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Monte di Procida: dal 27 al 30 giugno la IV edizione del Festival della Cistecca

Dal 27 al 30 giugno 2019 nella splendida terrazza naturale di Monte di Procida in via Panoramica 33 (adiacente Casa Comunale/Municipio) si terrà la IV edizione del “Festival della Cistecca”, evento gastronomico atteso dagli amanti del panino di qualità e del buon cibo di strada.

Tante le novità, non solo gastronomiche, per questa IV edizione del Festival, tra cui un’area giochi con gonfiabili e intrattenimento per bambini e un nuovo programma artistico.

Oltre al gustoso panino con la Cistecca Montese, sarà possibile assaporare le speciali fritture e i ravioli ripieni di cistecca, il tutto accompagnato da ottima birra, vino e da tanto intrattenimento, con musica dal vivo suonata dalle migliori cover band campane.

Intervista al sindaco di Monte di Procida, Giuseppe Pugliese

Intervista all’organizzatore Cristofaro Capuano

 

 

Storia della Cistecca

Anni ‘30 negli Usa

Due fratelli italiani, giunti in America all’inizio del 900, Pat e Harry Olivieri, si stabilirono a Philadelphia per vendere hot dog per strada e sbarcare il lunario.

La leggenda narra che i fratelli stazionavano nei pressi di un parcheggio per taxi, vendendo i loro hot dog.

Un giorno finirono gli hot dog e non sapendo cosa offrire ai tassisti, si rivolsero ad un macellaio per chiedere un po’ di carne per riempire i panini.

Il macellaio propose l’utilizzo di fettine di carne di bovino molto sottili e facilmente lavorabili sulla piastra.

Pat a quel punto pensò di unire alla carne del formaggio per renderlo più gustoso. Il risultato fu un panino che venne chiamato “cheese-steak” e che ebbe da subito un successo straordinario, e in pochi anni iniziò ad essere prodotto anche da altri stand e ristoranti della zona di Philadelphia. Negli anni successivi la produzione del panino si diffuse in molte altre città della East Cost americana, soprattutto nei ristoranti e pub gestiti dalle prime generazioni di italo-americani.

 

Anni ‘70 in Italia

In Italia, nei primi anni 70, ripartì un flusso costante di emigrazione di cittadini meridionali verso gli Stati Uniti.

Una delle aree più interessate dal fenomeno fu quella napoletana e, nello specifico, il piccolo comune di Monte di Procida.

Monte di Procida aveva avuto, da sempre, una vocazione marittima. La sua flotta mercantile rappresentò sin dagli anni 50, un fiore all’occhiello per la marineria italiana, creando opportunità e lavoro fino agli inizi degli anni 70.

Infatti, nel 1973 la grande crisi petrolifera mise in ginocchio la marineria mercantile montese, spingendo giovani e meno giovani ad emigrare in America in cerca di fortuna. Arrivati in America, i montesi si specializzarono nel settore della ristorazione, conobbero per la prima volta il panino inventato da Pat e Harry, ed ebbero un grosso successo imprenditoriale, aprendo molti ristoranti soprattutto lungo la costa est degli USA (New Jersey, North Carolina, Pennsylvania).

 

Anni ‘80 nella provincia di Napoli

Nei primi anni 80 nella provincia di Napoli, si registrò il fenomeno dell’emigrazione di ritorno.

Alcuni decisero di riproporre le attività imprenditoriali che svolgevano in giro per il mondo; fu proprio questo il periodo in cui a Monte di Procida (in provincia di Napoli) gli emigranti avviarono attività ristorative, con l’intenzione di riproporre anche in Italia il panino dei fratelli Olivieri. Le difficoltà non tardarono a presentarsi, in quanto questi imprenditori non avevano la benché minima idea delle caratteristiche della carne e del pane da utilizzare. Così chiesero il supporto delle maestranze locali (macellai, panettieri, ecc.). Dopo molti tentativi falliti, si riuscì a “rielaborare” un panino che potesse soddisfare il palato dei più raffinati clienti montesi e non.

In poco tempo il panino con carne di manzo e scamorza nostrana, ebbe un successo strepitoso, tanto che anche altri pub flegrei iniziarono a proporlo nei propri menù. L’aumento costante della domanda da parte del pubblico, soprattutto giovanile, spinse anche altri macellai a sperimentare la lavorazione della carne. Intanto tra gli addetti ai lavori e i  consumatori il panino iniziava ad essere chiamato in gergo dialettale “ a cistecc”.

