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Mann. Il ministro Sangiuliano taglia il nastro rosso della sezione “Campania Romana”

Questo 3 aprile sembrava che stessimo celebrando la giornata della cultura della Campania. Il gotha della cultura era radunato sotto lo stesso tetto, quello del Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

240 opere fruibili in 2000 mq restituiti al pubblico. Il Ministro della Cultura Sangiuliano: «Qui ci sono le origini della nostra storia». Il Direttore Giulierini: «Un’impresa memorabile, realizzata grazie a fondi PON». In esposizione manufatti provenienti dalle città vesuviane, dall’area flegrea e dalla Campania interna. Focus anche sui siti del basso Lazio e su altri contesti dell’Italia meridionale

Posti in piedi nell’Auditorium del MANN dove il Ministro Gennaro Sangiuliano da veterano giornalista ha dato due grandi notizie: «Oggi avviamo un percorso di ampliamento del Mann che porterà uno dei musei archeologici più importanti al mondo a raddoppiare la sua presenza in città con una nuova sede a Palazzo Fuga», quindi Napoli avrà un MANN 2. Inoltre ha annunciato anche che aveva «appena firmato un decreto per 33 milioni di euro aggiuntivi al progetto di recupero di Palazzo Fuga». Quindi il Real Albergo dei Poveri, una delle più grandi costruzioni settecentesche d’Europa e il più grande palazzo monumentale di Napoli diventerà su idea del Ministro Sangiuliano il MANN 2. Il Ministro ha concluso il suo intervento dicendo che: «il valore della libertà, il valore dell’Occidente, lo si comprende molto bene in un luogo come questo , perché qui ci sono le origini della nostra storia. Nella civiltà greco-romana affondano le nostre radici ed è nostro compito salvaguardare e rendere fruibile a tutti questo patrimonio che ci ricorda la nostra eredità culturale».

Durante la conferenza stampa un momento emozionante è stato il lungo e caloroso applauso a Paolo Giulierini, ma non era un commiato, piuttosto un ringraziamento al lavoro svolto dal Direttore che aveva appena finito di dire che lo sforzo è stato immane ma ce l’abbiamo fatta.

Giulierini prima di passare la parola al Direttore generale dei Musei Massimo Osanna e alla curatrice Ordinaria della Federico II di Napoli Carmela Capadi ha concluso il suo intervento dicendo che «Dietro questo sforzo immane c’è un team straordinario, costituito da professionisti di livello assoluto, del Ministero, dalle Università e dalla sfera del privato, capaci di progettare e spendere fondi strutturali nonostante il Covid. Ci sono l’Europa e il MiC che, tramite i fondi PON (sette milioni di euro), hanno sostenuto un’impresa memorabile. C’è, soprattutto, l’orgoglio di una città che torna ad essere capitale dell’archeologia. E c’è, mi sia consentito, il mantenimento della promessa di questa dirigenza che, all’arrivo, aveva un museo in forte declino e chiuso per oltre la metà».

E alle 12:00 in punto c’è stato il taglio del nastro rosso del Ministro Sangiuliano che ha così inaugurato la sezione “Campania Romana” del MANN. É seguito il tour guidato dal Direttore Giulierini e dalla professoressa Capaldi riservato a giornalisti, esperti e autorità. Tra gli intervenuti il Rettore della Federico II di Napoli Matteo Lorito, il Soprintendente ABAP area metropolitana di Napoli Mariano Nuzzo, il Direttore del Parco Archeologico di Pompei Gabriel Zuchtriegel, il Direttore del Archeologico Nazionale di Reggio Calabria Carmelo Malacrino, il Responsabile del Museo Archeologico dei Campi Flegrei e di siti di Capri Pierfrancesco Talamo, la già Soprintendente Teresa Elena Cinquantaquattro, la già Direttrice del Museo Archeologico dell’Antica Capuae Valeria Sampaolo, e tanti altri.

Tour alla sezione Campania Romana. P.h. A.R.

Riapre dopo 50 anni la sezione “Campania Romana. Sculture e pitture da edifici pubblici” del Museo
Archeologico Nazionale di Napoli: 2000 mq di sale comprese negli spazi dell’ala occidentale, i cui ambienti storici non erano fruibili da oltre cinquant’anni (il MANN ha un’area espositiva di circa 15mila mq, che diventano quasi 28mila mq computando il Braccio Nuovo). Duecentoquaranta le opere esposte, una vera e propria summa dell’arte romana, che si espresse fertile in regione e nel Sud Italia.

