tempo una florida comunità ebraica, gli ebrei. La comunità degli ebrei a Roma,  a Pozzuoli e a Cuma è da almeno dal II sec. a. C., una comunità di ebrei ricchi e colti. E nelle comunità ebraiche di Pozzuoli-Cuma e poi di Roma, trova rifugio e spazio una particolare ‘setta’ ebraica, detta dei seguaci del Cristo. Pietro e poi Paolo sbarcano a Pozzuoli, soggiornano presso le comunità ebraiche locali perché ebrei cristiani. Le persecuzione di Nerone ed Adriano sono sempre dirette prima contro gli ebrei e poi contro i cristiani perché ebrei sovversivi dello ius romano. Lo stesso governatore di Gerusalemme, Pilato, consegna agli ebrei Cristo in quanto ebreo e lo fa giudicare secondo la norma ebraica. O Barabba o Cristo! Dunque Paolo, che deve essere giudicato a Roma secondo il diritto romano,in quanto cittadino romano da quanto affermano gli Atti, sbarca a Pozzuoli, soggiorna nella comunità ebraica di Pozzuoli e poi presso quella romana e con Pietro , viene fatto oggetto di una persecuzione ebraica e dunque anche Pietro e Paolo versano il loro sangue per testimoniare la fede nel Cristo. Da quel momento in poi i Cristiani martirizzandosi e diventando corpo vivo nella romanità imperiale, crescono come i pesci del mare. Si moltiplicano costituendo dentro e poi separatamente dagli ebrei, la prima religione dell’Impero romano, già prima di Costantino. E la comunità ebraica di Pozzuoli assume dentro di sé, il cristianesimo come la religione popolare il cui culto è il culto del battesimo del Cristo. La liturgia ebraica tiene a battesimo la liturgia cristiana del pasto rituale e comune del Corpo del Cristo consumato insieme da tutti i credenti. Il corpo del Cristo viene ritualmente messo in comune in nome del rito istituito dal Cristo stesso, la Pasqua non più ebraica ma cristiana. Le basiliche romane diventano per pratica e per concessione imperiale il luogo di culto della nuova religione del Cristo, soppiantando per prestigio e numero,  le religioni del paganesimo ellenistico e romano. Le uniche scuole a difendersi dalla nuova religione, sono le scuole filosofiche ellenistiche presenti a Roma , in Campania e a Pozzuoli, quelle degli stoici e dei neoplatonici come ci dice lo stesso Cicerone.Siamo dentro l’ellenismo greco-romano e la filosofia cristiana, neoplatonica e stoica in qualche modo fornisce il nuovo linguaggio simbolico ai Romani durante l’Impero. I Romani, dietro lo stimolo di queste scuole di filosofia orientale, diventano colti, assorbono quello che gli mancava dai tempi della rozza virtus repubblicana, l’humus culturale del cosmopolitismo ellenistico e il Cristianesimo è una religione e filosofia cosmopolita, universale da quando Paolo è diventato il leader carismatico dell’universalismo cristiano. Nel III d.C. in tutto l’Impero romano si parla il linguaggio simbolico del Cristo, a Milano con Ambrogio, in Campania con Paolino da Nola e poi con Gennaro, vescovo di Benevento che viene per incontrare la comunità cristiana di Pozzuoli e sulla strada viene fermata dai persecutori romani e martirizzato sulla Solfatara con Procolo diacono della chiesa di Pozzuoli e Sossio di Miseno, giovanissimi testimoni della religione del Cristo, assieme  ai due laici Eutiche e Acuzio che avevano osato criticare la sentenza di morte. Gennaro viene decapitato, decollato e il suo sangue versato su una pietra che diventa l’oggetto di culto di una città intera e forse il santo più popolarmente venerato a Napoli e a Pozzuoli. Rito di morte che ricorda la decollazione di San Giovanni Battista, non secondario questo dato nella mitologizzazione del santo. A Gennaro poi verranno attribuiti miracoli, leggende varie,ricostruzioni agiografiche attendibili o meno ma quello che conta un culto popolare tra i più interessanti per l’antropologia religiosa.

