
Momenti di gloria è il titolo che richiama l’omonimo film del 1981 diretto da Hugh Hudson? È l’amicizia o è la riscossa il filo conduttore che lega i 200 film scelti dall’autore? Cosa ci racconta il cinema inglese dei suoi cambiamenti sociali e culturali?
A queste e ad altre domande risponderà il critico cinematografico Giuseppe Borrone domani lunedì 30 marzo alle ore 17.00, presso il Polo Culturale di Palazzo Toledo, durante la presentazione del suo ultimo lavoro Momenti di gloria. Il cinema inglese in 200 film (Edizioni Falsopiano, 2025).
L’incontro, introdotto dall’assessore alla cultura di Pozzuoli Mariasole La Rana e moderato dal critico cinematografico Alberto Castellano, sarà una preziosa occasione per dialogare con l’autore e per approfondire il cinema inglese, tra grandi capolavori e tesori meno noti, in un percorso che intreccia memoria, critica e passione cinefila.
IL LIBRO
Il libro si presenta come un appassionato viaggio nella storia del cinema britannico, raccontato attraverso duecento film. Non una semplice rassegna, ma una vera e propria mappa critica che attraversa epoche, stili e trasformazioni culturali, offrendo al lettore strumenti di lettura e approfondimento.
Dalle atmosfere sospese e internazionali di The Third Man di Carol Reed diretto da Caorol Reed del 1949 alla tragedia romantica di Brief Encounter di David Lean del 1945, il percorso tracciato da Borrone tocca alcuni dei momenti più alti della produzione inglese. Centrale è anche la stagione del Free Cinema (1956-1960) rappresentata da titoli come Saturday Night and Sunday Morning diretto Karel Reisz, definito dal Dizionario Morandini «un ottimo film sulla classe operaia inglese, sociologicamente e politicamente azzeccato». Non mancano opere di rottura come If…. di Lindsay Anderson, manifesto di ribellione giovanile, uscito in Italia nel 1968 con circa 10 minuti tagliati col divieto ai minori di 14 anni, né film simbolo di un’identità nazionale più ampia e condivisa, come Chariots of Fire di Hugh Hudson. Il viaggio di Giuseppe Borrone continua con la contemporaneità con opere iconiche come Trainspotting del 1996 il cult di Danny Boyle, che racconta una nuova Inghilterra, inquieta e globalizzata.
Ampio spazio è dedicato anche ai grandi autori che hanno reso il cinema inglese un punto di riferimento internazionale: da Alfred Hitchcock, di cui vengono valorizzati gli esordi britannici, fino ai maestri del realismo sociale come Ken Loach e Mike Leigh. Accanto a loro, registi capaci di dialogare con il mercato globale come Ridley Scott, Alan Parker e Stephen Frears.
Giuseppe Borrone con il suo linguaggio chiaro costruisce un racconto che va oltre il cinema, restituendo anche il contesto sociale e culturale della Gran Bretagna nelle diverse epoche. Temi come il conflitto di classe, l’identità nazionale, l’ironia e la capacità di rinnovamento emergono come fili conduttori di una cinematografia complessa e affascinante.