Con la riapertura di questa sezione del Museo dedicata alla Campania sono stati restituiti non solo 2000 mq espositivi, con un tessuto architettonico di grande pregio di sapore neoclassico, ma ben 240 opere che fanno parte dei grandi rinvenimenti della storia della nostra Regione.

Le sale al piano terra dell’ala occidentale del MANN ospitano opere provenienti dai principali siti archeologici della regione, come Pompei, Ercolano, Cuma, Baia, Pozzuoli, Capua che fanno parte soprattutto dei grandi rinvenimenti della storia vesuviana, della storia flegrea e di altre aree della Campania. Un bellissimo viaggio lungo gli assi viari degli antichi centri romani della Campania, tra gli apparati decorativi degli edifici pubblici, come statue colossali ed epigrafi. 

Augusto. Ph. A.R.
Il ministro Sangiuliano. Ph. A.R.

La sezione Campania Romana del MANN, curata da Carmela Capaldi, docente di Archeologia classica all’Università degli Studi di Napoli Federico II, è stata allestita tenendo presente fisionomia e storia delle sale che, con le grandi colonne divisorie, le volte decorate e l’ampiezza degli spazi, rappresentano un’ulteriore fonte di suggestioni per il pubblico. «Abbiamo cercato le opere, le abbiamo selezionate, fatto un lavoro intenso di recupero filologico delle provenienze e concepito l’intero percorso – ha spiegato Capaldi – un percorso che illustra la storia della Campania in un particolare momento, quello della creazione della Regio I, un territorio che si salda senza soluzione di continuità con Roma e che è estremamente permeabile culturalmente. È stata una straordinaria occasione di formazione di nostri studenti che hanno imparato a conoscere le opere, ad apprezzarne il valore, affiancando allo studio teorico l’esperienza pratica estremamente importante».

Ministro Sangiuliano e curatrice Capaldi. P.h. A.R.
Claudio. Ph. A.R

Si tratta di spazi, al piano terra dell’allora Real Museo Borbonico, concepiti da Michele Arditi, nei primi decenni del XIX secolo, come sede prestigiosa del Museo delle Statue

Da non perdere durante la visita:

Portico XXX – Pozzuoli
Prometeo
Sarcofago a cassa in marmo bianco.
Vi è rappresentata la creazione dell’uomo da parte di Prometeo: questi è seduto, assorto, davanti al corpo
che giace in attesa dell’anima. Alla scena assistono numerose personificazioni e divinità.
Pozzuoli, dal mausoleo di Prometeo. Inizi del IV secolo d.C.


Personificazioni di città
Base in marmo bianco
Sulle quattro facce sono rappresentate le personificazioni delle città dell’Asia Minore danneggiate da un terremoto nel 17 d.C. La base doveva sostenere una statua onoraria dell’imperatore Tiberio. Pozzuoli, proprietà Migliaresi Secondo quarto I secolo d.C.


Portico XXX Pompei – Necropoli
Spettacoli nell’anfiteatro
Rilievo in marmo bianco.
Sono rappresentati tre momenti dei giochi offerti in vita dal defunto in toga al centro del primo registro. Pompei, Necropoli di Porta di Stabia, Tomba di Alleio Nigidio Maio.
70 d.C. ca.

SALA XXXII – Cuma
Il Gigante di Palazzo e la triade Capitolina
Nel corso degli scavi promossi a Cuma dal viceré don Ramiro Gusmán, duca di Medina de las Torres (1637-1644), fu rinvenuto il torso colossale di Giove seduto; trasportato a Palazzo Reale, fu esposto al pubblico nella piazza antistante per volontà del nuovo viceré, don Pietro Antonio di Aragona (1666-1672). La scultura, originariamente pertinente ad una figura seduta, fu scalpellata all’altezza del bacino per ottenere un corpo eretto, completato nella parte inferiore da una grande spoglia di aquila su cui poggiavano due stemmi, retti da braccia posticce. La sua gigantesca mole indicava il punto di confluenza, nel Largo di Palazzo, della salita di Santa Lucia, detta da allora “salita del Gigante” e della strada della Darsena, inaugurata da don Pedro nel 1688. La statua prese il nome di Giove Terminale e divenne testimone della gloria del viceré, le cui benemerenze erano elencate in un lungo testo celebrativo inciso sul trofeo. In realtà l’ampio ventre del Gigante fu ben presto trasformato in campo di affissione per formule di protesta contro il malgoverno spagnolo, prima, austriaco poi. Fregiata di banda tricolore e berretto frigio, la statua divenne il simbolo della repubblica giacobina del 1799. Durante il periodo napoleonico il Gigante fu ancora portavoce del malcontento popolare, questa volta contro re Giuseppe. L’adeguamento della nuova viabilità per la Darsena offrì l’occasione per tacitarlo. Nel 1807 la statua fu smontata, privata dei posticci seicenteschi e trasferita in quello che sarebbe diventato nel 1816 il Real Museo Borbonico. Qui trascorse in oblio più di un secolo, prima che con l’originaria consistenza potesse recuperare anche l’identità perduta. La tradizione antiquaria aveva attribuito la statua all’edificio inglobato in una Masseria nei pressi dell’area forense, per questo, detta del Gigante. Tra il 1938 ed il 1952 Amedeo Maiuri avviò la scoperta del foro di Cuma e mise in luce i resti di un grande tempio. Il recupero di due teste femminili, una di Giunone e l’altra di Minerva, associate al torso colossale, gli permise di ricomporre il gruppo cultuale capitolino e identificare il monumento con il Capitolium della città romana.