Ma dov’ è la differenza per la festa del santo a Napoli e a Pozzuoli? E’ nel fatto che la dove viene versato il sangue del santo, in tutte le religioni, l’Islam e il Buddhismo compreso, lì avviene il rito più antico che la religione prima di ogni altro pensiero testimonia, lì il terreno su cui è stato versato il sangue, lì quel terreno è fatto santo. Dunque Pozzuoli è fatta santa al mondo e al Cristianesimo perché Gennaro, Procolo e dunque   Sossio per Miseno, hanno versato il loro sangue nei pressi della Solfatara e su quel luogo del martirio è stata eretta una chiesa a celebrazione del culto a san Gennaro che fa un miracolo particolare legato a quel versamento di sangue: scioglie ritualmente il suo sangue a testimoniare tre cose:

  1. Che Lui il santo non è mai morto davvero: il Santo morendo in qualche modo non muore perché il suo sangue, parte viva , la più viva di un uomo, non è morto, vive ancora liquefacendosi.
  2. Gennaro il santo in questo modo garantisce al popolo la sua presenza e la sua protezione.
  3. La sua protezione è ritualmente quello di concedere una particolare grazia: la guarigione, la sconfitta del Male. Mentre cioè il culto sociale di san Gennaro ritiene che Gennaro protegga la popolazione dal male,dalle disgrazie, quello particolare, quello personale la restituzione del malato alla sanità.

Nella chiesa di San Gennaro alla Solfatara infatti  una cerimonia muta ma solenne, avverte ogni giorno del miracolo del santo, le guarigioni che il santo fa attraverso i miracoli che la gente gli chiede. EX Voto appesi nei pressi della statua del santo che una leggenda dice essere stata fatta con il marmo, con la pietra su cui il Santo fu giustiziato. E tanti bigliettini che vengono posti lì dagli anonimi oranti, che chiedono, forse nel dolore più profondo che si possa immaginare, che il santo guarisca un  figlio,un parente da una malattia grave. In quel pregare silenzioso e pieno di speranza , avviene un altro scioglimento a somiglianza del sangue che si liquefa, avviene lo scioglimento di un ‘male’, di un maleficio che l’orante sa di appartenere al parente per cui chiede la Grazia. Il miracolo di san Gennaro, nello scioglimento del suo Sangue e nei miracoli con cui il Santo scioglie i mali che affliggono gli uomini, c’ è il miracolo della fede, di tutti quegli uomini e donne che credono, rivolgendosi a san Gennaro, che San Gennaro abbia questo potere. Di far recedere la Morte dal corpo dell’ammalato. Egli pertanto è un santo taumaturgo che compie miracoli per un potere straordinario, divino che possiede, di sconfiggere la morte. Il Cristo resuscitandosi e il santo Gennaro, Ianuarius, che può far entrare e uscire lo spirito dalla morte, che liquefa il sangue e il male del mondo. Questo motivo,devozionale,popolare, appartiene ad una forma di culto cristiano che sfiora il neopaganesimo e si attiva spesso nelle zone contaminate dalla religiosità fervida e passionale proprio dei Latinoamericani, di cultura ispanica e dunque anche dei Napoletani, che dalla dominazione spagnola ha tratto questo tipo di ritualità barocca, ma che ha antecedenti storici e culturali nel dionisismo ctonio. Ho visto scene di ‘fanatismo religioso’ o semplicemente di devozione fortemente popolare ad Arequipa, a Pompei e nelle cerimonie tutte particolare dei battienti  a Guardia Sanfremondi e dei tarantolati garganici. Con le differenze del caso. Tutte questioni  in ogni caso che la Chiesa cattolica ufficiale soffre ma che testimoniano che intorno al versamento del sangue si innesta una particolare religiosità ancestrale quasi primitiva ed originaria, che mette in risalto il sacrificio estremo, come nel caso romano del rex sacrificulus, del sacrificio Vedico nell’India antica(forse, forse…)all’origine di questo tipo di ritualità; tutti i riti di sacrificio cruento animale, dove è previsto il versamento del sangue anche accennato nel sacrificio di Isacco chiesto da Dio ad Abramo e che poi in qualche modo viene ripreso, come rito di appartenenza ad una cultura, nella milà, nella circoncisione ebraica. Qui il passaggio è fortemente culturalizzato, come ovvio e lo accenniamo solo come fenomeno del rituale, come antropologia del rito antico,non addentrandoci per rispetto alla cultualità ebraica, in altro che richiederebbe una mole sterminata di dati assolutamente specifici e che qui non interessa.

