Durante il commento della partita Giappone–Tunisia, valida per il secondo turno del Gruppo F del Mondiale 2026 e vinta dai nipponici per 4 a 0, ammirato dalla prestazione dei giocatori del Sol Levante, il telecronista di DAZN ci ha informato che la federazione calcistica giapponese ha l’ambizioso progetto di vincere un Mondiale entro il 2050. Praticamente uno dei prossimi cinque Mondiali, oltre a quello attualmente in corso in Canada, Messico e Stati Uniti.
Per realizzare questo progetto, la federazione giapponese punta sui giovani. A tal fine, la nazionale maggiore è stata accompagnata al Mondiale dall’Under 19, sia per allenarsi in maniera più intensa, sia perché le giovani leve inizino fin da ora ad abituarsi a eventi di questo livello.
Questo atteggiamento costruttivo della federazione giapponese rispecchia la filosofia di vita del Giappone, che esorta tutti a svolgere al meglio il proprio lavoro, indipendentemente da quale sia.
In questo caso, il calcio rappresenta davvero lo specchio della società.
Volendo essere cinici, la stessa cosa potremmo dire del calcio italiano. La nazionale non si qualifica a un Mondiale da ben dodici anni: abbiamo saltato le ultime tre edizioni.
Per giustificare tale reiterato insuccesso, Gabriele Gravina, alla guida della FIGC dall’ottobre 2018 al 2 aprile 2026 e sotto la cui presidenza l’Italia è stata estromessa per ben due volte dal Mondiale, ha dichiarato che, se Jorginho non avesse sbagliato il calcio di rigore contro la Svizzera nell’ultima partita di qualificazione ai Mondiali del 2022 e se Moise Kean e Pio Esposito non avessero fallito gol praticamente fatti nella partita decisiva contro la Bosnia, l’Italia avrebbe partecipato agli ultimi due Mondiali.
È vero che in campo vanno i calciatori. Eppure esistono dichiarazioni dell’ex allenatore dell’Under 21 Claudio Gentile, il quale, nonostante abbia vinto un Europeo di categoria e la medaglia di bronzo alle Olimpiadi del 2004, fu estromesso dal circuito federale perché non si piegava alla volontà di chi gli chiedeva di convocare determinati calciatori.
Il probabile ritorno di Mancini sulla panchina della nazionale al posto di Baldini è l’ennesima conferma che il calcio italiano, anziché puntare sui giovani e sulla qualità, continua spesso a puntare sui nomi di prestigio.
Se Mancini guidò la nazionale alla conquista dell’Europeo del 2021, dopo la mancata qualificazione ai Mondiali del 2022 preferì trasferirsi prima in Arabia Saudita per guidarne la nazionale e, successivamente, in Qatar per allenare l’Al-Sadd, attratto dai petroldollari.
Mentre il Giappone lavora per realizzare un sogno, in Italia spesso si finisce per attribuire le colpe ai giovani invece di creare le condizioni affinché possano crescere, migliorare e realizzarsi, anziché essere costretti a espatriare per coltivare le proprie ambizioni.
Dispiace dirlo, ma il calcio è davvero lo specchio di una società.