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L’arcivescovo di Napoli scrive ai giornalisti. La lettera di monsignor Battaglia

Carissimi amici giornalisti,

in questi giorni caldi di inizio estate permettetemi di raggiungervi con queste poche parole per dirvi anzitutto il mio grazie. Grazie perché attraverso il vostro lavoro veniamo quotidianamente informati su ciò che accade intorno a noi, nella nostra città e nel mondo. Grazie perché non vi tirate indietro quando c’è da correre nei luoghi difficili, segnati dalla morte, dal pericolo, dalla difficoltà. E grazie soprattutto perché non vi girate dall’altra parte quando c’è da denunciare il marcio della nostra società, ovunque esso si trovi, mettendoci la faccia e pagando di persona se necessario, come accaduto ad esempio all’indimenticabile Giancarlo Siani.

Sapete, costretto alla permanenza in casa a causa del covid, ho potuto dedicare ancor più tempo a due letture: il Vangelo e i giornali. Karl Barth, il grande teologo protestante, lo raccomandava spesso quando affermava che un cristiano dovrebbe “tenere in una mano il Vangelo e nell’altra il giornale”.

In fondo sono entrambe notizie: la buona, bella, felice notizia dell’amore incondizionato di Dio per ogni creatura e le tante notizie degli accadimenti umani, degli eventi quotidiani che scandiscono il tempo della città degli uomini, spesso segnata anche da tragedie, da atti di un male incomprensibile, da orrori tali da destare una totale sfiducia nell’essere umano e nel suo futuro. La buona notizia del Vangelo però ci strappa via dal cuore il senso di sfiducia e ci invita ad accogliere la scala di colori di cui è composta la vita, senza radicalizzazioni malevole e soprattutto invitando a comprendere che il bene e il male, la gioia e la tristezza crescono l’una accanto all’altra, proprio come fa il grano con la zizzania. Proprio per questo bisogna evitare di correre il rischio di dimenticare il grano a furia di parlare solo della zizzania.

Cerco di spiegarmi meglio: lungi da me l’intenzione di invitarvi a parlare meno delle tante notizie brutte che ogni giorno si affacciano sul nostro presente, però con voi vorrei domandarmi se non sia il caso di dare più spazio alla cronaca “bianca” facendo conoscere ed esaltando il tanto bene e la tanta bellezza che c’è nel mondo, iniziando dalla nostra città.

In questi giorni al telefono ho ascoltato diversi educatori, parroci, religiose ma anche presidenti di cooperative e associazioni impegnate con grande spirito di servizio negli oratori estivi o nei campi scuola. Neanche questo caldo eccezionale è riuscito a fermare il loro entusiasmo e il loro donarsi senza riserve per il bene dei più piccoli, dei tanti figli di questa città, soprattutto di coloro a cui pochi pensano e rispetto a cui le istituzioni fanno ancora molta fatica a provvedere. Che pagina di cronaca bianca fatta di storie, sorrisi, volti, sudore, entusiasmo e speranza!

Che bello ascoltare la vicenda del piccolo Luigi, che dopo aver perso qualche mese fa la sua mamma, si è ritirato da ogni rapporto sociale chiudendosi in se stesso fino al giorno in cui, grazie all’insistenza del suo papà si è iscritto all’oratorio estivo tornando a sorridere, a divertirsi, condividendo le tante grida di gioia con i suoi coetanei ma anche qualche lacrima di dolore con gli educatori, liberando finalmente il cuore e dando sfogo alla sua sofferenza, unico modo per ritrovare la via della serenità e della speranza.

Che gioia poter parlare al telefono con Lina, che nonostante gli impegni della maturità non si è sottratta nell’aiutare l’equipe educativa di cui è membro nella preparazione del campo estivo, raggiungendo i suoi ragazzi nelle pause di studio e vivendo con trepidazione l’attesa di ascoltare ogni giorno il concerto delle loro urla divertite appena l’esame sarà concluso; nelle sue pause avrebbe potuto tuffarsi nel mare della nostra Napoli ma ha preferito immergersi nell’unico oceano sconfinato che bagna la nostra terra: il cuore dei bambini!

E tante altre storie e vicende potrebbero essere raccontate. Ogni giorno ascolto nei miei incontri tanti dolori, raccolgo molte lacrime, e accarezzo tanti volti segnati dalla sofferenza e dalla fatica. Un po’ come voi, amici giornalisti. E, un po’ come voi, spesso li condivido quando vado in giro o li racconto in qualche lettera. Ma in questi giorni di “esercizi spirituali” forzati ho fatto un proposito che vorrei condividervi: comunicare di più e meglio il tanto bene che c’è nella nostra città e nella nostra arcidiocesi, dandogli importanza, facendolo conoscere affinché si moltiplichi e si diffonda, sostenendo chi è sopraffatto dalle tante cattive notizie, dando coraggio a chi vorrebbe essere più solidale ma teme di ritrovarsi solo, spronando al bene coloro che si sono rassegnati al male perché convinti che esista solo quello.

Andiamo insieme, amici giornalisti, camminiamo per le strade della nostra città, per i suoi vicoli e le sue piazze, per le periferie geografiche e per quelle esistenziali e troveremo tanto materiale per i racconti di “cronaca bianca” e magari riposeremo il cuore troppo affaticato per le tristezze di cui viene a conoscenza ogni giorno. So bene infatti che il vostro lavoro non vi esenta dalla fatica di chi soffre nel vedere l’altro soffrire, di chi geme nel vedere la comunità sociale gemere sotto il peso del malaffare, della criminalità, della corruzione e dell’indifferenza.

Abbiamo tutti bisogno di racconti di luce, di storie di bellezza, di profezie del bene. E la nostra Napoli ne è piena. Se ne volete subito una prova non richiesta, basterebbe una passeggiata tra i tanti oratori estivi, che vi confermerebbe quanto vi dico in un batter d’occhio. E darebbe sollievo alla vostra penna e speranza ai vostri lettori.

Grazie amici giornalisti, grazie per quello che fate attraverso le pagine dei giornali, gli schermi delle televisioni, la rete internet con i tanti siti di informazione che contiene. Siate sempre più avversari dell’assurdo e profeti del significato, nemici di ogni male e amici fedeli di ogni bene!

Con gratitudine,

† don Mimmo

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Redazione
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