Ma nella grazia richiesta a san Gennaro le cose cambiano, diventano quasi, d’improvviso, tenere e poetiche nelle preghiere che i singoli dedicano al Santo, nella solitudine della preghiera al santo, nei bigliettini che vengono poste nelle fessure del marmo(anche questa una straordinaria similitudine con il rito della preghiera,della Grazia, del favore di Dioche tutto il mondo fa di fronte al Muro del Pianto ponendo i bigliettini dentro le fessure del Muro del Pianto a Gerusalemme?) nella chiesa di san Gennaro.Lo spazio del sacro in questo caso diventa veicolo della speranza, veicolo di uno strazio indicibile. Forse per questo che il santo o Chi per lui, qualche volta, mosso a pietà la concede quella Grazia. Concede cioè una recessione del male e la rinascita. Nelle varie rappresentazioni iconiche che la storia dell’arte ci ha lasciato su san Gennaro due colgono perfettamente questo spirito quasi surreale e metafisico, misterico e misterioso del fascinum iuanuarium e del suo potere taumaturgico. Il quadro di Caravaggio,san Gennaro mostra le sue reliquie del 1607,- (periodo molto turbolento di Caravaggio che fugge da Roma perché lui stesso assassino e trova rifugio prima a Napoli poi a Malta per poi morire in modo pasoliniano sulla spiaggia di Anzio)- e quello di Artemisia Gentileschi del 1637,Il martirio di san Gennaro nell’anfiteatro di Pozzuoli.Con una differenza notevole. L’uno quello di Caravaggio sembra mostrare il santo quasi irritato dell’incredulità circa la sua potenza assolutoria e guaritrice, nell’indicare le ampolle e la sua testa mozzata,l’altro quello di Artemisia Gentileschi che  sembra quasi sottolineare questa potenza savifica nell’atto appunto del suo sacrificio. Nell’un caso e nell’altro ambedue si riferiscono allo specifico fascinum religiosum di Gennaro, oggetto mitico,rituale di una scena particolare che i napoletani attribuiscono solo al loro santo, la scena del miracolo e della taumaturgia.

    Vincenzo Crosio, storico della conoscenza, insegnante relatore per le questioni di intrepretazione dei codici tra Oriente ed Occidente all’istituto degli studi storici e filosofici di Napoli.

 Le fonti documentarie:

gli Atti Bolognesi del VI-VII secolo;

gli Atti Vaticani del VIII-IX secolo;

il Calendario Cartaginese del 505 p.C.

il Martirologio Geronimiano del V secolo;

il Menologio di Basilio II del 985 p.C.

Bibliografia essenziale:

Ch.Perrot. La tradizione e i primi scritti. Il Cristianesimo in La Religione,vol.II.Utet

 M.Meslin.Il Cristianesimo antico(II-V sec p.C.).La Religione,vol.II..Utet

 G.Didi-Huberman.Ex voto.Raffaele Cortina editore

R.Tagliaferri. La magia del rito.Ed.MessaggeroPadova

R. Tagliaferri.La violazione del mondo.Ricerche di epsitemologia liturgica.C.L.V.ed.liturgiche

V.Crosio.Il simbolismo della Croce.Edizioni della biblioteca.Pozzuoli

R. Cammilleri, San Gennaro, Piemme.

S. Mileto – F. Speranza, I luoghi di San Gennaro, Roma.

V. Cerino, San Gennaro: Un santo, un voto e una cappella, Napoli, Rolando Editore.

Vincenzo Crosio
Vincenzo Crosio
Vincenzo Crosio è nato a Napoli nel ‘50. È scrittore, poeta, saggista. È stato rettore del Seminario teologico politico di Salsomaggiore Istituto Sobozan, Fudenji. insegnante relatore all'Istituto Filosofico di Napoli, specializzato nella Interpretazione dei testi antichi tra Oriente ed Occidente. È stato editorial board di Scienze e ricerche, su cui ha pubblicato saggi di epistemologia semantica, antropologia e filosofia, tra cui importantissimi contributi sulla civiltà della Campania antica e dei Campi Flegrei.

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