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INTERVISTA A MAURO ANTONIO DI VITO: IL COORDINATORE DELLA RICERCA CHE HA SPOSTATO LA DATA DELL’ERUZIONE DEL VESUVIO DEL 79 D.C.

Mauro Antonio Di Vito

Mauro Antonio Di Vito Primo ricercatore all’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia presso l’Osservatorio Vesuviano di Napoli, è il coordinatore della ricerca scientifica che ha cambiato la data dell’eruzione più famosa del mondo quella di Pompei, Ercolano, Stabiae e Oplontis.

Lo studio scientifico coordinato da Di Vito riscrive dunque la data del catastrofico evento, collocandola non in estate, come si è creduto per duemila anni, ma in autunno.

Fino ad ora infatti si era sempre pensato che l’eruzione fosse avvenuta nella notte tra il 24 e il 25 agosto del 79 d.C. per una famosa lettera scritta da Plinio il Giovane, testimone dell’eruzione, a Tacito.

Vesuvio e Pompei

Il team internazionale di ricercatori coordinato da Mauro Antonio Di Vito ha ricostruito le diverse fasi cronologiche dell’eruzione, arrivando alla conclusione che la data dell’evento è collocata due mesi più tardi.

Dubbi sulla data della catastrofica eruzione erano tanti ma oggi la Scienza ci dà la certezza che l’eruzione più famosa della storia non avvenne tra 24 e il 25 agosto bensì tra il 24 e il 25 ottobre del 79 d.C.

Da questa ricerca scaturisce che anche la data della morte di Plinio il Vecchio deve essere riscritta, visto che lo stesso Plinio il Giovane fa risalire la morte dello zio proprio durante l’eruzione del 79 d.C.

Siamo con il Dott. Mauro Antonio Di Vito e abbiamo il piacere di porgli qualche domanda su questa sensazionale scoperta.

Dott. Di Vito come nasce questa ricerca?

La ricerca è parte di un progetto dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia fortemente multidisciplinare denominato “Pianeta Dinamico”. Una parte di questo è stata dedicata allo studio delle grandi eruzioni esplosive. Io personalmente mi dedico allo studio delle eruzioni esplosive da alcuni decenni e con questo lavoro ho voluto “unire” intorno ad un tema molto importante, quello delle eruzioni pliniane, un folto gruppo di ricercatori che si è occupato di ricostruire l’evento a partire dall’analisi dei dati, per continuare con l’esatta sequenza degli eventi vulcanici, dalla camera magmatica, alle varie fasi dell’eruzione e dei fenomeni successivi e del loro impatto sul territorio fino a centinaia di chilometri dal vulcano. Non mancano analisi del contesto climatico in cui avvenne l’evento e quelli che sono, ancora oggi, i problemi aperti sullo studio di eventi simili.

Quale dato scientifico vi dà la certezza che si trattò dell’autunno e non dell’estate?

I dati scientifici sono numerosi e convergono tutti verso una data compresa tra fine ottobre e inizio novembre. In questo lavoro abbiamo solo sistematizzato i numerosi dati esistenti, provenienti da varie discipline. Il grosso del lavoro è chiaramente di tipo vulcanologico.

Ricordo che un’ ipotesi simile era già venuta fuori qualche anno fa con ritrovamenti archeologici ma evidentemente ora avete raccolto prove schiaccianti, quali sono?

Il nostro lavoro conferma pienamente le ipotesi precedenti e offre una sintesi di tutti gli indizi esistenti.

Lei si occupa di stratigrafia e della lettura dei depositi vulcanici. Ma che cos’è un deposito vulcanico e qual è la sua importanza nella datazione degli eventi?

Da anni mi occupo di stratigrafia dei depositi vulcanici. Si tratta di sequenze di strati di pomici, ceneri, bombe vulcaniche, eruttati e depositati durante le varie fasi delle eruzioni, sia effusive che esplosive. Nel caso dell’eruzione del 79 d.C. l’evento, avvenuto in soli due giorni, ha generato almeno 8 fasi esplosive principali che hanno generato depositi di lapilli, cenere, brecce, depositati sia vicino al vulcano che a grandi distanze, in funzione dei meccanismi eruttivi e di deposizione. Ovviamente la lettura delle sequenze vulcaniche avviene dal basso verso l’alto, seguendo la cronologia di deposizione e quindi la cronologia degli eventi. Questa cronologia questa volta abbiamo voluta leggerla con un approccio multidisciplinare, proprio per cogliere ogni particolare dell’eruzione.

Dallo studio dei depositi vulcanici, della letteratura storica e dallo studio dei ritrovamenti archeologici siete riusciti a dare al mondo la certezza scientifica che l’eruzione più famosa del mondo non sia avvenuta in estate ma in autunno. Crede che sia ora di introdurre, dopo anni di convegni e seminari, corsi universitari o specializzazioni in geo-archeologia?

Sono assolutamente d’accordo, io personalmente collaboro con numerosissimi archeologi in area campana proprio per contribuire allo studio di aree archeologiche in cui è necessario il contributo vulcanologico o geologico in generale. Ritendo però che la formazione comune e multidisciplinare potrà certamente contribuire a formare nuove figure professionali adeguate a studiare le evidenze geo-archeologiche del territorio italiano, tra le più ricche al mondo.