Giove. Ph. A.R.
Giove (particolare). Ph. A.R.
Giunone. Ph. A.R.


Giove Capitolino
Torso colossale in marmo bianco.
L’immagine del dio seduto in trono con lo scettro e il fascio di fulmini è conforme a quella di Giove Ottimo Massimo, la statua di culto del tempio sul Campidoglio a Roma.
I secolo d.C.

Giunone
Testa acrolitica in marmo bianco.
Con Giove e Minerva componeva la triade sacra venerata nel tempio maggiore di Cuma, sul modello del tempio capitolino a Roma. Solo la testa e gli arti erano in marmo; la parte rimanente del corpo era di legno dipinto o ricoperto di abiti. I secolo d.C.

Minerva
Testa acrolitica in marmo bianco.
La dea recava un elmo calcato sulla fronte da cui fuoriuscivano ai lati le bande di capelli. L’iconografia si rifà all’Atena di Eubulide (II secolo a.C.).

Diomede
Statua in marmo
L’eroe greco appare nudo con un mantello sulla spalla; doveva reggere il Palladio nella mano sinistra e nella destra la spada. Cuma, acropoli.
Prima metà II secolo d.C.

SALA XXXII – Baia
Inv. 153654 Afrodite cosiddetta Sosandra. Statua tipo Aspasia in marmo bianco. È stato proposto di riconoscervi la copia di un’opera di Calamide, scultore greco del V secolo a.C. Baia, Palazzo Imperiale, settore della Sosandra. Prima metà II secolo d.C.

SALA XXXIII – Pompei – Foro triangolare ed insula dei Teatri
Inv. 6011 Doriforo (portatore di lancia)
Statua in nudità eroica in marmo bianco. Un eroe, forse Achille o Teseo, avanza con la lancia sulla spalla sinistra; la scultura è una delle repliche migliori del capolavoro di Policleto (V secolo a.C.)
Pompei, Palestra Sannitica. II – I secolo a.C.


Marco Olconio Rufo
Statua loricata in marmo bianco con testa-ritratto M. Holconius Rufus è rappresentato in abito militare in uno schema affine alla statua del Marte Ultore dell’omonimo tempio di Roma.
Pompei, tra via Stabiana e via dell’Abbondanza. Inizi I secolo d.C. (corpo), metà I secolo d.C. (testa)

SALA XXXIV – Pompei – Tempio di Apollo e Tempio di Venere
Artemide saettante
Statua di bronzo, conservata solo nella parte superiore. La dea, figlia di Latona e sorella di Apollo, si accinge a tendere l’arco per scoccare la freccia. Pompei, tempio di Apollo. II secolo a.C.

Apollo saettante
Statua di bronzo
Il dio, nudo, dall’aspetto giovanile con lunghi capelli ondulati fermati sulla nuca e la testa cinta da una benda, tende l’arco per scoccare una freccia. Pompei, tempio di Apollo. II secolo a.C.

Lucerna bilicne
Lucerna in oro con due becchi e presa ad anello verticale.
Il corpo è a forma di coppa ed è decorato con un giro di foglie di loto e striature.
Pompei, Tempio di Venere. I sec. d.C .