La ricerca degli imprenditori montesi per migliorare costantemente la qualità del panino, utilizzando tecniche innovative per la lavorazione della carne, insieme a prodotti locali di alta qualità (scamorza, friarielli ecc.), ha reso questo prodotto un panino tipico capace di differenziarsi da quello d’oltreoceano.

L’enorme successo trentennale spinse altri imprenditori della provincia di Napoli a proporre ai propri clienti il panino montese, senza però conoscerne e rispettarne i criteri di lavorazione delle carni e di tutte le altre materie prime.

 

2010 -2014 nasce “La Vera Cistecca Montese”

Fu proprio il mancato rispetto degli standard di produzione che spinse nel 2010 un gruppo di imprenditori e manager locali a creare un sistema di tutela del prodotto.

In particolare, il primo passo fu quello di rimarcare le differenze di qualità e le caratteristiche di italianità del panino, già a partire dal nome; così nacque, grazie all’intuizione di uno dei promotori del progetto di tutela, la parola “cistecca”, termine tradotto dall’espressione dialettale (a cistecc) con cui veniva chiamato il panino. Il secondo passo fu quello di registrare il marchio collettivo “La vera Cistecca Montese”, e l’elaborazione di un disciplinare di produzione che racchiudesse le regole da rispettare e definisse gli standard qualitativi minimi per la produzione di un panino di alta qualità.

Questi obiettivi si sono raggiunti grazie ad un lavoro durato 4 anni , dal 2010 al 2014 . portato avanti con tenacia e impegno continuo da parte di manager e consulenti aziendali, i quali hanno supportato gli operatori della filiera ( pub, macellai, panettieri, cuochi, )  nella definizione di  standard qualitativi, sia nella lavorazione delle materie prime (carne e pane), sia nelle tecniche di cottura del panino. In particolare sono stati definiti: Modalità di lavorazione della carne, selezionando le differenti parti del bovino e le modalità di taglio, di lavorazione e conservazione della carne; tipologia di panino da utilizzare e modalità  di produzione; tempi di cottura della carne e del panino; modalità di lavorazione della carne sulla piastra e del panino sulla brace; temperature raggiunte dalle attrezzature.

La tutela del panino tipico attraverso  il  marchio collettivo associato ad un nuovo nome “Cistecca Montese”, la redazione del  disciplinare di produzione e, nel 2014, la fondazione del  consorzio hanno, per la prima volta, fatto  nascere la consapevolezza che la cistecca non è solo un fenomeno folkloristico, ma anche economico e culturale. Tutelando la storia si tutela anche l’economia locale.

Cosa fa il consorzio

Promuove la Cistecca (attraverso molteplici attività compreso il Festival). Tutela il prodotto e i consumatori attraverso controlli periodici presso i locali affiliati. Offre servizi di consulenza ai consorziati relativi a: formazione gratuita per i dipendenti delle aziende affiliate sulle tematiche obbligatorie  di legge  e non; formazione della figura del Cistecca Chef per i nuovi affiliati; fgruppi di acquisto nel canale Horeca; tematiche gestionali, finanziarie e contabili

 

www.cisteccamontese.it

www.festivaldellacistecca.it

Email: cisteccamontese@gmail.com

Facebook: @cisteccamontese

WhatsApp: 331.42.92.119

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Ciro Biondi
Giornalista, scrive prevalentemente di attualità, sociale, cultura, turismo e ambiente. E' responsabile dell'Ufficio Comunicazione della Caritas Diocesana di Pozzuoli. Ha collaborato con quotidiani e periodici. E’ specializzato in comunicazione sociale e istituzionale. Si è occupato di uffici stampa ed è presidente dell'associazione di promozione sociale Dialogos. Con le scuole e le associazioni promuove incontri su legalità, volontariato, solidarietà tra i popoli, dialogo tra le religioni e storia. E' laureato in Lettere con una tesi in Storia Medievale. E' docente di scuola statale secondaria di secondo grado. Ha ottenuto vari riconoscimenti per l'attività giornalistica. Per il suo impegno sociale, culturale e professionale nel 2013 il Capo dello Stato lo ha insignito dell'onorificenza di cavaliere della Repubblica.
http://www.cirobiondi.it

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