Ma veniamo all’attualità, ci preme sapere qual è lo stato attuale del Vesuvio e anche qual è lo stato attuale della caldera dei Campi Flegrei visto che ogni giorno qui nei Campi Flegrei ci sono scosse.

L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia segue con le sue reti di sorveglianza l’attività di questi e di altri vulcani italiani ed emette con cadenza settimanale o mensile, in funzione del loro stato, bollettini sui parametri monitorati e sul loro stato. I bollettini sono disponibili e scaricabili liberamente dal sito dell’INGV.

Come gli abitanti di queste zone possono interagire con queste realtà?

Le preoccupazioni maggiori, attualmente, derivano dalla sismicità, dalle deformazioni del suolo e dalla forte attività idrotermale dei Campi Flegrei, che hanno determinato la loro entrata in un livello giallo “di attenzione” fin dal 2012. I cittadini devono essere informati e formati opportunamente sullo stato dei vulcani e sull’attuazione di procedure per la mitigazione del rischio derivante da possibili eventi. In questo le istituzioni locali, regionali e nazionali svolgono un ruolo fondamentale e l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia è in continuo contatto con queste istituzioni.  Il cittadino deve conoscere sempre meglio il proprio territorio che ha tantissime peculiarità positive, ma che è stato anche caratterizzato dal rischio derivante dalla sua natura vulcanica.

Un pò di biografia di Mauro Antonio di Vito

La storia del Dottor Di Vito è alimentata dalla passione per la geologia. Fin da ragazzo è sempre stato un grande osservatore di rocce, di scavi e di tutto ciò che riguarda il suolo e il sottosuolo. La vulcanologia sembra sia arrivata un poco dopo, quando ha potuto studiare da vicino alcuni vulcani africani.

Mauro A. Di Vito ha iniziato poi a lavorare per la Protezione civile a Pozzuoli per studiare il fenomeno del bradisismo tra l’‘82 e ’84. Poi è approdato in Regione Campania e infine all’Osservatorio Vesuviano, la sezione di Napoli dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, dove da decenni si dedicar alle sue due grandi passioni.

Collabora con la Soprintendenza archeologica di Napoli e di Caserta, con Centri di ricerca, come quelli di Torino e Pisa e con diversi dipartimenti di Università italiane tra cui: il Dipartimento di Scienze dell’Università di Roma Tre, con il Dipartimento di Scienze della Terra, dell’Ambiente e delle Risorse dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, con il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università Sapienza di Roma, con il Dipartimento di Matematica e Fisica della Seconda Università di Napoli.

A livello internazionale collabora con il Volcano Science Center della California e con l’Università olandese di Groningen con le quali porta avanti alcune ricerche sugli effetti di un’eruzione del Vesuvio di 4 mila anni fa, con ripercussioni su una comunità preistorica risalente all’Età del Bronzo Antico, stabilizzatasi sul territorio campano.

Autore di numerose pubblicazioni internazionali sulla geologia delle aree vulcaniche, sulla pericolosità e sull’impatto delle eruzioni, Mauro Antonio Di Vito si è concentrato, in particolare, sulla sequenza dei fenomeni vulcanici dell’area vesuviana e flegrea da dove ricava dati fondamentali che trovano utilizzo, tra l’altro, nell’ambito dei Piani d’emergenza dell’area vesuviana.

Tra le pubblicazioni troviamo quella relativa sulla prestigiosa rivista internazionale “Earth and Planetary Science Letters (Epsl)” dedicata alla sua ricerca relativa alla ricostruzione dell’impatto della deposizione dei prodotti dell’eruzione di una pliniana su un villaggio di venticinque capanne dell’Età del Bronzo Antico. Uno studio innovativo che ha visto, ancora una volta, una stretta sinergia tra Osservatorio Vesuviano e archeologia, con le Università di Torino e di Bari.

Per Mauro Di Vito “Studiare e valutare l’impatto di queste eruzioni aiuta a capire quali sono le aree a rischio e quali le difese da mettere in campo per contrastare tali fenomeni. Ma è utile, anche, a colmare un gap di conoscenza sulle popolazioni preesistenti all’eruzione, molto ben organizzate e capaci di riadattarsi alle mutate condizioni. Tutto è stato preservato dai depositi vulcanici di una delle eruzioni più intense del Vesuvio”.

Questa intervista riprende i temi di un mio articolo pubblicato sul quotidiano “Il Roma” a pag. 24 del 26 giugno 2022

Anna Russolillo
Napoletana, architetto specializzata in restauro dei monumenti alla Federico II di Napoli. Giornalista, collabora con il quotidiano “Il Roma”. Subacquea con all’attivo numerosi master in archeologia subacquea. E’ fondatore e presidente dell' associazione Villaggio Letterario. Da sempre coinvolta per studio, per lavoro e per passione nel mondo del turismo, dell'arte e dell’archeologia, ama ideare, organizzare, coordinare e realizzare progetti ed eventi culturali, sociali, scientifici e turistici. La Campania e la Sicilia sono le sue due patrie. Questi i suoi siti: www.annarussolillo.it - www.villaggioletterario.it - www.marefest.it - www.trofeomaiorca.it - www.librofest.it - www.roccocoofest.it - www.nolimitswinediving.it
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