SALA XXXVIII – Pompei – Foro – Tempio di Giove-Basilica

Edificio di Eumachia
Giove
Blocco con altorilievo in marmo bianco, rilavorato come torso di statua colossale. La figura nella sua interezza era seduta sul trono, seminuda col mantello e impugnava lo scettro e il fascio di fulmini, attributi qualificanti di Giove. Potrebbe trattarsi della statua di culto del tempio prima della sua trasformazione in Capitolium. Sul retro una figura maschile (Dioniso?) e un bambino appena sbozzati.
Pompei, Capitolium. Fine II- inizi I secolo a.C.

Sculture e pitture da edifici pubblici
Fregio dai Praedia di Giulia Felice

La vita quotidiana nel foro di Pompei
Il fregio dipinto, rinvenuto nell’atrio della casa di Giulia Felice, in via dell’Abbondanza a Pompei, mostra personaggi di età, sesso e ceto sociale diversi impegnati in varie attività in uno spazio all’aperto, che i portici colonnati e le statue equestri sullo sfondo fanno identificare con il foro. In spazi a volte delimitati da tendoni tesi tra le colonne venditori di scarpe, tessuti, vasellame in bronzo o utensili da lavoro, mostrano la loro merce ai clienti; fruttivendoli, panettieri e un cuoco offrono i loro prodotti nei pressi
del macellum, il mercato fisso, mentre uomini in toga leggono avvisi pubblici appesi alla base delle statue; in un altro settore si sta svolgendo la vendita all’asta di una schiava, e ancora sotto il colonnato un maestro tiene la sua lezione di lettura, mentre uno scolaro viene punito con frustate sul dorso.
La varietà delle scene, la diversa caratterizzazione dei personaggi, la provvisorietà delle installazioni di vendita restituiscono la vivacità di un giorno di mercato periodico, quale era quello che si svolgeva ogni nove giorni, le nundinae, poste sotto la protezione di Giove o di Mercurio, occasione di attività amministrative dei magistrati, di incontri e di festa.


SALA XXXIX – Pompei – Foro – Edifici di Culto Imperiale
Sacerdotessa detta Livia
Statua con testa-ritratto in marmo bianco.
La giovane ha il capo velato. L’abito solenne, l’infula, la corona e il contenitore per l’incenso la qualificano come sacerdotessa. Pompei, macellum. Terzo quarto I secolo d.C.
Giovane uomo detto Marcello
Statua con testa-ritratto in marmo bianco.
Il giovane è rappresentato, forse dopo la sua morte, coperto dal solo mantello; il volto mostra stringenti affinità con la cd. Livia. Pompei, macellum. Terzo quarto I secolo d.C.

PORTICO XXXV – Ercolano – Foro
Marco Nonio Balbo
Statua in marmo bianco
Il personaggio è onorato con un monumento equestre dagli abitanti di Ercolano per la sua munificenza.
Ercolano, area pubblica. Intorno al 20 a.C.

Marco Nonio Balbo
Statua in marmo bianco.
Il personaggio è onorato a Ercolano con un monumento equestre dagli abitanti della sua città natale, Nuceria. Ercolano, area pubblica. Intorno al 20 a.C.

SALA XLI – Ercolano – Teatro
Marco Nonio Balbo
Statua maschile in marmo.
La statua restituisce uno dei ritratti più noti di Nonio Balbo, patrono di Ercolano, il cui volto è
ancora oggi impresso nella volta del cunicolo in cui fu trovato. Ercolano, teatro. Inizi I secolo d.C.

Sala della Quadriga bronzea di Ercolano. Ph. A.R.


Un capolavoro ancora pieno di mistero: la quadriga di Ercolano
Rimasta per lungo tempo nei depositi del Museo, la Quadriga bronzea di Ercolano è oggi uno dei punti focali dell’allestimento della sezione Campania Romana. L’opera ha una storia enigmatica, legata al gran numero di frammenti in cui è stata ritrovata e alla confusione esistente nei più antichi rapporti di scavo, che, di fatto, ne hanno sempre ostacolato la ricostruzione e l’interpretazione.
La quadriga fu rinvenuta nel maggio del 1739, quando gli scavatori borbonici, procedendo per cunicoli in direzione dell’attuale Via Mare, si imbatterono, ad una distanza di circa 155 metri dal teatro, in un cavallo quasi intero e in numerosi frammenti di un carro bronzeo monumentale. Il rinvenimento proseguì con i recuperi verificatisi nelle successive esplorazioni borboniche del XVIII secolo; alla ripresa degli scavi, dopo l’unità d’Italia (1871-1872); e ancora nel secolo scorso (1932, 1961).
La localizzazione dei rinvenimenti conduce ad un’area cruciale dell’impianto urbano cui, per la presenza di numerosi edifici pubblici, può essere riconosciuta una vocazione forense. All’incrocio tra il Decumanus Maximus e il Cardo III superiore, il luogo di rinvenimento è compreso tra l’ingresso della Basilica Noniana e la fronte dell’Augusteum, spazio aperto e colonnato dedicato al culto degli imperatori che, in età claudia, aveva invaso il Decumanus Maximus con un chalcidicum (ambiente porticato) fiancheggiato da due archi quadrifronti. Proprio sulla sommità dell’arco quadrifronte occidentale, che si ergeva davanti alla Basilica Noniana e che nel corso dell’eruzione crollò su di essa, potrebbe aver trovato posto la nostra quadriga. Il cavallo bronzeo recuperato nel 1739 fu restaurato con un intervento che suscitò le critiche di
molti contemporanei (tra questi anche J. J. Winckelmann). Ad esso si deve la ricomposizione del “Cavallo Mazzocchi” (inv. n. 4904), così denominato per l’iscrizione fatta apporre sul suo basamento dal cardinale Alessio Simmaco Mazzocchi (1684-1771).

