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Mausolei romani in Campania: La Fescina

Al quarto miglio della via che oggi è chiamata Campana (in latino: Via Consularis Puteolis Capuam), che collegava il porto di Puteoli alla cittadina di Capua e da qui direttamente a Roma tramite la Via Appia, sorge il Comune di Quarto, il più grande cratere spento dei Campi Flegrei.
Al centro della conca una pietra miliare contrassegnava la distanza della via da Puteoli: “Ad Quartum lapidem Campaniae viae” parole che compaiono anche nello stemma civico.

Schizzo della pietra miliare “Ad Quartum lapidem Campaniae viae", da Quarto flegreo. Origini, vicende e documenti di Fulvio Uliano.
Schizzo della pietra miliare “Ad Quartum lapidem Campaniae viae”, da Quarto flegreo. Origini, vicende e documenti di Fulvio Uliano.

La strada, lunga ventuno miglia, partiva dal centro dell’antica Puteoli ed arrivava a Capua, attraversando i territori di Quarto, Marano, Giugliano e Aversa.
La consolare campana accrebbe l’importanza del territorio di Quarto il cui abitato sorgeva proprio al quarto miglio di questa via, da qui l’origine del toponimo.
La via fu spettatrice del passaggio di mercanti, schiavi, governatori ed eserciti ed anche di molti illustri uomini dell’antichità, infatti, per questa via fu trasportato il cadavere di Tiberio (37 d.C.) diretto a Roma dalla sua villa di Miseno e San Paolo, dopo un breve soggiorno a Puteoli, percorse questa via diretto a Roma.
A Quarto, in località Pantaleo, sulla via Brindisi, si trova una necropoli costituita da tre mausolei funerari, il più antico dei quali è il mausoleo detto la Fescina, per la cuspide a forma di cesto per la frutta capovolto (appunto fescina).
Un mausoleo è una tomba monumentale, generalmente costruita per custodire il corpo di una personaggio importante.
Il termine deriva dal re Mausolo di Caria, un re persiano che fece costruire la sua tomba, ultimata poi dalla moglie Artemisia nel 353 a.C.
Alfonso De Franciscis e Roberto Pane nel 1957 nel loro “Mausolei romani in Campania” nel trattare la Tomba di Virgilio e la Crypta Neapolitana (o Grotta di Posillipo o Grotta di Virgilio) scrivono:

“E’ interessante a tal proposito un esemplare poco noto che esiste oggi nella campagna fuori Pozzuoli (Quarto di Marano) ma che deve essere posto in rapporto con la via Campana, o con uno dei suoi diverticoli…”.

La “Fescina”, fu portata alla luce dal Gruppo Archeologico Napoletano che, il 30 novembre 1972, ottenne l’autorizzazione dalla Soprintendenza alle Antichità di Napoli e Caserta per iniziare una campagna di scavo.

Esterno del mausoleo a cuspide piramidale prima dello scavo del 1972, da "Gruppo Archeologico Napoletano".
Esterno del mausoleo a cuspide piramidale prima dello scavo del 1972, da “Gruppo Archeologico Napoletano”.

La necropoli, delimitata da una recinzione in opera reticolata, ospita tre mausolei funerari con vani ipogei, due recinti minori forse destinati a funzioni funerarie, un piccolo ambiente intonacato a pianta trapezoidale, forse una edicola e un triclinio per i pasti funebri.
La “Fescina” (I sec. a.C.), il più antico dei mausolei costruito in opus reticulatum, presenta una copertura a piramide a pianta esagonale montato su un basamento cilindrico.

La struttura ospita due ambienti sovrapposti:

  • L’ambiente più in basso, soggetto a frequenti allagamenti durante la stagione invernale, al quale si accede attraverso una piccola rampa di scale ed un ingresso ad arco posto sul retro del monumento al termine di un dromos coperto a volta contiene 11 nicchie a pianta semicircolare e tre letti per i banchetti funebri;
  • La camera superiore è un colombario a pianta con volta a botte composto da cinque nicchie. Vi si accede da un ingresso ad arco senza una rampa di accesso, probabilmente venivano utilizzate scale mobili in legno.

La copertura ha due camere di alleggerimento che avevano solo una funzione statica.

Sezione del Mausoleo a Cuspide da “Gruppo Archeologico Napoletano 1980”.

Degli altri due mausolei, rispettivamente a pianta quadrata e rettangolare, realizzati in opus reticulatum e in opus vittatum, sono visibili le strutture che corrispondono alla parte superiore della camera ipogea.

Ringrazio il giornalista Antonio Cangiano per aver messo a disposizione la sua foto per la copertina.

Bibliografia:
P. AMALFITANO (a cura di), I Campi Flegrei: un itinerario archeologico, Venezia 1990.
R. DI BONITO, Quarto, storia, tradizioni e immagini, Napoli 1985.
P. CAPUTO, M.R. PUGLIESE, La Via delle terme, Napoli 1997.
GRUPPO ARCHEOLOGICO NAPOLETANO, Quarto Flegreo: materiali per lo studio storico-archeologico del territorio flegreo, Napoli 1980.

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Anna Abbate
Archeologa, consulente informatica e web design freelance. Nata a Napoli, si occupa dal 1971 di Information Tecnology dopo essersi formata alla IBM come Analista Programmatore. Dopo una vita vissuta nel futuro ha conseguito la Laurea Magistrale in Archeologia presso l’Università degli Studi “Suor Orsola Benincasa”. Divide il suo tempo tra la passione per l’informatica e la ricerca storica. Con alcuni amici archeologi ed antropologi ha fondato nel 2011 il “Gruppo Archeologico Kyme”, associazione di promozione sociale, della quale attualmente è presidente, organizzando giornate di valorizzazione e promozione del patrimonio storico-archeologico e delle tradizioni dedicate soprattutto alle scuole. Si occupa, in particolare di Napoli e del territorio flegreo. Ha pubblicato i libri "Da Apicio... a Scapece (Valtrend Editore, 2017), "Biancomangiare... il Medioevo in tavola" (Valtrend Editore, 2018).

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