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La festa di San Gennaro: tra storia e curiosità

La vita di San Gennaro: la storia si intreccia al mito

La leggenda vuole che Publius Faustus Januarius (appartenente alla omonima famiglia romana) venne al mondo nel 272 d.C. ed alcuni eventi miracolosi si accompagnarono alla sua nascita. Secondo la leggenda popolare, egli nacque con le mani congiunte in atto di preghiera e con le ginocchia piegate quasi a presagire la pia strada del sacerdozio ed il conseguente martirio. Pargolo giudizioso, Gennaro a soli 6 anni e mezzo ebbe il primo incontro con la fede. Gesù apparve infatti nei tratti di un fanciullo bisognoso che il futuro Santo aveva diligentemente soccorso e disse :” Fausto io ti renderò la pari”. Nei momenti di estrema crisi della comunità cristiana, tediate dalle persecuzioni, Gennaro  visitava i prigionieri cristiani, portava loro del cibo, medicava e baciava le loro ferite. Si narra ancora di un giorno in cui Fausto Gennaro, camminando con San Marciano nelle catacombe, fu colto da una visione celestiale nel quale il Signore gli annunciava il futuro riposo del corpo nel cimitero battuto dal giovane. 

Sacerdozio ed estremo supplizio

Nel 302 all’età di 30 anni Gennaro divenne vescovo di Benevento durante le feste di Natale. Intanto per i Cristiani i successori di Diocleziano inaugurarono un periodo di persecuzioni ben più atroci. I luogotenenti dell’Impero Romano seviziavano e straziavano tutti i seguaci di Cristo e, Dracone Labiano, rappresentante dell’imperatore in Campania si vantava di averne riempito i cimiteri. Più tardi lo stesso Gennaro fu denunziato a Timoteo come un pericoloso e spregevole membro della setta cristiana. Dinanzi al proconsole Gennaro esaltò il nome di Cristo e si sacrificò nel suo nome. Il Vescovo di Benevento fu sottoposto a diverse sevizie che non riuscivano a vincere la sua fede. Dopo essere riuscito anche ad ammansire le belve dell’Anfiteatro di Pozzuoli, fu decapitato e il suo volto si tinse di un sorriso nel momento dell’estremo supplizio. 

La raccolta delle reliquie

All’indomani della decapitazione una pia cristiana si avvicinò al corpo di San Gennaro e con l’aiuto di un fuscellino raccolse il sangue del martire in due ampolline di vetro: nell’una quello più limpido, nell’altra quello misto di polvere, paglia, fili di erba. Quella di raccogliere il sangue non era certo una novità, non vi sono prove di autenticità, ma a raccogliere il sangue del Santo doveva essere Eusebia, sua nutrice e seconda madre.

All’alba del 20 Settembre i parenti, gli amici, i discepoli di San Gennaro trasportavano via il cadavere per dargli degna sepoltura. 

San Gennaro, fedelissimo coniuge della contradditoria Napoli

“La storia di San Gennaro comincia con la storia di Napoli e molto probabilmente finirà con essa; entrambe si affiancano senza posa e ad ogni grande evento felice o infelice si toccano e si confondono”( Dumas 1843). Dumas raccoglie ne “Il corricolo” le sue impressioni riguardo il suo viaggio a Napoli ponendo l’accento sullo straordinario ed inscindibile legame della città e del suo amatissimo Patrono. 

“San Gennaro è il principio o la fine di ogni cosa, tanto è vero che nessun mutamento si è compiuto senza il permesso, l’ordine o l’intervento del potente protettore”

Il culto del Santo

Per quanto concerne la venerazione non esistono prove precedenti al XIV secolo e la prima menzione della liquefazione del sangue risale al 1389. In seguito al Concilio Vaticano II ,che aveva come uno degli elementi da risolvere quello di frenare le forme folkloristiche e popolari di venerazione, San Gennaro in quell’occasione fu rimosso dal Calendario dei Santi e la sua memoria venne resa facoltativa al di fuori della arcidiocesi di Napoli.Per questo lo scioglimento del sangue fu definito un fatto prodigioso, ma non un miracolo e la venerazione dello scioglimento è consentita, ma non riconosciuta.

“La plebe di Napoli è credulona, superstiziosa, avida di notizie. La plebe di Napoli, dove tanta gente non ha nulla, è ancora più plebe delle altre”(Montesquieu 1729)

Tra sacro e profano

Nonostante il miracolo animi i più disparati dibattiti tra sacro e profano, scienza e fede il 19 Settembre Napoli si permea di una coltre di tradizioni in cui dialogano laicità e religiosità attraverso un legame endemico. Endemico è il Patrono Gennaro che difende a spada tratta la giovane Napoli fresca ed antica allo stesso  tempo.

“i Normanni hanno regnato su Napoli, ma San Gennaro li ha scacciati; gli Svevi hanno regnato su Napoli, ma San Gennaro li ha scacciati, gli Angioini hanno regnato su Napoli, ma San Gennaro li ha scacciati; gli Aragonesi hanno usurpato a loro volta il trono, ma San Gennaro li ha puniti, gli Spagnuoli hanno tiranneggiato Napoli e San Gennaro li ha battuti, infine i Francesi hanno occupato Napoli e San Gennaro li ha messi alla porta. E chi sa cosa farà San Gennaro per la sua patria!…”

Ed anche questa volta  Dumas aveva ragione perché a Napoli durante una giornata di sole e qualche pensiero per la testa è sempre una buona occasione per esclamare:” San Genna’ pienzace tu”

Martina Bruna Chiaiese
Martina Bruna Chiaiese
Nata a Napoli nel 1994. Fin da bambina è sensibile al mondo della cultura e della scrittura. Ha frequentato il Liceo Classico Antonio Genovesi grazie al quale matura un grande interesse per la lingua e la letteratura italiana e inglese. Si iscrive all’Università degli Studi di Napoli L’Orientale e nel 2017 consegue la laurea in Lingue, Lettere e Culture Comparate nelle lingue inglese e cinese. Attualmente frequenta il corso di Laurea Magistrale in Lingue e Civiltà Orientali approfondendo lo studio della lingua, la storia, l’archeologia e la letteratura cinese. In ambito giornalistico si occupa della coordinazione del quotidiano on-line L’Osservatorio Flegreo ed è direttore della testata QuiCampiFlegrei. La sua passione è lo sport.

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