Testa di statua equestre. Ercolano Secondo quarto I sec. d.C. Ph. A.R.
Cavallo “Mazzocchi”. Statua Equestre Ph. A.R.
Foto sala quadriga verso il giardino Ph. A.R.


Dal “Cavallo Mazzocchi”, al centro dell’esposizione, gli archeologi moderni sono ripartiti per lo studio e la restituzione del monumento, combinando le indagini di tipo tradizionale con le più innovative tecnologie di rilevamento digitale e grafica 3D oggi a disposizione. Una tazza argentea rinvenuta a Boscoreale rappresenta la fonte iconografica più attendibile. La composizione originale, che prendeva a modello un monumento trionfale di età augustea collocato a Roma, era formata da un tiro a quattro cavalli e da un carro di forma semiovale su cui insisteva la statua del trionfatore. I cavalli erano disposti in posizione simmetrica a due a due e i loro baltei erano forse arricchiti da piccole figure commemorative di battaglie tra Romani e barbari; la cassa del carro, invece, era decorata da grandi figure bronzee applicate che, utilizzando tipi statuari di tradizione greca tardo-classica ed ellenistica, celebravano membri della famiglia imperiale giulio-claudia. La ricostruzione digitale della quadriga, presente in allestimento, è stata
realizzata dall’ISMed-Cnr.

Storia della Sezione Romana del MANN

La sezione Campania Romana, curata da Carmela Capaldi (docente di Archeologia classica presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II), è stata allestita tenendo presente fisionomia e storia delle sale che, con le grandi colonne divisorie, le volte decorate e l’ampiezza degli spazi, rappresentano un’ulteriore fonte di suggestioni per il pubblico: furono questi spazi, al piano terra dell’allora Real Museo Borbonico, a essere concepiti da Michele Arditi, nei primi decenni del XIX secolo, come sede prestigiosa del Museo delle Statue. In seguito due artisti, Giuseppe Abbate (1864) e Fausto Niccolini (1866-1870), furono incaricati di decorare gli ambienti.

Si è dovuto attendere il Novecento per una svolta nella
concezione museografica di questa sezione: a partire dagli anni Sessanta, il sistema espositivo concepito da Vittorio Spinazzola e Amedeo Maiuri è stato oggetto di un ripensamento: è divenuto centrale il tema del “contesto”, ovvero la provenienza delle opere. Questa linea programmatica è stata adottata per l’allestimento della collezione Farnese nell’ala orientale e ha motivato la ricollocazione della statua di Ferdinando I di Borbone come “Minerva pacifera” di Antonio Canova alla sommità dello scalone, al posto del “Gigante di Palazzo” (il busto colossale di Giove Capitolino da Cuma).

Questo è stato forse il gesto di più forte impatto ideologico e visivo nella riorganizzazione degli spazi del piano terra.
La sezione Campania Romana, che si apre ora nell’ala occidentale, prosegue nella ricostruzione del milieu di rinvenimento dei manufatti. Sono presentati (in molti casi per la prima volta) non solo le sculture marmoree e bronzee, ma anche i rivestimenti parietali, le epigrafi, gli elementi architettonici e di arredo che decoravano gli edifici pubblici e i monumenti funerari.
Le statue dei Dioscuri di Baia inaugurano il percorso, introducendo il primo segmento espositivo dedicato all’area flegrea (Baia, Cuma e Pozzuoli). Si continua, poi, con i reperti dal comparto vesuviano, incontrando prima Pompei con manufatti provenienti dall’area del Foro triangolare (tempio di Asclepio, Palestra Sannitica e teatro) e del foro civile (tempio di Apollo, tempio di Venere, Basilica, Macellum, Capitolium e Tempio della Fortuna).

