Sotto Napoli scorre un fiume che non si vede più. Un fiume cancellato, interrato, dimenticato, eppure ancora capace di riemergere sotto forma di allagamenti, memorie e colpe irrisolte. È da questa ferita nascosta che prende forma “Il Fiume Scomparso” di Vittorio Del Tufo (Castelvecchi, 2025), un romanzo che intreccia giallo, storia urbana e riflessione ambientale, trasformando il sottosuolo della città in un vero e proprio archivio del rimosso.

Vice direttore de Il Mattino, Del Tufo mette al servizio della narrativa la sua profonda conoscenza della città, della sua storia passata e della sua storia recente.
Con “Il fiume scomparso” De Tufo intesse una fitta narrazione, attraversata da molti fili: architetti visionari e politici ambigui, affaristi senza scrupoli e funzionari comunali che si occupano del sottosuoli, aristocratici stranieri affascinati dall’esoterismo, giornalisti e geologi chiamati a decifrare ciò che la città ha sepolto.
Al centro dell’azione ci sono Liam, un cronista incaricato di indagare su misteriosi allagamenti che colpiscono Napoli, Viola, giovane geologa perseguitata da un amore mai risolto e Carlo, vecchio geologo rimasto cieco in un attentato avvenuto oltre trent’anni prima, punito per la sua incorruttibile intransigenza. Un personaggio, quest’ultimo, che l’Autore tratteggia con profondità rara, capace di reinventare la propria esistenza trasformando la cecità in una diversa forma di visione, fino a iscriversi a corsi di pittura, scultura e oreficeria per non vedenti.

Il Fiume scomparso è anche, dichiaratamente, un giallo. Un giallo teso, notturno, fatto di omicidi, complotti e verità da riportare alla luce. Un romanzo che, per ritmo e costruzione, obbliga il lettore a proseguire, pagina dopo pagina, come avrebbe voluto Stendhal. Ma qui l’enigma non è solo criminale: è urbano, storico, ambientale. Riguarda il modo in cui Napoli ha costruito se stessa cancellando parti importanti del proprio paesaggio naturale.
Nel libro Napoli di oggi dialoga con quella degli anni Ottanta, quando si decise la costruzione del Centro Direzionale, e anche con un passato ancora più remoto che affonda le sue radici nel fascismo, nella guerra e nelle ossessioni esoteriche di aristocratici stranieri affascinati dal mito del Sebeto, il fiume cantato da Pontano e scolpito da Fanzago nella splendida Fontana sul lungomare.
Il Sebeto, probabilmente in gran parte interrato già nel Trecento dopo il devastante terremoto e maremoto del 1343 descritto da Petrarca, riemerge nel romanzo come una presenza fantasmica. Antiche mappe testimoniano la sua vastità: quattro pozzi, distribuiti tra il Rione Luzzatti, Salita Cariati, via Foria e il ponte della Maddalena, attingevano alle sue acque. È proprio in quest’area, un tempo chiamata Sant’Anna alle Paludi, che sorgerà il Centro Direzionale, simbolo dell’architettura d’avanguardia degli anni Ottanta, progettato da Kenzō Tange, capace di proiettare Napoli in una modernità internazionale. Eppure, suggerisce Del Tufo, ogni gesto di modernizzazione porta con sé un prezzo tant’è che non tutti l’accolsero come un progresso.
Attraverso continui flashback, il romanzo restituisce le tensioni, le resistenze e le scelte opache che hanno accompagnato quella trasformazione, fino all’immagine di un “fiume scomparso”.

LA PRESENTAZIONE IL 24 GENNAIO ALLE 16.00 A POZZUOLI
Si apre con la presentazione del volume “Il Fiume scomparso” di Vittorio Del Tufo il nuovo anno culturale di “Pagine Libere” al Polo culturale di Palazzo Toledo (Via Pietro Ragnisco 29, Pozzuoli).
Sabato 24 gennaio alle 16.00 dopo i saluti istituzionali di Luigi Manzoni, sindaco di Pozzuoli e Mariasole La Rana, assessore alla Cultura del Comune di Pozzuoli, con l’introduzione di Anna Russolillo, architetto e progettista culturale interverranno Gianni Ambrosino, direttore VG21 e Federica Russolillo, presidente di LunariaA2. Le letture coordinate da Gea Palumbo saranno affidate alle Lectrices Chiara Garofalo, Giulia Palumbo, Sonia Gervasio e Anna Abbate. La traduzione in LIS sarà a cura di Linda Guastafierro. Seguirà un brindisi.
“Pagine Libere” è un progetto culturale del Comune di Pozzuoli in collaborazione con le associazioni del territorio finanziato dal Centro per il libro e la lettura del Ministero della Cultura (MiC).