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GIORNATA CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE, 104 I FEMMINICIDI DALL’INIZIO DELL’ANNO

È ORA DI EDUCARE, DECINE LE MANIFESTAZIONI SUL TERRITORIO

A volte quella gonna è troppo corta, a volte la maglia è troppo scollata, a volte troppo attillata. 3 donne su 4 sono uccise dai propri partner, spesso in una disperata escalation di soprusi. Queste donne diventano estensione di belve scatenate che si arrogano il diritto di praticare malsani atteggiamenti patriarcali. Una escalation del terrore in cui irretiscono quelle donne che dicono di amare, finendo, poi, per togliere loro la vita. Tutto comincia con quella volta in cui l’amica è troppo “aperta”, quindi non puoi frequentarla, poi perpetuano sul lavoro, motivo di disattenzione nei confronti del tuo “lui”, quel lui che sta rubando il tuo tempo. Ed ecco che arriva il primo schiaffo, ma poi si pente, in un disperatissimo climax ascendente. L’ascesa è violenta e spesso termina nel più tragico degli eventi: la morte, per mano del tuo uomo. 

Il 19 Luglio 2019 arriva il “Codice rosso”, la legge contro la violenza di genere che passa al Senato con 197 voti e 47 astensioni, nessun voto contrario. Una legge utile, per cui il termine “rosso”, evidenzia la celerità con cui la Polizia Giudiziaria, acquisita la notizia di reato, dovrebbe celermente notiziare il pubblico ministero anche in forma orale. Eppure spesso la donna è psicologicamente soggiogata, mentalmente confusa, fisicamente inerme e denunciare è, purtroppo, l’ultimo dei suoi pensieri.

Educare, informare, insegnare ai più giovani potrebbe essere la risposta a questa piaga che affligge la nostra società. Ciò è lo spirito con cui stamattina, presso l’Istituto Comprensivo Massimo Troisi di Napoli, nel quartiere Pianura, si sono tenute attività ludiche per non far passare inosservata la giornata contro la violenza di genere. I giovani alunni si sono cimentati nella realizzazione di lavoretti a tema ed hanno allietato i propri genitori con canti e balli. 

L’educazione scolastica, a supporto di quella familiare, potrebbe essere le risposte al problema, vanificando ogni altro tentativo di boicottare il futuro di una donna. Padri, mariti, fidanzati, compagni, sono persone che amano e poi uccidono, senza ritegno. Investire sull’educazione potrebbe mettere in luce delle problematiche familiari, altrimenti oscurate da un silenzio inatteso e macchiato dalla paura. 

La legge sul femminicidio, significa punizione, ma non prevenzione. Educare fin da piccoli al rispetto della persona, favorire attività educative ed alimentare la capacità di discernimento delle persone cui ci troviamo di fronte, potrebbero essere il modo per contribuire alla fine del malsano patriarcato, inaugurando un’era nuova, fondata sull’accettazione che “genere” non è sinonimo di oggetto né di castrazione dell’altrui identità.

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Martina Bruna Chiaiese
Nata a Napoli nel 1994. Fin da bambina è sensibile al mondo della cultura e della scrittura. Ha frequentato il Liceo Classico Antonio Genovesi grazie al quale matura un grande interesse per la lingua e la letteratura italiana e inglese. Si iscrive all’Università degli Studi di Napoli L’Orientale e nel 2017 consegue la laurea in Lingue, Lettere e Culture Comparate nelle lingue inglese e cinese. Attualmente frequenta il corso di Laurea Magistrale in Lingue e Civiltà Orientali approfondendo lo studio della lingua, la storia, l’archeologia e la letteratura cinese. In ambito giornalistico si occupa della coordinazione del quotidiano on-line L’Osservatorio Flegreo ed è direttore della testata QuiCampiFlegrei. La sua passione è lo sport.

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