Un focus ad hoc è dedicato non solo all’area del teatro di Ercolano, con la ricostruzione virtuale della celebre Quadriga (non collocabile con certezza, presumibilmente inserita tra foro e teatro), ma anche all’Augusteum, per il quale si riproduce la ipotetica collocazione originaria di sculture e affreschi; per la prima volta, infatti, è presentata al pubblico la sequenza completa delle decorazioni presenti nelle nicchie. Per quanto riguarda l’antica Stabiae, è presente in allestimento la replica dell’Afrodite Sosandra, messa a confronto con la scultura proveniente da Baia.
Da non perdere, nell’itinerario di visita, le sale dedicare all’anfiteatro e al teatro di Santa Maria Capua Vetere: l’allestimento segue il principio tematico scelto da Michele Arditi per il cosiddetto Gabinetto delle Veneri, adottando l’amore come fil rouge delle opere esposte (Afrodite, Adone, Ganimede e altre rappresentazioni delle passioni di Zeus).


Crediti Mann

Direttore MANN
Paolo Giulierini


Segreteria di Direzione
Patrizia Cilenti

Portavoce direzione
Francesca De Lucia


Ufficio Comunicazione
Antonella Carlo
con Caterina Serena Martucci

Direzione Amministrativa
Stefania Saviano


Ufficio gare e contratti
Luigi Di Caprio
con Alfonso Lopez


Ufficio ragioneria
Raffaele Traverso
Gennaro Acunzo
con Fabio Cecere, Annalisa Della Pietra, Corrado Lanna, Paolo Ursomanno.


Laboratorio di Restauro
Mariateresa Operetto
Ciro Palladino
Manuela Valentin
i
Pasquale Festinese, Ciro Spina
con Luigi Musella e Annamaria Scognamiglio.


Ufficio Tecnico
Amanda Piezzo
con Michela Conte, Giuseppe Ficarra, Vito Pasquale Grasso, Francesco Mereu, Marinella Parente, Raffaele Tralice.

Ufficio Conservatori
Laura Forte
Marialucia Giacco
Floriana Miele
Emanuela Santaniello
Giovanni Vastano
.

Ufficio Catalogo e Medagliere
Floriana Miele.

Ufficio Consegnatari
Elena Camerlingo, Giovanna Scarpati. Giovanna Stingone.

Biblioteca e Ufficio Museologia e documentazione storica
Andrea Milanese.


con Ruggiero Ferrajoli, Alessandro Gioia, Angela Luppino, Serena Venditto.
Archivio e Laboratorio fotografico
Laura Forte
con Anna Pizza
Servizi Educativi
Giovanni Vastano

con Miriam Capobianco, Annamaria Di Noia, Elisa Napolitano, Antonio Sacco, Angela Vocciante.

Ufficio Informatico
Giovanni Melillo.

Collaborazione scientifica
Paola Rubino de Ritis (già Museo Archeologico Nazionale di Napoli),
Valeria Sampaolo (già Museo Archeologico Nazionale di Napoli)

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Anna Russolillo
Napoletana, architetto specializzata in restauro dei monumenti alla Federico II di Napoli. Giornalista, collabora con il quotidiano “Il Roma”. Archeo e Archeologia Viva. Consulente della Regione Siciliana, Parco Archeologico di Himera, Solunto e Iato. Già consulente della Regione Campania, della Soprintendenza Architettonica di Napoli e della Diocesi di Pozzuoli. Ha master e attestati in archeologia e in archeologia subacquea. Già docente di scavo archeologico, rilievo archeologico e aerofotogrammetria. Subacquea con all’attivo numerosi master in archeologia subacquea. E’ fondatore e presidente dell' associazione Villaggio Letterario. Da sempre coinvolta per studio, per lavoro e per passione nel mondo del turismo, dell'arte e dell’archeologia, ama ideare, organizzare, coordinare e realizzare progetti ed eventi culturali, sociali, scientifici e turistici. La Campania e la Sicilia sono le sue due patrie. Questi i suoi siti: www.annarussolillo.it - www.villaggioletterario.it - www.marefest.it - www.trofeomaiorca.it - www.librofest.it - www.roccocoofest.it - www.nolimitswinediving.it
http://www.annarussolillo.it

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